Brucia l'Avola calcistica, come Nerone fece con Roma

Lasciano tutti: presidente, ds Marletta e mister Zampollini


Domenica 2 settembre ad Avola si abbatte una tromba d’aria, durante il ritorno di coppa tra Avola e Rosolini, durata poco, si è attivato un effetto “tsunami”.Qualche articolo fa, proprio ad Avola parlammo di Concordia sportiva, di deriva. Ma è accaduto di più da quel giorno. Fatti nefasti che al cospetto di Dante Alighieri si sono create delle disuguaglianze fuori dal comune.

Girone B di Eccellenza, personaggi: Avola città, la quale a cospetto di una legge naturale che scrive sempre una fine ciclica del calcio riemerge, fra alghe e relitti. Capitani o Pirati. E’ di ieri pomeriggio la dichiarazione di dimissioni da parte del neo presidente aquilano, il signor Dionisi. Altri personaggi, in ordine di ruolo o apparizione, Antonio Marletta e poi Mauro Zampollini. Infine l’ultrà misterioso, ruolo da grande protagonista, secondo la storia, da Oscar.

Con noi ha parlato Antonio Marletta, i nostri telefoni e canali sono incandescenti, della serie “fiamme d’inferno” così iniziamo a narrare la storia: i tre s’incontrano, prima Antonio Marletta ha la forza, l’energia di convincere un tecnico come Mauro Zampollini, già questo è un gran momento da narrare, poi s’incontrano con il Dionisi, si narrano storie importanti nel calcio nazionale, quindi diventano una triade.

L’unione fa la forza, si determinano i ruoli e vengono divisi i copioni, ed iniziano a: reclutare uomini, anzi ragazzi quasi tutti seguaci calcistici di Peter Pan;nel frattempo c’è da dare vitto e alloggio, e da qui i primi segnali di disagio e difficoltà: nelle stive dell’Avola nulla esiste, tranne la volontà dei De Maria, che si ergono come nobili di principio ed accolgono nella loro area tutti, con pasti e accoglienza. C’è insofferenza nella triade, non c’è unione, sinergia, si iniziano a intravedere modi di non comune intento, azioni di stato da parte di Dionisi il presidente, il quale a detta del direttore sportivo Antonio Marletta invadono, occultano e ingannano le linee di conduzione.

Si parte dall’iscrizione: il presidente Dionisi dichiara che egli ha sollevato dal fallimento la società versando la quota di oltre 5000 euro, invece Antonio Marletta è pronto ed in grado di smentire Dionisi, rincarando: «La somma è stata data da terza persona, pronta a emettere altro contributo, è la prima bugia del signor Dionisi». Poi la vera crisi, il conflitto nasce dal fondo…economico e sui rimborsi che i giocatori o ciurma devono avere, i denari che permettono di muovere la nave calcistica. 

Scattano le ire e le accuse, a tal punto che arriva l’ammutinamento, e il tentativo di chiusura nella stiva di Antonio Marletta; urlano vendetta i calciatori, da Novello a Morale ed altri. C’è lo stato di abbandono e la ricerca delle scialuppe, ma Antonio Marletta non ci sta: «Mai taglieggiato i giocatori, ho documenti e prove, siamo al limite delle querele, da me passano solo risorse economiche fisiologiche, le quote dei tesserati totalmente dal presidente Dionisi. Morale? Egli ha un’accordo di 850 euro mensili, invece il signor Dionisi replica a Morale che dovrebbe averne 15000 annuali!!!».

«L’altra azione ridicola del signor Dionisi è il suo seguace, il capo ultrà, il nostro gps, controllore, amministratore degli incassi, il presidente non si interfacciava con noi, ma con il suo seguace!» Continua lo sfogo di Antonio Marletta: «E’ illogico che il signor Dionisi dichiari in giro che Mauro Zampollini è venuto ad Avola a lavorare gratis! Poteva invece dichiarare che le sue sacche invece di essere piene di denari erano solo vuote e piene di bugie». Che storia è venuta fuori… Siamo quasi alla fine, solo di questo personaggio, dobbiamo per forza di cose farvi partecipi di questa triade o trilogia.

Il narratore ha coraggio e si espone, prova a rubare un attimo da protagonista: allora lasciate l’Avola calcio? «Si - dichiara Antonio Marletta - anche Mauro Zampollini, domani saluteremo, ma prima, lasceremo in dote alcuni manoscritti del nostro viaggio e di atti che metteranno in chiaro la nostra trasparenza e non quella del signor Dionisi e sono pronto al confronto dei numeri con ogni singolo giocatore, non posso accettare le diffamazioni, l’Avola calcio non si può definire progetto speculativo».

Non è ancora finita la storia: l’Avola domenica 9 settembre non sarà un vascello con capitano e ciurma, ma forse un vascello fantasma.


Gian Paolo Montineri 07/09/2012
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