Marletta a GS.it: «Il calcio minore sta crollando»

Il presidente dell’Associazione allenatori Catania


Tanto da dire e raccontare, con Renato Marletta il calcio non ha segreti e nessuna porta è invalicabile. Dentro il calcio da una vita e continua a “dare vita” al calcio. Da pochi giorni è iniziato il corso per allenatori.

Positivi i primi sette giorni, una lezione tira l’altra, è la prima delle cinque settimane del Corso per Allenatori di Base – UEFA B. Iniziamo da questo, è come fare la spesa, fantomatico centro commerciale del calcio e tante cose, magari inutili o da lasciar perdere.

Che tipo di allenatore uscirà fuori da questo corso?

«Sai, talmente il calcio è cambiato che per assurdo deve tagliare dei ruoli. Oggi l’allenatore non è solo chi siede in panchina, è di più. Questo corso sta dando una formazione inglese, il manager che deve assorbire tutto il sistema di squadra e non solo, ma anche nozioni di psicologia. Vi sono 40 ex giocatori, tra cui Spinesi, Berti, Sparti, è una qualità importante, vengono o ancora stanno in campo».

Non approva il management di Pietro Lo Monaco a Catania e non lo nasconde. Ha una sua tesi: i rossazzurri hanno giocatori doppioni, e uno come Maxi Lopez deve giocare se si vuole fargli avere mercato. Poi è il giocatore che deve fare la differenza.

marlettaOggi il calcio, dalla Lega Pro a scendere, sta crollando e creando macerie, mucchi di macerie…

«È il momento di riflettere ed agire in fretta. Siamo alla catastrofe, si deve iniziare dalla testa quindi dalla Lega e dalle sue componenti, continuando così il calcio sparisce dalla cintola in giù. Però non sembra così per gli organi federali, prendono tempo e rischiano di perdere il calcio».

Scendiamo nei particolari, portandolo ai campionati che egli ama e conosce di più. Serie D ed Eccellenza. È crudele nella sua diagnosi.

«Dobbiamo fare un grande passo indietro, cioè il dilettantismo è tale perché vive nei rioni, nei comuni. È sociale, non si deve uccidere il sogno, ma neanche vivere d’incubi. Oggi mancano i passionali del calcio, quelli che sacrificavano tempo e famiglie, oggi la classe dirigente è impreparata, sono soggetti che paventano investimenti. Oggi la politica non offre garanzie, neanche strutturali, per questo il calcio dilettantistico ha bisogno di riavere la passione. La soluzione è la gente ed i giovani del proprio rione o comune a vestire le maglie, in questo modo, rivedremo la gente allo stadio. È inutile promettere somme ai calciatori o allenatori, tanto nel dilettantismo non vi è tutela giuridica, ed al massimo ottengono qualche spicciolo. Per questo si assiste a casi come l’Atletico Catania, i casi Leonzio e a dicembre vi è la seconda rata d’iscrizione. Aspettiamoci sorprese…negative in questo senso. Anche la Lega deve rivedere i criteri, rimettere in moto i premi per chi vince trofei e campionati, azzerare le iscrizioni con i meriti, rivedere i principi sui settori giovanili. Perché usare i fuori quota in questo modo è un errore fallimentare. Basti verificare che l’80% di chi esce dai fuori quota non trova squadra...»

Non abbiamo comprato nulla, siamo arrivati alla cassa con il carrello vuoto, ma ci siamo riempiti di passione per il calcio. Grazie Renato.

di Gian Paolo Montineri


Redazione Golsicilia 10/12/2011
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