Acireale, Marletta a GS.it: «Voglio fare calcio solo a determinate condizioni»

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La 30^giornata del campionato di Serie D ha decretato il secondo verdetto stagionale, ovvero la retrocessione matematica dell'Acireale in Eccellenza. Nel pomeriggio di ieri la compagine granata, composta ancora una volta prevalentemente dai ragazzi della Juniores, ha perso per 5-0 contro la Vibonese nel match disputato allo stadio "Luigi Razza" di Vibo Valentia. Tuttavia, nel fine settimana appena trascorso nell'ambiente acese il risultato maturato in terra calabra è passato in secondo piano perchè a fare discutere la tifoseria sono state le provvisorie dimissioni del neo direttore generale Renato Marletta, il quale nel pomeriggio di sabato ha reso nota l'intenzione di non voler proseguire la sua esperienza con l'Acireale Calcio dopo soli quattro giorni dal suo insediamento. Intervistato in esclusiva da Golsicilia.it, l'esperto dirigente catanese ha spiegato le motivazioni della sua decisione specificando la sua attuale posizione nei confronti della società granata.

Direttore, la sua esperienza ad Acireale come direttore generale è durata solo quattro giorni perchè sabato pomeriggio ha rassegnato le proprie dimissioni. Cosa è successo?

«Voglio dire prima di ogni cosa che al presidente Palella avevo posto certe condizioni, le quali in prima battuta non ha rispettato o per sua leggerezza o perchè non mi conosce. Ci tengo inoltre a precisare che in questo momento le mie non sono delle dimissioni ufficiali perchè resto a disposizione della società acese qualora ci fossero le condizioni che ho posto al mio insediamento. La prima condizione è che tutto quello che è successo prima di me, non mi appartiene poichè sono cose che riguardano la proprietà del club. La seconda condizione è che la restante parte di campionato venga onorata anche con la formazione Juniores perchè l'Acireale Calcio non si può permettere di chiudere la stagione in modo indegno. In seguito devo andare a verificare le condizioni finanziarie ed amministrative della società perchè senza una verifica dei vari documenti non si può gestire e neppure programmare per il futuro. Nei giorni in cui sono stato ad Acireale non ho avuto modo di vedere neppure una carta, dato che come è noto nelle ultime settimane molti dirigenti si sono dimessi e nessuno mi ha dato l'opportunità di avere in mano i vari documenti. I precedenti sono tutti a sfavore di Palella visto tutto quello che si è detto sul suo conto, ma personalmente non ascolto le chiacchere della gente e preferisco toccare con mano le varie situazioni. Posso comunque comprendere Palella perchè, essendo nuovo nell'ambiente calcistico, si è lasciato trasportare da facili entusiasmi promettendo grandi cose. In questo momento nel mondo del calcio le promesse fatte, devono essere mantenute e di conseguenza di ciò si è scatenato il malumore dei calciatori e le contestazioni dell'intera città. Ho consigliato a Palella di farsi da parte se non è in grado di mantenere la società, ma lui non mi ha dato risposta dicendomi che se ha chiamato me aveva l'intenzione di proseguire. Ma le chiacchere sono una cosa, mentre i fatti sono altri. Ribadisco che se l'Acireale Calcio chiude dignitosamente il campionato, a maggio si può ricominciare con due opportunità: ripartire dall'Eccellenza con le dovute condizioni oppure in un'ipotesi di "rimescolamento dei campionati" ci può essere la possibilità di essere ripescati in Serie D. Dipende solo dalla volontà di Palella che, da gennaio ad ora non ha mantenuto le sue promesse».

Nei giorni trascorsi nelle vesti di direttore generale che situazione ha trovato?

«Non ho avuto la possibilità di poter svolgere il mio lavoro perchè al mio arrivo non c'era nessun dirigente a cui potermi rivolgere riguardo i vari documenti, in sintesi non c'è stato un vero passaggio di consegne fra me e chi mi ha preceduto. Ho solo avuto i documenti riguardo i calciatori della Juniores da poter schierare in campo da due dirigenti del settore giovanile. Sui calciatori della prima squadra non ho ricevuto nulla e non conoscendo il passato, non posso permettermi ne di sindacare ne di giudicare».

Cosa l'aveva convinta ad accettare l'offerta della società acese quasi una settimana fa?

«Se parliamo di Acireale, con tutto il rispetto per le altre piazze, parliamo di una società dal blasone antico. Sono un uomo di calcio ed ho accettato, ma in questo specifico momento non si può parlare di programmi perchè prima bisogna chiudere il campionato e poi in base a delle precise condizioni economiche si può iniziare a pensare al futuro. Altrimenti si azzera tutto perchè non è detto che l'Acireale debba ripartire per forza con Palella. Azzerando tutto si può sempre ripartire dai campionati inferiori oppure portare un titolo sportivo ad Acireale. Le soluzioni possono essere tante».

Quali erano i suoi programmi per riorganizzare la società?

«Nel momento attuale ci sono due tipi di calcio: uno si gioca in campo ed un'altro si gioca dietro la scrivania. Attualmente Acireale ha bisogno del calcio che si gioca dietro la scrivania, però, bisogna avere la consapevolezza che tutto passa dall'economia e se io non ho dei documenti in mano come il bilancio preventivo non si può fare nulla perchè bisogna andare a verificare la situazione debitoria: i debiti verso la federazione e quelli verso i fornitori. Prima di ogni cosa, devo capire dove vuole andare a parare la società. Dico comunque che senza le liberatorie dei tesserati non si ripartire».

Intervistato da noi la scorsa settimana, il presidente Palella aveva affermato che lei era l'uomo adatto per gestire al meglio la situazione delicata dell'Acireale Calcio...

«Sicuramente le sue parole mi hanno fatto piacere, per quanto mi riguarda svolgo il mio lavoro con impegno e professionalità poi ovviamente le valutazioni sono personali: c'è a chi sto simpatico ed a chi sto antipatico. Io per prima cosa voglio la chiarezza: "meglio una brutta bugia che una falsa verità", anche perchè le bugie hanno le gambe corte e tutti i nodi primo o poi vengono al pettine. Mi permetto comunque di spezzare una lancia a favore di Palella perchè le colpe dell'attuale situazione dell'Acireale Calcio non sono solo sue. Probabilmente chi lo ha preceduto non ha seminato bene perchè quando Palella è entrato in società si è trovato con un giocattolo molto più grande lui, dove non sapeva come agire e così si è lasciato andare a facili entusiasmi facendo grandi promesse come ad esempio l'arrivo di Suazo, leggende metropolitane che viste dall'esterno facevano ridere».

Come sa, nelle ultime settimane l'ambiente acese ha chiesto apertamente le dimissioni di Palella. A suo modo di vedere cosa può fare il presidente per riconquistare la sua credibilità fra i tifosi di fede granata?

«Lui si deve guardare allo specchio, verificare le sue risolse e stabilire cosa vuole fare. Se Palella ha la possiblità economica di poter azzerare tutto deve farlo. Se non ha questa possibilità deve dirlo alla città perchè non può prendere in giro nessuno visti i precedenti che parlano tutti a suo sfavore. Si può fare un campionato anche con una squadra piena di giovani, ma bisogna essere chiari con la città e con tutto l'ambiente».

Ci sono i margini per un suo ripensamento?

«Dimettersi è una cosa, ma nel mio caso non ci sono semplicemente le condizioni. Io ho preso un impegno e ribadisco a tutti che io voglio essere messo in condizione di poter chiudere il campionato perchè questo è il primo passo per proseguire con l'Acireale, dopodichè si va a verificare la situazione debitoria e se ci sono le possibilità si azzera tutto. Oppure se c'è un imprenditore acese che vuole il bene dell'Acireale si può avvicinare e trattare con la proprietà».

Sempre nella scorsa settimana è stato nominato il tecnico che guiderà l'Acireale nella prossima stagione, con la scelta che è ricaduta sul giovane Massimo Scrivano. Con l'allenatore acese avevate già parlato su come costruire la squadra del prossimo anno?

«Scrivano è stato un mio calciatore ai tempi della Leonzio, mi conosce e sa come lavoro. In questo momento se si parla di questioni tecniche significherebbe prendere in giro noi stessi. Prima di parlare di progetti bisogna iscrivere la squadra al campionato. Prima di parlare di nuovi calciatori, bisogna verificare le risolse economiche disponibili perchè sono abituato che prima di fare un passo, bisogna verificare dove arriva la gamba. Se non c'è una società alle spalle non si può costruire un organico di calciatori. Attualmente, non avendo firmato nessun contratto non sono un tesserato dell'Acireale, con cui c'è stato comunque un accordo sulla parola».

Lei oltre ad essere un dirigente di lungo corso è presidente provinciale dell'AIAC (Associazione italiana allenatori calcio). Di cosa si occupa quest'associazione?

«Noi come AIAC gestiamo gli interessi economici e morali degli allenatori di calcio della provincia di Catania. Organizziamo degli incontri periodici come di recente quando siamo stati ospiti del Calcio Catania a Torre del Grifo. Lunedì 15 aprile abbiamo il consiglio direttivo a Messina. Sono spesso impegnato a 360 gradi. Preciso comunque che nel caso in cui dovessi continuare la mia esperienza con l'Acireale Calcio, resterò presidente dell'AIAC poichè non c'è nessuna incompatibilità».

Nel panorama calcistico siciliano ci sono tante squadre in difficoltà economica. Quali sono i suoi personali rimedi a certe situazioni?

«Secondo me non è più accettabile che tutti gli aspetti economici ricadano solo su una persona. Bisogna instaurare la cultura dell'associazionismo nelle società calcistiche o quanto meno la cultura degli imprenditori. Chi pensa di arrichirsi con il calcio dilettantistico commette un grave errore. Il calcio dilettantisco può comunque garantire notorietà e può dare la possibilità di lavorare con i settori giovanili. In Serie D c'è la possibilità di stipulare dei piccoli contratti con i calciatori, mentre dall'Eccellenza in giù gli accordi sono solo verbali e spesso i calciatori si trovano in difficoltà. Ciò che sta accadendo ad Acireale, Paternò, Nissa, Ribera, ecc. è un campanello d'allarme per tutto il movimento. Ritornando al discorso dell'associazionismo, il tutto deve essere coordinato da una sola persona perchè in una società non possono esserci 3-4 teste a comandare. Ognuno deve fare il proprio ruolo ed in una società calcistica ci deve essere chi investe, e chi invece è chiamato a gestire».

Grazie per la disponibilità...

«Grazie a voi. Arrivederci».

 


Davide Sirna 08/04/2013
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