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Il dg del Milazzo, Mario Marino, ha concesso in esclusiva ai microfoni di Golsicilia.it un’intervista nel corso della quale ha parlato della retrocessione che potrebbe già diventare una certezza domenica, ma anche dell’assenza dei tifosi e della città, due condizioni che non hanno certamente aiutato una società in difficoltà. E sul futuro del Milazzo si addensano nubi sempre più nere…
Direttore, in caso di sconfitta contro il Vallèe d'Aoste arriverebbe la retrocessione matematica. Con che spirito affronterete questo match?
«Consapevoli di averci provato. Con la serenità di chi ha lavorato in modo dignitoso e professionale a cospetto di problemi societari che potevano far desistere, arrendere, chiunque. La proprietà (Pietro Lo Monaco) dopo aver ripreso il timone societario, nonostante i disastri tecnici-economici ereditati, ha voluto dare un segnale forte di rispetto e di onore al campionato e nel contempo dare spazio a dei ragazzi di buona qualità per valorizzazione e crescita».
Una stagione che per il Milazzo è stata anche molto sfortunata, con alcune partite che potevano prendere una piega diversa. Quali sono i rimpianti della dirigenza?
«No, nessun rimpianto, anche se l'elenco di partite andate male è lunghissimo. In alcuni casi meritavamo di vincere o quantomeno di non perdere, e potevano venir fuori risultati diversi e che sicuramente avrebbero accresciuto autostima e stimoli maggiori a questo gruppo giovane. Dal 31 gennaio, dopo la chiusura della sessione di mercato, questa squadra ha avuto una struttura diversa, giovane ma di qualità tecniche importanti. La squadra attuale, con l'aggiunta di Andrea D'Amico e Marco Cuomo (andati via a fine dicembre) sarebbe da zone altissime in questo girone. In ogni caso è un gruppo che merita rispetto a cominciare dal suo tecnico Francesco Tudisco e tutto il suo staff (Perrone e Manganaro). Gli applausi più belli sono arrivati sui campi esterni, come gli apprezzamenti tecnici dalle squadre e dai tecnici affrontati, anche questo vale tanto».
I tifosi vi hanno accusato di aver smantellato una squadra che, a detta loro, si sarebbe salvata tranquillamente. Se la sente di rispondere?
«I tifosi? Quali tifosi? Quei quattro o cinque che mi etichettano come "schiavo di Pietro Lo Monaco"? Da quando sono al Milazzo, abbiamo giocato sempre senza tifosi, con pochissimi spettatori neutrali, quasi a sentirci "ospiti non graditi", cosa che non ci ha aiutato, mentre l’aiuto serviva, specie per i giovani. Per gli avversari e per gli arbitri nessuna pressione, nessuna reazione vociante, per loro una serena trasferta al mare! E non vorrei dire del terreno di gioco... Un disastro e poi abbiamo sempre giocato con condizioni climatiche avverse e con campo allagato ed impraticabile».
Lei ha più volte detto che al termine del campionato la proprietà consegnerà il titolo sportivo al Comune. Ci sono novità in merito?
«Per pura onestà io non ho mai detto questo. Ho sempre rimarcato e ribadito che il mio compito era quello di condurre il campionato nei migliori dei modi, per regolarità, per professionalità, per educazione sportiva e che il resto era un compito spettante alla proprietà della società che ha capacità e idee chiarissime a tal proposito».
C'è la possibilità che, in caso di retrocessione in serie D, il titolo venga acquistato da qualche squadra siciliana?
«Pensiero che non mi pongo, è un compito che non mi appartiene».
A quanto ammontano, più o meno, i debiti della società mamertina?
«Ci sono debiti e contratti da onorare... Gli "acquirenti estivi" hanno distrutto una società, dilapidato un titolo sportivo che nelle ultime due stagioni era stato un fiore all'occhiello della Lega Pro, per regolarità amministrative e comportamenti generali. Hanno ammazzato il calcio a Milazzo e in tanti vi hanno partecipato».
Cosa vuole dire a quegli sportivi che temono la scomparsa del calcio a Milazzo?
«Che dovevano essere più attenti prima, di rispettare chi fa le cose con serietà, capacità e professionalità. Invece, mi pare che abbiano cavalcato dalla parte sbagliata e poi mi sono accorto, in questi mesi passati a Milazzo, di uno scadente cortile sportivo, specie nella lettura di certi giornaletti locali di puro diletto e a cura di persone di misera cultura calcistica e non solo…».
Il Milazzo è una squadra piena di giovani. Diamo un po’ uno sguardo a quelli che potrebbero ancora mettersi in mostra in futuro?
«Faccio fatica, vorrei nominarli tutti! Simonetti, Tesoniero, Maggio, Suriano, Urso, Giusti, Morina, Compagno, Alongi, Buzzanca, Salustri, Mancini... Ma il migliore in assoluto, soprattutto se continua a crescere come sta facendo qui, è Vito Migliore centrocampista centrale del 1995 e di proprietà del Palermo».
Diamo ora uno sguardo più in generale al campionato. Quali sono le squadre favorite per la promozione diretta? E chi arriverà ai play off?
«La squadra migliore che abbiamo affrontato è la Pro Patria. Il Savona contro di noi non ha dato nessuna impressione di forza particolare, abiamo subìto una sconfitta (con rigore per loro ed espulsione di Salustri) in terra ligure che è stata dura da digerire. Il Castiglione doveva perdere a Milazzo (1 - 1), il Bassano è un’ottima e solida squadra, il Venezia di domenica, con questo Godeas rinato, è pericoloso, il Renate ha un attacco formidabile (anche se facemmo 0-0 all'andata), lo aspettiamo nel dopo-Pasqua. Comunque sia è un girone bellissimo, qualcosa di speciale... A parte i costi delle trasferte, ma blasoni e società che la città di Milazzo stenterà moltissimo a rivedere sul proprio campo... Anche qui la città è stata assente».
Invece in fondo alla classifica, chi alla fine dovrà salutare la categoria? Chi invece potrà giocarsi tutto ai play out?
«Insieme al Milazzo! La differenza tra noi e squadre come Alessandria, Bellaria, Santarcangelo, Vallèe D'Aoste, Giacomense, Rimini, Fano e Casale è stata minima. Comunque per la definizione della classifica finale, è ancora tutto da vedere, tutto da giocare».