Sciacca: «A Mazara per conquistare i play off. Zeman il mio maestro»

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Al Mazara è arrivato, dopo la parentesi dell'ultimo anno al Marsala, mister Nicolò Sciacca. Classe '68, marsalese, ex centrocampista, tra le altre, del Trapani e in A del Foggia di Zeman. Da allenatore dopo le esperienze con la formazione Juniores del Trapani e con il Marsala in Serie D, è pronto a calarsi in questa nuova sfida nel campionato di Eccellenza. Golsicilia.it lo ha intervistato in esclusiva, tra gli argomenti trattati: l'esperienza al Marsala, il mercato e gli obiettivi del Mazara e gli insegnamenti di Zeman.

Mister partiamo subito dalla decisione di accettare l’offerta del Mazara. Cosa l’ha convinta del progetto dei canarini?

«Mi ha convinto la possibilità, dopo quattro anni che alleno tra Trapani e Marsala, di poter lavorare su un campo decente, possibilità che altrove non ho mai avuto. Questo è uno dei motivi principali oltre ovviamente al fatto che Mazara, in Eccellenza, è una piazza di tutto rispetto».

Siete attivissimi sul mercato. Gli arrivi di Montagna, La Commare ed Erbini sono significativi in tal senso. Cosa ne pensa dei tre giocatori in questione?

«La società mi sta accontentando, sono tre giocatori che ho richiesto personalmente perché li conosco. Speriamo di completare questo puzzle con altri giocatori di spessore e con giocatori già di proprietà del Mazara che hanno deciso di restare o che stanno cercando l’intesa economica».

A proposito di conferme: avete tenuto Lombardo in difesa, mentre è partito il bomber dello scorso torneo, Jimoh, direzione Monreale. In quali reparti state lavorando attualmente?

«L’obiettivo della società è quello di fare una squadra di giovani esperti, ma sicuramente di ottimo valore. Certamente non andremo a prendere le “star”, anche se qualche giocatore di buona personalità farebbe comodo.  L’obiettivo nostro è questo, poi è chiaro che comanda il mercato. Voglio una squadra con pochi “meno giovani” e molti giovani».

Quali sono i vostri obiettivi per la prossima stagione, ne ha già parlato con la società?

«Si, mi è stato chiesto di fare meglio della stagione precedente. Loro lo scorso anno si sono salvati, quest’anno punteremo alla zona play off. Noi chiaramente cercheremo di andare sempre in campo per vincere il maggior numero di partite. Non sempre quando si fa una squadra per vincere si riesce nell’intento, non sempre vince la più forte ma spesso ci riesce la più brava a sfruttare determinate situazioni. Ribadisco: se riusciremo ad allestire una squadra competitiva come desidero, punteremo certamente ai play off».

Come giudica la sua esperienza al Marsala?

«Tutte le esperienze sono positive bisogna vedere da che lato le si guarda. Se la guardo sotto l’aspetto del periodo in cui c’era serenità economica, al Marsala ero primo con una squadra che tutti davano per spacciata. Nel momento in cui i giocatori hanno preso coscienza che da gennaio in poi sarebbe stata dura percepire gli stipendi, è venuta meno la voglia di allenarsi e fare sacrifici, e nei risultati si è visto».

Da diversi anni si occupa di una scuola calcio, che lei stesso ha fondato a Marsala, ed ha allenato la Juniores del Trapani. Cosa significa per lei lavorare con i giovani?

«Il giovane ha sicuramente sempre qualcosa in più da poterti dare perché ha voglia di dimostrare, il giocatore esperto che da anni naviga in queste categorie avrà anche ambizioni ma il suo obiettivo principale resta lo stipendio. Con il giovane invece puoi lavorare di più perché si considera sempre di passaggio, perché ha la voglia di arrivare in una squadra migliore, in una squadra più forte.  Le motivazioni per me sono alla base e credo che i giovani in tal senso ne abbiamo molte in più di chi giovane non lo è».

Le hanno dato dello “Zemaniano” in passato, anche per via dei suoi trascorsi. Lei che tipo di allenatore si definisce?

«Avendo avuto un grande maestro come il boemo, ho preso da lui tutto quello che a me piace, poi non mi reputo uno “Zemaniano” a tutti gli effetti perché lo Zeman vero è quello che abbiamo visto nell’ultimo anno, al Pescara, quello che ha curato anche la fase difensiva. Alla fine sono sempre gli attori, i giocatori, che recitano la parte. Detto questo, qualsiasi accostamento al boemo per me è motivo di orgoglio perché lo reputo il più bravo che io abbia avuto nella mia carriera».


Vincenzo Martines 23/06/2012
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