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Come si è appreso dal sito ufficiale del Mazara Calcio, tramite un comunicato stampa, l'allenatore Giovanni Macera ha rassegnato, nella giornata di martedì di questa settimana, le proprie dimissioni. Filippo Cavataio è già stato chiamato per subentrare a Macera, come nuovo tecnico dei canarini. In esclusiva, intervistato dai microfoni di Golsicilia.it, l'ex tecnico dei mazaresi ci spiega meglio i motivi che lo hanno indotto all'esonero.
Signor Macera, perché si è arrivati a queste dimissioni?
«Per un fatto molto grave. Domenica è avvenuta, come si suol dire, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, pieno e stracolmo già dall'inizio. Io e i dirigenti ce l'abbiamo messa tutta, c'eravamo promessi l'impegno di salvare questo campionato. Domenica è avvenuto che alcuni nostri tifosi sono entrati in campo aizzando cori contro di me, cominciando, ad inizio partita e non a partita conclusa, a comportarsi così. E allora mi sono posto una domanda senza trovare risposta: "Perché i tifosi ce l'hanno con me, sebbene fino a quel momento la gente aveva capito che io non c'entravo nulla in tutta questa storia?". Mi stavo dannando l'anima per portare il Mazara alla salvezza. Sono arrivato così a questa decisione, che per certi versi potrebbe dare meno fastidio alla squadra, consentendole di rimanere un po' più tranquilla. Mi sono un po', come dire, caricato le responsabilità della figura di capro espiatorio di cui mi hanno rivestito. Il fatto strano è stato comunque che tutti questi tifosi ce l'avessero con me».
Come è stato il rapporto con la squadra?
«Un rapporto d'amore, siamo stati una famiglia, i ragazzi per me erano come dei figli, e hanno pianto a lungo quando all'ultimo ci siamo salutati, e in verità anche i dirigenti lo hanno fatto. È stato un qualcosa di veramente commovente. La bellezza del calcio consiste in questo, se da una parte ti riserva una sfida importante con tutte le delusioni, dall'altra ti permette di avere una conoscenza profonda di un gruppo, come se avessi passato con loro una vita intera, peggio di quella che si passa con dei figli, delle mogli, delle fidanzate».
Quand'è arrivata per la prima volta l'idea di dire basta, insomma di dimettersi dalla squadra?
«Domenica, anche perché ho fatto pure fatica a uscire con le mie gambe dal campo. Io volevo addirittura affrontare i tifosi stessi e chiedere loro spiegazioni. Fare capire loro che questo casino non l'ho creato io. La società, dopo aver già frantumato questa squadra, mi ha messo a disposizione pochissimi euro per una campagna acquisti. Inizialmente c'era una squadra abbastanza buona, e bisognava portare in rosa soltanto qualche innesto, erano questi gli accordi, di modo tale che in questi mesi si poteva puntare ai play-out. Invece, mi hanno completamente smantellato la squadra, mi avevano già domandato se volessi dimettermi, perché loro volevano finire, addirittura, il campionato con i soli allievi. I dirigenti, con i pochi euro che avevano, mi hanno chiesto di riuscire a mettere in campo una buona squadra, e io ho accettato, puntanto agli acquisti minimi e indispensabili. Tutta la città, anzi credo tutta l'Italia, sapeva di questa situazione. Quindi la mia domanda è: "Come mai una protesta contro di me?". Secondo me hanno fatto una sorta di complotto, guidato da qualcuno che ha visto in me un osso duro da combattere. Queste persone sono di Mazara, e non credano che io non volevo del bene a questa squadra, perché realmente ci tenevo».
Quali ricordi si porta via da questa esperienza?
«I ricordi di aver trovato grandi persone, grandi amicizie, affetti che porterò sempre con me. Anche questi tifosi, se non manovrati, per me rappresentano gente per bene. La Sicilia è una bella terra, una bella gente, e qui ho trovato una bell'accoglienza».
Che Mazara lascia, ora, a Filippo Cavataio?
«Noi abbiamo svolto l'ultima campagna acquisti prendendo gli "scarti" delle altre squadre, ovvero le loro terze e quarte linee. Una volta che i giocatori sono arrivati da noi, ho valutato le loro prestazioni; si tratta di buoni giocatori, ma le loro qualità vengono fuori soltanto attraverso il lavoro sul campo, e tramite gli errori che si fanno poi durante le partite. Io lascio una squadra che, potenzialmente, si può salvare attraverso i play-out, sebbene il potenziale in questo momento non sia venuto fuori. Faccio un esempio: Agnello, prima che io arrivassi al Mazara, era un giocatore nullo; adesso, è il miglior under di tutti i gironi della serie D, ve lo garantisco. Potenzialmente, dunque, i giocatori sono ancora buoni, ma per esprimersi al meglio devono fare esperienza sul campo e devono essere lavorati con allenamenti specifici, singoli e colletivi. Quindi Cavataio deve concentrarsi su questo, principalmente».
Abbiamo parlato del presente e del passato di Giovanni Macera. Il futuro quale sarà?
«Mi occupo anche di calcio giovanile, quindi di giovani leve e promesse, e svolgerò sempre questo tipo di attività, perché è qualcosa che mi piace tantissimo. Adesso lo farò con piu tempo a disposizione, e poi ho una bellissima scuola calcio di bambini, alla quale mi sono sempre dedicato, quando non faccio calcio con le prime squadre. Mi sono sempre dedicato a queste due cose. Aspetterò sicuramente tempi migliori, perché, considerando i precedenti, bisogna anche arrivare a vedere chi dirige una società. Chi dirige, talvolta, può fare dei danni che poi diventano irriparabili. Aspetto, dunque, qualche buon presidente, qualche buon progetto, e sarà questa l'occasione che potrebbe farmi saltare di categoria. L'allenatore, secondo me, viene "fatto" molto dai giocatori, perché il giocatore, attraverso la sua esperienza, vede passare tanti allenatori, e sa bene cosa sono io. È il giocatore che porta avanti il nome di Macera, rispetto a un presidente, a una società. Ecco perché l'esperienza di quest'anno la ritengo molto positiva, perché per questa squadra ho dato tutto ciò che potessi dare».
Qual è l'ultimo messaggio che vuole lasciare ai tifosi che hanno vissuto insieme a lei tante emozioni?
«Riguardo alle ultime vicissitudini, mi sono arrivati parecchi messaggi di stima e di ringraziamento. Quello che chiedo a questi tifosi è, innanzitutto, di avere una linea, e di portare avanti sempre il tifo per la propria squadra, anche se si sappia che la società si trovi in un momento di difficoltà. Un'altra cosa alquanto importante è riconoscere il progetto iniziale, dunque, se quest'ultimo sia falso o sia vero. Il tipo di progetto si riconosce in base alla serietà di chi lo dirige, da quanti soldi sono stati messi a disposizione, da chi è l'allenatore, e da come viene fatta la campagna acquisti. Io esorto i tifosi mazaresi a non cascare in queste "trappole", e loro già lo sanno perché abbiamo già parlato di questo, sono stato molto chiaro nei loro confronti. Invito loro a fare un'analisi più attenta in merito a certe dinamiche».
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