



Palermo-Spezia 1-1: le pagelle dei rosanero
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Dopopartita piuttosto atipico al "San Filippo" dopo un pareggio casalingo, seguito a una sconfitta pesante come quella di domenica scorsa, sempre in casa, ad opera del Foggia. Quella appena conclusa è stata la settimana del silenzio stampa imposto dalla società ai tesserati, e, soprattutto Vincenzo Lo Monaco, si lascia andare a mezz'ora di dichiarazioni che toccano diversi aspetti dell'impegno suo e del padre a Messina.
Il primo a parlare, però, è l'allenatore del Poggibonsi Marco Tosi, accompagnato in sala stampa da tutto lo staff dirigenziale toscano, in primis il presidente Antonello Pianigiani, stavolta molto più quieto del solito, malgrado il rigore subito nel primo tempo. «Oggi vado via contento - afferma il mister toscano - perché abbiamo strameritato questo risultato, che, devo ammettere, avevamo programmato mettendo la squadra in campo in modo da attendere il Messina per poi ripartire velocemente. Sapevamo che loro facevano fatica nella costruzione di gioco, e siamo rimasti compatti nel primo tempo, perché, nella ripresa, avevamo visto nei video che il Messina tendeva a calare fisicamente nei secondi 45'. Sul rigore non mi pronuncio, lo abbiamo subito e, anche nel secondo tempo, pur concedendo qualcosa, la partita l’abbiamo fatta sempre noi. Mi aspettavo anche qualche cambiamento, da parte loro, perché non hanno ancora trovato un assetto di squadra definitivo e devono inserire un giocatore come Guadalupi, più abituato a giocare in un centrocampo a 5. Noi siamo la squadra più giovane della Seconda Divisione, abbiamo iniziato a fari spenti e, malgrado abbiamo una ottima posizione in graduatoria, dobbiamo continuare con questo spirito, senza farci notare troppo, lavorando sempre sodo. Il Presidente mi ha chiamato ad allenare dei ragazzi, io vengo dalle giovanili, e sono grato alla società che mi consente di esprimermi con serenità». Tosi esprime anche un parere molto sincero sulla riforma dei campionati: «Quest’anno viviamo una stagione anomala che, devo ammetterlo, non mi piace. Le decisioni prese dal Palazzo penalizzeranno nove società che saranno retrocesse e, con la Serie C unica, ci saranno tantissimi allenatori e calciatori che resteranno a spasso. Ed io, che sono 6-7 anni che faccio la LegaaPro e vivo di calcio, penso al nostro futuro e ai tanti che resteremo disoccupati». Il mister livornese rievoca anche l’esperienza della passata stagione a Milazzo: «Io mi sono dimesso da Milazzo per motivi familiari, perché dovevo seguire la dolorosa malattia che poi ha portato mia madre alla morte. Detto ciò, voglio ovviamente precisare che ho avuto a che fare con personaggi che definisco solo brutti e che con il calcio non devono avere più nulla a che fare». Tosi conclude dicendo la sua anche sul Messina: «Non conosco tutti gli aspetti del lavoro quotidiano di catalano, e quindi non mi esprimo sulle motivazioni di questa carenza di risultati. Ma sicuramente il Messina ha dei calciatori in rosa di assoluto valore come Guadalupi, Corona, Chiaria, Ignoffo, Lasagna, e, una volta ritrovato il cosiddetto bandolo della matassa, saprà riconquistare posizioni di prestigio. Probabilmente, questi elementi di valore non si saranno calati nella realtà della categoria in cui ci vuole tantissima umiltà e spirito di squadra. Fermo restando che gente navigata nel calcio come Ferrigno, Lo Monaco o Catalano, non ha certo bisogno dei miei consigli».
Il capitano del Messina Giorgio Corona analizza la partita cercando di non farsi condizionare dal risultato: «Sono amareggiato per quel gol preso ancora una volta nei minuti finali, che ci ha impedito di cogliere una vittoria, tutto sommato meritata, soprattutto per l’impegno e per la prestazione. Oggi abbiamo anche corso tanto e con criterio, e anche mentalmente abbiamo dato tutto, come purtroppo non è capitato nelle ultime partite. Dobbiamo comunque accettare il risultato ed andare avanti. Adesso ci aspettano due partite difficili contro Chieti e Cosenza, ma, forse, in questo momento, è meglio incontrare squadre forti, perché, così, potremo dimostrare in campo il nostro valore. Ai tifosi che ci hanno sempre seguito dico che oggi non possono rimproverarci lo scarso impegno, ed i fischi della curva alla fine credo derivino soprattutto dalla delusione per la vittoria sfumata alla fine. Per il resto, come ho sempre detto, le critiche che vengono da chi non paga il biglietto e continua a parlare, non contano. In ogni modo, questo è il calcio e, come ci siamo presi gli applausi l’anno scorso, adesso ci prendiamo i fischi. Ma sono sicuro che, partendo dalla prestazione di oggi, lavorando ed impegnandoci anche al 110%, riusciremo a tirarci fuori da questa situazione, facendo leva soprattutto sul gruppo che c’è ed è coeso. Con il nuovo modulo, tra l’altro, abbiamo fatto più gioco a centrocampo, anche se, specie nel primo tempo, non abbiamo fatto verticalizzazioni, che, invece, si sono viste nella ripresa, creando diverse occasioni da gol, purtroppo non sfruttate».
Il direttore sportivo del Messina Fabrizio Ferrigno prova a dare le coordinate per uscire dalla crisi di risultati «L’unico rammarico per oggi è stato non aver chiuso la partita, per bravura anche dei loro difensori e del portiere. Abbiamo preso gol nell’unico tiro in porta degli avversari. Vogliamo e dobbiamo uscirne al più presto, con Catalano, perché si cambia l’allenatore solo quando i giocatori non lo seguono più, è disorganizzata e questo non è il nostro caso, soprattutto oggi che abbiamo visto una squadra bella, compatta, determinata. Dobbiamo partire da oggi, magari con più cattiveria sotto porta, perché prima o poi deve girare a favore nostro. Lo sappiamo perché abbiamo l’esperienza per sapere che, pur senza vincere il campionato, riusciremo a centrare l’obiettivo di entrare nelle prime otto. Noi sappiamo che ci sarà da soffrire, ma chiediamo l’aiuto da parte di tutti, perché solo mettendo assieme tutte le componenti per andare avanti». Ferrigno è anche soddisfatto della prova dei due argentini Scoponi e Piovi, oggi in campo dall’inizio e si sofferma anche su alcune voci riguardanti le formazioni schierate per rispettare la regola degli under: «Scoponi e Piovi hanno fatto una ottima prestazione, con il primo che ha chiesto di essere sostituito perché era alla prima partita e non ha ancora la giusta condizione. Riguardo agli under, è vero che oggi avevamo schierato tanti ragazzi, ma è solo una combinazione, perché noi, soprattutto in una piazza come Messina e con la situazione deficitaria di classifica attuale, non ci possiamo permettere di fare calcoli. Gioca solo chi è nella migliore condizione. Colgo anche l’occasione per sfatare un altro mito, molto in voga specie su internet, nelle discussioni tra tifosi: non sono io a fare la formazione del Messina, ma la responsabilità e le scelte sono tutte del tecnico, con il quale, come è naturale ed ovvio nel calcio, mi confronto anche perché vivo giornalmente la realtà del gruppo, dello spogliatoio e del campo». Ferrigno risponde anche sulla vastità e sulla composizione della rosa, uno dei motivi individuati da qualcuno per i risultati non ancora giunti: «Non siamo troppi – afferma Ferrigno- Oggi, ad esempio, se non avessimo avuto tante scelte, saremmo stati costretti a mettere in campo la Berretti. In ogni caso, noi siamo sempre vigili e pronti, a gennaio, a fare tutti quegli aggiustamenti che riterremo necessari per rinforzare la squadra. Intanto, credo che il modulo attuale, già provato dal mister durante il lavoro settimanale in questo inizio di stagione, sia quello più adatto per riprendere a correre, ed abbiamo fiducia piena in Catalano, tra l’altro un uomo che ci ha sempre messo la faccia e questo è stato molto apprezzato dalla società che, oggi, ha preferito che a parlare con voi fossimo il direttore sportivo, il capitano e il direttore generale».
Il direttore generale dell’ACR, Vincenzo Lo Monaco si sofferma sul valore della prestazione in campo, aldilà dei risultati: «Oggi siamo soddisfatti della reazione del gruppo, ma ovviamente, non del risultato, perché, in situazioni del genere, può capitare che si individui nel tecnico il capro espiatorio. Invece, le responsabilità sono di tutti, anche della società, che, comunque, da un anno e mezzo, sta mettendo tutto l’impegno per portare avanti un progetto di calcio a Messina e non si merita, secondo me, di essere criticata perché non manda via l’allenatore». Lo Monaco jr è un fiume in piena e si lascia andare ad uno sfogo sul modo in cui a Messina si vive la passione per la propria squadra: «Purtroppo, qui c’è gente che si permette di sindacare le scelte societarie senza nemmeno avere visto una partita, ma solo per sentito dire. E’ un malcostume che noi messinesi abbiamo e consiste principalmente nel lamentarsi senza nessun costrutto, ma soprattutto senza considerare e dimenticando totalmente quello che è stato il calcio in questa città negli ultimi 5 anni, i danni che ci sono stati e che noi stiamo provando a riparare, mettendoci soldi, impegno e risorse, senza avere appoggi concreti né dalla città né dai suoi politici o amministratori. Ieri, ad esempio, ho visto la conferenza stampa del sindaco e della giunta comunale, e devo dire che mi è pesato sentire dire che loro aspettano la società. Loro, invece, sanno benissimo che noi gli abbiamo presentato un progetto, stilato da tecnici specializzati, per le aree dello stadio, chiedendo la concessione per 99 anni, come, tra l’altro, già avvenuto a Cesena, o a Udine. Concessione – precisa Lo Monaco – che non sarebbe data alla proprietà del Messina, ma alla società e, quindi, garantirebbe continuità di gestione e, soprattutto, consentirebbe di avere una struttura in cui potere fare calcio in modo razionale, dando a tutte le nostre formazioni, dalla giovanile alla prima squadra, l’opportunità di utilizzare impianti funzionali e funzionanti. Sapete di cosa sono orgoglioso? – chiede il direttore generale ai giornalisti presenti – Di quei ragazzini che, qualche giorno fa, sono andati a Catania, a giocare e vincere sui loro campi bellissimi, mentre noi dobbiamo farli allenare in 120 su terreni di gioco che non voglio nemmeno definire». Il giovane dirigente peloritano non si trattiene e continua nel suo sfogo : «La verità è che, qui a Messina, la serie A e il settimo posto hanno fatto solo danno. Non hanno creato ricchezza, nessun indotto, nemmeno un campo dove fare allenare la prima squadra. Noi adesso siamo obbligati a sistemare a nostre spese il XXIV artiglieria, per poter avere un manto erboso adatto, degli spogliatoi e una struttura che ci consenta di svolgere con serenità il lavoro settimanale. Qui siamo tutti bravi a parlare, a criticare, ma poi, quando si tratta di impegnarsi per il Messina, ognuno guarda al proprio piccolo tornaconto o, addirittura, come ci è capitato di riscontrare in questo ultimo anno e mezzo, c’è anche chi ha pensato di sfruttare la nostra presenza per riesumare o inventare crediti nei confronti della società maturati durante le passate gestioni. Noi ci siamo trovati un milione di euro di situazione debitoria, e tanti messinesi che pensavano di avere trovato in noi la pentola da rompere per risolvere la propria situazione finanziaria. Siamo delusi per la risposta anche da parte delle istituzioni, con delle prescrizioni richieste a noi, a causa di una struttura come il nostro stadio, mentre, magari, ci sono piccoli campetti in questa categoria dove non esiste nulla di tutto ciò». Lo Monaco torna poi al campionato: «L’anno scorso, quando abbiamo perso a Cosenza, a dicembre, eravamo al terzo posto e, allora come oggi, sentivo le stesse lamentele in città. Oggi, con la prestazione e con l’animo dimostrato dai ragazzi, ho visto che ci tengono a questa maglia. E’ chiaro che, qui, non siamo in un ente pubblico, dove si deve timbrare il cartellino, ma si deve condividere il progetto in toto ed essere convinti della sua validità. Ad esempio, negli ultimi giorni, è andato via il nostro preparatore atletico, proprio perché non era convinto. Poco male, andiamo avanti e siamo convinti che riusciremo a riprenderci. Capisco anche che le delusioni degli ultimi anni non rendono facile avere fiducia, come quando, in un matrimonio, scopri che tua moglie ti tradisce ed è difficile continuare. Ma qui, senza la fiducia della piazza, tutto diventa arduo. Si parla del nulla, come quando in giro si sentono voci su nostri ritardi nel pagamento delle spettanze dei calciatori, cosa assurda, perché, con i controlli periodici della COVISOC, se ciò fosse, saremmo subito multati e penalizzati. Sappiamo che noi messinesi ragioniamo solo per la nostra convenienza, ma qui non si capisce che la collaborazione, l’impegno, il lavoro speso adesso per il Messina, se non avrà benefici immediati, li avrà sicuramente nel prossimo futuro, perché il progetto è valido e mirato per costruire le condizioni per creare vantaggi a tutta la città attorno al fenomeno calcio. Non è più il tempo dei mecenati o degli sceicchi nel calcio, ma si deve agire facendo scelte oculate adesso che, fino alla serie B, si mettono soldi solo a perdere. Ma noi proseguiremo nel nostro progetto, perché siamo convinti della sua validità».