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Credo che sia un predestinato o designato, non “disegnato…”. In questi anni di storie e bombe, ovvero poco più di 4 anni, mi sono divertito e appassionato al calcio, alle sue fantasmagoriche scene, personaggi, adepti e tutto il resto. Alla base di tutto c’è la passione, viscerale, potente ed irrazionale: fa soffrire e garantisce pochi attimi di gioia, che equivalgono a foto, gol e uomini, vestiti da calciatori ed archivio. Questa stagione calcistica già iniziata non è ancora solo cronaca della gara, allenamenti, commenti e schemi, ha ancora la voglia di sorprendere e quasi ammaliare e diventare sentimentale.
Una stagione sull’orlo delle tante crisi societarie, su una realtà precaria del tesserato, su un settore, quello dirigenziale, talmente pragmatico da autoingannarsi e decimare la fiducia in tutti e tutto. Però, come avevo scritto tempo fa, il calcio è in grado di degenerare, rigenerare e risorgere dalle proprie macerie, poiché è lo sport più amato dagli italiani e non. Una storia di una società che negli ultimi mesi stava per morire, con un’altra sempre viva, il periodo di Zeman, solo questo per scrivere Licata.
Prima di Noto-Licata, la società gialloblu è a due “galoppate” da casa mia, coincide anche il periodo di contatti e scambi di info al dir poco da “pizzini” con il ds del Licata Cammarata, aggiungo l’ingaggio di Nassi, al ritorno in campo dopo la squalifica di 13 mesi ed ecco perché mi ritrovo al posto giusto al momento giusto. Con me nella hall dell’albergo, tre persone e tre storie che si sono unite sotto l’effigie del Licata calcio, il tecnico Pietro Ruisi, il ds Cammarata ed il giocatore Maurizio Nassi.
Mi sento dentro una storia che ha già il copione, le immagini, le scenografie, ma mancano i dialoghi, le parole, le espressioni e le impressioni emotive. Vi anticipo che il progetto Equipe Sicilia segue una linea ben definita, serve a tenere in vita atletica e di visibilità calciatori che sono in cerca di contratti lavorativi sportivi, perché il calciatore fa di questo sport la sua attività di mantenimento economico.
E’ Pietro Ruisi ad aprire il copione: «Quest’anno il progetto Equipe Sicilia è diventato una squadra, le anticipo che diventerà mediaticamente un documentario, è stato superato il confine del solo aspetto della promozione e del mantenimento dei tanti atleti disoccupati - continua il tecnico -: l’amore per il calcio è renderci utili ai calciatori, come Nassi ed altri, il nostro compito era di tenere caldi i muscoli e la mente dei calciatori, nessun introito per noi».
Altro spartito di copione con il ds del Licata Cammarata, dico io finalmente fisicamente vero e non un personaggio invisibile; ridendo, con una premessa, riguardo a due comunità, Licata e Gela, che fanno del filtro di comunicazione che avviene, devo dire non sempre produttivo, ma facciamo un passo indietro di pochi mesi, al campionato finito in modo estremo, senza ossigeno e alla quasi sparizione: «Una locuzione, MIRACOLO SPORTIVO nei due casi, poiché la stagione scorsa gli obiettivi si sono diradati assieme alla quantità di dirigenti che avevano dato la loro adesione, l'annata si è conclusa con soli tre. Poi una serie di contatti che non hanno portato a nulla, con Semprevivo a sfidarmi nei giorni caldi di Agosto, ed eccoci con il progetto Licata da laboratorio, ma con la concezione di società di calcio». Interviene mister Ruisi: «E' giusto evidenziare che la società è in fase di miglioramento, siamo in difficoltà ed ai giocatori è stato detto che sono tutti in possesso della 108, ma la scelta di Licata è molto affettiva, io ho cresciuto due figli». Ruisi e Licata - ribatto subito - assieme anche senza risultati positivi per tutta la stagione? «Assolutamente no - Ruisi è chiaro - se dovessero cambiare le linee tracciate ad oggi, mi tiro fuori, ho raggiunto l’età della pensione, quindi nessun condizionamento».
Botta e risposta, con Cammarata che rafforza la passione per il calcio e per il Licata. Apro la questione Federazione, se sta dando aiuti, o ne sta solo assumendo benefici d’immagine, se i contratti dei giocatori superano i parametri, con le classiche bufale tradotte in vertenze. Così il ds: «Ai giocatori sono stati esposti le linee, non siamo in grado di andare oltre, anzi. Il Licata è in difficoltà, stiamo affrontando la realtà con coerenza, a livelli di Federazione dico solo questo: che non c’è nessun gruppo bancario in Sicilia convenzionato con il micro credito, noi dipendiamo da Roma, la serie D è vicina ai grandi costi del calcio, ma lontana dai profitti che il calcio professionistico produce».
Nassi ha ascoltato con grande interesse, così introduciamo la storia di un uomo che ha dovuto subire un torto giuridico e ha tanto da dire della sua storia, finito nel calderone di coloro che dovevano per forza accusare, ma che realmente non sapendo nulla ha pagato perché era al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma una cosa sia chiara: Maurizio Nassi è in gran forma. Egli parte proprio dal suo stato di salute psicofisica: «Spesso mi sono sentito dire che… forse mi hanno scambiato con mio fratello. In questo periodo particolare della mia vita da atleta ed uomo sono stato messo a dura prova, la mia reazione iniziale alla squalifica è stato il rigetto, quasi lo spegnimento della passione e del sentimento che in modo naturale dall’infanzia mi ha legato al calcio, ho avuto il rifiuto di vedere e leggere di calcio, mi ritrovo implicato in una situazione a me sconosciuta dove la base della giustizia sportiva è legata alla parola e non a fatti, cioè prove, totalmente opposta alla giustizia ordinaria - continua Nassi - il tempo da giocatore che qualcuno mi ha estorto non ritornerà più, ma non ho voluto accettare che la mia carriera finisse così, ecco perché Licata e non Barletta o altre di Lega Pro: cuore, passione, sfida, ma prima di accettare ho voluto verificare di persona, una settimana dentro la società, con mister Ruisi, staff e giocatori. Adesso eccomi».
Riprendiamo poi con Ruisi. Mister la gara con il Noto, in campo anche con Nassi e Dalì? «Sì, veniamo a farci la nostra gara, come ad Hinterreggio ed in coppa, siamo in difficoltà, in alcuni ruoli ci manca qualche under, sappiamo delle difficoltà che stiamo affrontando ma, come detto, questa è una storia che deve essere raccontata col piglio dell’allegria». Chiudiamo con il ds Cammarata, parlando di situazione stadio e gestione costi: «Grandi intese con l’amministrazione ed il sindaco, abbiamo in toto la gestione dello stadio senza carichi di costi, ci aiuta molto, ma ci vuole un buon retaggio di marketing per dare linfa all’immagine del Licata calcio». Questa è una storia diversa, da raccontare e da scrivere, dico io.