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La matematica ha condannato il Milazzo alla serie D con sei turni di anticipo. Questo il verdetto più amaro della 28^ giornata del campionato di Seconda Divisione, girone A, che purtroppo poche soddisfazioni ha regalato a tifosi, sportivi e appassionati milazzesi. Una retrocessione che, per certi versi, non ha sorpreso nessuno, perché ad aspettarsi questo esito, già poco dopo l’inizio del campionato, erano in molti.
L’amarezza finale è arrivata in Piemonte, a San Giusto Canavese, dove il Vallèe d’Aoste disputa le proprie gare interne per inagibilità del proprio stadio e per l’assenza di strutture adeguate in Valle d’Aosta. Nella provincia torinese, dunque, arriva quella sconfitta firmata da un gol realizzato da Sinato alla mezz’ora, che condanna i mamertini a salutare i professionisti e a ripartire dal calcio dilettantistico, anche se nubi sempre più scure si addensano sul futuro della società anche tra i dilettanti.
Come accennavamo, saranno pochi a essere sorpresi per la retrocessione della squadra mamertina in serie D; e in effetti, la stagione del Milazzo può benissimo essere divisa in due. Partiamo dall’esaltazione per l’arrivo di Peditto, l’arrivo in Sicilia di buoni giocatori, il ritiro di Norcia e tutte le cose che lasciavano presagire che poteva essere un’annata piena di soddisfazioni. Poi però, ecco gli episodi negativi: stipendi non pagati, intimazioni di pagamento dall’Umbria e dal Piemonte (dove la squadra aveva giocato la prima di campionato), il licenziamento di Grillo (l’allora ds), e il presidente nascosto nel bagagliaio. Tutti episodi che fecero diventare il Milazzo la barzelletta d’Italia, offrendo inoltre una pessima immagine della città.
Prima della gara contro la Giacomense, la società fu tolta a Peditto, che non aveva rispettato quanto pattuito con Lo Monaco, e ripresa proprio dall’ex patron. A gestire il tutto, il direttore generale Mario Marino, accollatosi il difficile e ingrato compito di condurre la squadra verso un finale di campionato dignitoso e di gestire la difficile situazione economica per far quadrare i conti. E allora ecco che sono stati in tanti i giocatori ad andare via, con i mamertini che sono riusciti a formare una buona squadra con elementi giovanissimi - i più vecchi sono del 1988 - arrivati anche durante il mercato di gennaio. Era evidente a cosa si sarebbe andato incontro, anche se la squadra ha più volte fatto bene, rischiando in alcuni casi di vincere gare che sarebbero state meritate.
Purtroppo il miracolo non è avvenuto e quella che fino a un paio d’anni fa poteva essere considerata un’isola felice saluta il calcio professionistico. Una gestione malsana avvenuta nella prima fase del campionato ha rovinato tutto eadesso gli sportivi milazzesi devono soltanto sperare che la squadra possa ripartire dalla serie D. E magari, perché no, sperare anche che i rossoblu riescano a vincere almeno una gara, per non macchiare con un altro record negativo una stagione che già così è da dimenticare.