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C’era, e non tanto tempo fa, chi intravedeva Palermo come punto di arrivo per la propria carriera. O almeno lo era per chi aveva varcato la soglia dei 25 anni. Veniva difficile ipotizzare che la meta siciliana venisse considerata come un trampolino di lancio per approdare a palcoscenici più importanti. A tal proposito più che mai singolare si era rivelato il caso Toni, il quale approdò in rosanero a ventisei anni passando nel 2007 al Bayern Monaco dopo un biennio alla Fiorentina. Ai tempi, e sottolineo ai tempi, si era trattato di un caso, un caso fine a se stesso. Rabbia e delusione all’interno della tifoseria furono le inevitabili conseguenze di un divorzio forse annunciato ma troppo traumatico. Perché tale? Si era andata a rinforzare un diretta concorrente in campionato, concorrente giunta in Champions League grazie alle oltre trenta realizzazioni dell’attaccante modenese.
Il resto è storia più recente ma sicuramente indolore. Almeno in uscita. Cassani, Bovo e Nocerino avevano letteralmente chiuso un ciclo vincente che ha visto il Palermo imporsi ai vertici del calcio Nazionale. E nulla da ridire a quel Pastore, talento puro, approdato in Francia per illuminare il Parco dei Principi per la modica cifra di 43 milioni di euro. E se la cessione del ‘Flaco’ è stata quasi obbligatoria, lo stesso non si può dire per chi, come oggi, comincia ad avvertire i primi crampi allo stomaco.
Ieri sono arrivate, come un fulmine a ciel sereno, le dichiarazioni di Silvestre che ha detto di vedere chiusa la propria esperienza in terra sicula. Un gesto sicuramente avventato per una duplice motivazione: in primo luogo non sono stati ‘ricambiati’ a dovere i sette milioni di euro spesi da Zamparini per accaparrarsi il cartellino dal Catania e, in secondo luogo, risulta quasi irriverente la decisione di mostrare al ‘Barbera’ la sua maglia dopo il gol del pareggio contro il Chievo.
Quello dell’argentino però potrebbe non essere l’unico caso in casa rosanero. Come lui anche altri giocatori hanno ribattezzato Palermo come ‘scalo’: si passa dalla Sicilia ma solo temporaneamente.
Nulla in contrario su chi, come Silvestre, vorrebbe approdare in palcoscenici più importanti ma per farlo, e secondo il mio modestissimo parere, bisogna mettere in evidenza le proprie qualità. Hernandez e Ilicic, su tutti, si dice, potrebbero voler cambiare casacca la prossima stagione ma a tal proposito qualche riflessione non guasta proprio.
L’uruguaiano, arrivato nell’inverno del 2009, ha inizialmente sorpreso tutti per la somma facilità con la quale riusciva a mettere il pallone in fondo al sacco. La stagione successiva doveva essere quella della definitiva consacrazione e invece sono arrivate solo tre realizzazioni in ventidue apparizioni. Nessuna tragedia, ci mancherebbe. E allora tutto rimandato di un anno nella speranza che qualcosa possa cambiare. Macché, altra stagione travagliata e palla in rete solo sei volte.
Come lui anche Ilicic è esploso nella prima parte della sua esperienza panormita per poi sparire progressivamente con il passare dei mesi. Loro, giovani di belle speranze, un domani e senza alcun ombra di dubbio, meriteranno di giocare in un top club. Ma non oggi. Le potenzialità ci sono ma se rimangono tali difficilmente convinci una società a investire 15-20 milioni per il tuo cartellino. E allora, anziché creare malumori e tensioni all’interno di tifoseria e spogliatoio, è forse meglio tacere parlando, magari, a bocce ferme.
Certo se lo facessero dopo aver mostrato tutto il loro valore sarebbe ancora meglio…
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