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Leonzio, Garofalo: «Avevo un pallone nella culla»

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di Gian Paolo Montineri

Davanti ad una granita, pomeriggio solarinese, caldo d'agosto, ci mettiamo comodi e con curiosità personale conosciamo questo ragazzone di Solarino, magro, alto, che si racconta. Così la sua scheda personale: anno di nascita 1992, è nel mercato degli under, anche il prossimo anno, in serie D precisamente. Si chiama Matteo Garofalo, in questa stagione è alla Leonzio. A sei anni i primi calci nell' u.s.d Siracusa 1924, i tecnici che lo hanno "cresciuto" sono stati Ercole Giudice, Amedeo Crippa, Walter Forte, ultimo mister Pincio adesso ad Avola in Eccellenza, fino alla Beretti, giovanissimi del Siracusa guidata da Marco Pizzo.

Il debutto nel Siracusa in II divisione, la prima contro il Cassino e in I divisione contro l'Atletico Roma. Un attaccante di ruolo, perciò deve fare i conti con i gol fatti, continuiamo nella chiacchierata. Vi è l'esperienza fuori sede, ad Ancona, lì l'integrazione è veloce ma...? Ci chiarisce: «Esattamente non sapevo che tipo di accordo c'era fra le società, ma giocai solo due partite su 17. Al rientro trovo la squadra del Palazzolo, che a dicembre del 2010 mi permette di rientrare in Sicilia e in campo». A questo punto gli chiediamo il motivo per cui non è stato riconfermato, la sua risposta ci permette di capire che vi sono stati dei dissidi di carattere economico, noi non andiamo avanti perché ci è sembrato amareggiato e dispiaciuto.

E' comunque un giocatore del Siracusa. Quindi lo portiamo alla nuova stagione e alla sua nuova squadra, la Leonzio ,che sarà al via nel campionato di Eccellenza, girone B siciliano. Si accende ed il suo sorriso è esteso. La voglia di giocare è pari alla voglia che il tecnico Sebi Catania trasmette ogni giorno, gran persona, è coerente con le sue idee, ti allena con un'attenzione maniacale e scolastica allo stesso modo. Gli attaccanti della Leonzio dovreste essere tu e Messina, nelle amiche voli già in gol, inizio positivo? «Si, ma sono le scelte del mister, come tutti, ci giochiamo le nostre carte, bisogna farsi trovare pronti e disponibili».

Usciamo dai fattori tecnici e lo mettiamo davanti ad un crocevia: giochi perche sei un under o perché gli allenatori vedono in prospettiva futura? «Gioco perché mi piace – dice Garofalo - mia madre mi racconta spesso che anche nella culla avevo il pallone a posto dell'orsacchiotto, io voglio avere la possibilità di fare qualche campionato che conta». Un fisico gracile, alto, longilineo, muscolatura invisibile, gli chiediamo se i preparatori gli hanno fatto qualche tabella per irrobustire la massa. Ci spiega: «La mia caratteristica è la velocità, nel breve e nelle verticalizzazioni, l'anticipo sul difensore, potenziare significa trasformarmi come fisico e ruolo». Obiettivi stagionali, prospettive? «Giocare tanto ed essere incisivo, magari con i gol a doppia cifra, la famiglia mi tutela in tutto, dopo un'esperienza negativa con un procuratore a seguirmi è mio padre».

Hai visibilità locale? «Ho tanti amici e comunque più giochi e più la gente ti riconosce». Girone B di Eccellenza fortissimo, pronto ai gomiti alti ed alle tacchettate? Il giovanotto ci risponde con carattere: «Prontissimo, so che significa, altrimenti chiedevo a mia mamma di sostituirmi il pallone con l'orsacchiotto!». Concludiamo con un'analisi: sono pochi gli under che dopo i due anni di titolari "forzati" hanno la prospettiva di continuare, che tipo di idea ti sei fatto? «Ha vantaggi e svantaggi, come sempre la verità sta in mezzo, gli allenatori comunque da subito individuano chi può dargli garanzie anche in prospettiva, è meno facile per chi viene dal calcio di strada che non dalle scuole calcio, vi è poco tempo per imparare, ti vogliono già con basi ben acquisite». Chiudiamo con una frase che chiarisce il tutto: i gol sono per un attaccante l'unico biglietto da visita, under o non.



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Redazione Golsicilia 28/08/2011
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