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Le premesse erano buone, ma il risultato è stato ancora una volta magro. Ieri, a Bergamo, è sceso in campo un buon Catania. Nel primo tempo, i rossazzurri hanno dominato il match, impegnando in più occasioni l’esordiente portiere orobico, Sportiello. Poi, nella ripresa, è calata la nebbia sullo stadio Atleti Azzurri d’Italia, ma anche sulla testa dei giocatori etnei. Gli uomini di De Canio, infatti, hanno subito il pressing dei padroni di casa, reggendo meno di venti minuti: al 67’ è arrivato l’ingenuo fallo da rigore di Biraghi che ha spianato la strada ai ragazzi di Colantuono. I cambi di De Canio hanno sortito i loro effetti (il gol del neoentrato Leto è arrivato su assist di un altro subentrato, Boateng) ma sono stati tardivi. Così, a finire sulla graticola è ancora il tecnico di Matera che, in quasi tre mesi, non è riuscito a risollevare le sorti del club di via Magenta. Ma la società preferisce continuare con il suo nocchiero.
Forse, è meglio mettere una pietra sopra su quello che è stato il peggiore girone d'andata da quando il Catania è tornato in Serie A e pensare al futuro. I ritocchi non servono (nel match con l'Atalanta c’erano in campo nove undicesimi della squadra dell’anno scorso); ci vuole un cambio di mentalità.
Da ora al 18 maggio l'imperativo deve essere uno: diciannove partite per centrare la salvezza e mantenere una categoria che una città come Catania, faro del sud Italia e cuore pulsante del Mar Mediterraneo, merita. Adesso tocca a De Canio svolgere il ruolo di mental coach, da lui decantato nel giorno della sua presentazione, per instillare nei suoi giocatori valori vincenti.