Catania: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia

L'editoriale


Un altro risultato magro. Il pari con il Sassuolo non può essere visto in maniera diversa. Eppure, c’era grande attesa per il Catania di Gigi De Canio, arrivato domenica in sostituzione di Rolando Maran, esonerato dopo il passo falso di Cagliari. Il tecnico di Matera aveva solo sei giorni per plasmare i suoi, si sapeva. Tuttavia, dalla squadra si aspettava quella risposta che, alla fine, non è arrivata.

Il Sassuolo, com'è noto, gioca un buon calcio. Il club emiliano è allenato da un tecnico preparato come Di Francesco, che con la sua disciplina riesce a sopperire alla mancanza di qualità ed esperienza della sua rosa. Per il Catania, quindi, il compito non era semplice, ma nemmeno difficile. Eppure, i rossazzurri non sono riusciti a colpire. Hanno messo in difficoltà Pegolo in sole due occasioni (con Plasil nel primo tempo e con Bergessio nella ripresa). Troppo poco. Eppure, De Canio ci ha provato in tutti i modi.

L'ex manager del QPR ha sorpreso tutti, effettuando delle scelte offensive a cui la piazza etnea non era abituata. Innanzitutto, ha preferito inserire nell'undici di partenza Keko, al posto dell’infortunato Barrientos (vertebra rotta, ne avrà per più di un mese). Lo spagnolo ha giocato la sua onesta gara, senza strafare. Se dovesse essere riproposto, siamo sicuri che darà di settimana in settimana un apporto sempre maggiore perché le sue qualità non sono un mistero. 

De Canio, poi, negli ultimi minuti ha optato per una formazione super offensiva. Una scelta che ricordava José Mourinho che, alla ricerca del risultato, vota all'attacco le sue compagini senza alcun timore. Dopo aver inserito Maxi Lopez per Keko, infatti, il tecnico ha messo anche Leto al posto di Almiron. I rossazzurri non sono riusciti a pungere, ma il tentativo dell’allenatore va comunque elogiato.

A centrocampo, nonostante gli sforzi di Plasil e Almiron, Tachtsidis fatica a imporsi e c'è ancora poca fantasia. Un plauso, invece, all'inedita retroguardia: Gyomber si è disimpegnato da veterano. Rolin, non sempre bello da vedere, è comunque riuscito a mettere una pezza dove ha potuto. Bene anche Izco, sacrificato sull'out di destra, e Biraghi che, ormai, non fa più rimpiangere Marchese.

Finora, gli stravolgimenti di De Canio, non hanno portato a un cambio di marcia. Vedremo nelle prossime giornate: del resto, anche il Catania dei miracoli di Mihajlovic, quattro anni fa, iniziò con una sconfitta interna con il modesto Livorno, formazione che a fine stagione sarebbe retrocessa. È certo, invece, che questa squadra non va fischiata, ma incoraggiata: i malumori dei tifosi a fine partita non aiutano e rischiano di essere controproducenti.


Andrea Motta 28/10/2013
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