Catania-Maran: la fine di un amore. De Canio l’uomo giusto?

L’editoriale


Cinque mesi fa, Rolando Maran veniva incensato e definito, a furor di popolo, il miglior tecnico della storia del Catania. Del resto, nessuno, sulla panchina rossazzurra, era riuscito a centrare così tanti traguardi in una singola stagione in massima divisione: record di punti, maggior numero di vittorie interne, miglior posizione in campionato, maggior numero di vittorie totali, miglior attacco di sempre, record di rendimento esterno, miglior differenza reti e salvezza matematica raggiunta con largo anticipo.

Adesso, dopo otto giornate, l’ex allenatore del Varese ha già ricevuto il benservito. La motivazione? Pochi punti in classifica e, soprattutto, un gioco mai arrivato. L’errore di Maran è stato, forse, quello di voler interpretare il calcio allo stesso modo della scorsa annata, pur avendo sostituito tre interpreti fondamentali. Il campo, infatti, ha dimostrato ben presto che Monzon, Tachtsidis e Leto (ma anche Castro) non sono stati in grado di sostituire Marchese, Lodi e Gomez, per via di caratteristiche diverse e, in alcuni casi, di caratura inferiore.

L’esonero, però, sa di beffa. Il match di Cagliari non è stato il peggiore dei Maran-boys. Ha preso una piega negativa, solo a causa di una rara ingenuità di Legrottaglie che, a dispetto delle sue trentasette primavere, si è fatto espellere al 40’ del primo tempo, lasciando i suoi compagni in inferiorità numerica per tutto il resto dell’incontro.

Ma le valutazioni della società sono degne del massimo rispetto e dimostrano coerenza: adesso c'è Catania-Sassuolo e, poi, due trasferte da incubo sui campi di Juventus e Napoli. Se gli etnei con Maran in panchina non avessero raccolto tre punti con gli emiliani, sostituirlo la prossima settimana, sarebbe stato come mandare il nuovo allenatore subito al patibolo.

La scelta della società di Nino Pulvirenti è ricaduta su Gigi De Canio. Il tecnico di Matera ha grande esperienza nella lotta per non retrocedere, confermata dagli ottimi risultati raggiunti con Reggina, Siena e Lecce, ma in carriera non è mai rimasto sulla stessa panchina per più di due anni. Si tratta di un allenatore abile a sfruttare il materiale umano a disposizione, che fa della pacatezza uno stile di vita. Una personalità diversa da Zenga, Mihajlovic e Simeone, tecnici grintosi, che il Catania aveva scelto in passato per dare una scossa a stagione in corso.


Andrea Motta 21/10/2013
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