Ruvolo a GS.it: «In vantaggio per il titolo del Ribera ci sono Acireale e Gela, ma…»

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Ezio Ruvolo, presidente del Ribera, ha concesso un’intervista esclusiva ai microfoni di Golsicilia.it. Il patron riberese, dicendosi amareggiato per l’ormai quasi certo addio del titolo di serie D dalla città di Ribera, ci svela possibili scenari futuri che vedono in ballo una cordata gelese, l’Acireale calcio e leggermente più defilata la Nissa.

Presidente, domanda d’obbligo, che novità ci sono sulla situazione del titolo del Ribera?

«C’è l’interesse molto forte di alcune società importanti come Gela, Acireale e Nissa».

Quindi ormai è da escludere un futuro del Ribera a Ribera?

«No, non voglio dire questo. Il Ribera è ancora dei riberesi. Se questa cordata di miei concittadini riesce a far contenta la mia persona, dopo quello che ho fatto in tre anni, il titolo rimane qua. Altrimenti vado ad Acireale o a Gela».

In un’intervista rilasciata ieri ai nostri microfoni, il ds dell’Atletico Gela Scerra ci ha confermato che c’è stato qualche contatto con Paradiso e Fraglica…

«Sono anche loro degli intermediari in questo momento. Il mio obiettivo comunque, come dicevo che Ribera doveva essere dei riberesi, è che Gela eventualmente sia dei gelesi. Non voglio essere padre padrone, lo sport per me significa unione di intenti e solo con questo si va avanti».

Comunque la, per così dire, precedenza attualmente ce l’avrebbe la cordata riberese…

«Mah, le cordate di “amatori” nel calcio non vanno bene. Le cordate si fanno con i soldi e con professionisti e imprenditori. Quella che ho incontrato io era formata più da amatori che da imprenditori, però siccome non voglio andare contro il mio paese faccio fare a loro, anche se non vedo concretezza. Io ho solo detto loro, augurandomi che il Ribera resti a Ribera, “Ma dove giocherete?”. Nessuno mi ha risposto».

Dice questo perché comunque la deroga concessa al “Nino Novara” adesso è scaduta…

«Esatto. Al “Novara” non si può più giocare. Si era detto più volte che non c’erano problemi, ma se non era per il sottoscritto non giocavamo sul nostro campo già per la stagione che si è conclusa un mese fa. Ripeto che al “Novara” non si può più giocare».

Sento dalla sua voce tanta amarezza…

«Certo, questa è una delle cose che mi fanno capire che Ribera non si ama. Una struttura del dopoguerra che è ancora in condizioni primitive, nel 2013 è assurdo. Vedere una partita, di qualsiasi serie, sull’erba e tutta un’altra cosa che vederla in terra battuta».

Ad oggi c’è qualcosa di concreto?

«No, le assicuro che ancora oggi non c’è nulla di definito. Cose concrete no, ma discorsi importanti sì».

Si può dire che ad oggi le più interessate sono Gela ed Acireale con la Nissa leggermente più indietro?

«Esatto, ha descritto la situazione perfettamente. Chi c’è in vantaggio? Con i gelesi ci sentiamo spesso, lì sono tutti interessati dal primo all’ultimo cittadino. Anche gli imprenditori sono molto interessati e ci sarebbe una piazza importante. Poi c’è da dire che Gela faccia parte della storia del calcio siciliano, escludendo Palermo e Catania credo non abbia nulla da invidiare a nessuno. Lo stesso l’Acireale, non lo nascondo. Chi ha più polvere nel cannone sparerà più forte, ovviamente non mi riferisco ai soldi ma a obiettivi e progetti».

Quindi lei continuerà nel mondo del calcio?

«Assolutamente sì. Io non potrei stare senza calcio, quindi nella eventuale nuova società ovviamente ci sarà anch’io».

Presidente, le voci sui debiti del Ribera calcio sono tante. Come stanno realmente i fatti?

«Qualcuno ha detto 400.000 euro di debiti, mi viene da ridere perché io con quei soldi vinco il campionato di serie D e non solo. Non mi nascondo dietro un dito, i debiti reali si aggirano intorno a 150.000 euro però c’è un motivo. Questa società ha speso 40.000 euro per uno stadio che è Comunale, che non mi hanno mai restituito nonostante la promesse di restituzione. Io potevo andare in una città importante già l’anno scorso stesso, ma per il bene del mio paese sono rimasto, facendomi prendere ancora in giro. Quando arrivai qua c’era una squadra terz’ultima in classifica in Eccellenza e con debiti. Abbiamo chiuso l’annata al terzo posto, l’anno dopo abbiamo stravinto il campionato e quest’anno siamo stati la rivelazione del girone I di serie D. Se loro mi restituivano questi 40.000 euro, poi ci sono 25.000 euro di fidejussione in attivo della società, il debito si riduce della metà. Sfido qualsiasi società ad avere meno di 80.000 euro di debiti».

Quando verrà presa una decisione definitiva?

«Entro il 28 giugno si deve definire il cambio di denominazione, mentre entro metà luglio si deve iscrivere la squadra».

Di Gela abbiamo detto un po’ tutto, di Acireale invece che ci dice?

«Incontrerò questo pomeriggio l’Acireale calcio con il presidente Palella e un avvocato. Voglio sentire quali sono le loro ambizioni e i loro progetti. Se ci sono le condizioni per fare bene vedremo, perché vendere un titolo senza prospettive non mi interessa. A meno che, purtroppo lo devo dire, se mettono sul tavolino tanti soldi… Non sono un materialista, però a questo punto lo devo diventare».

Per regolamenti federali, c’è la possibilità che la nuova squadra debba cambiare denominazione mantenendo comunque Ribera nel nome?

«La situazione del Ribera è particolare, si parlerà con la Federazione. A Ribera non c’è lo stadio eh. La Federazione capisce i sacrifici di una persona. Perdere un titolo come Ribera a loro interessa poco, perdere una persona come Ruvolo, che sa fare calcio, per loro sarebbe grave. Questo non lo dico io, ma lo cito perché me l’hanno detto proprio loro e posso dire che mi ha fatto molto piacere».


Dario Li Vigni 05/06/2013
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