Presid. Ruvolo: «Del Ribera non frega nulla a nessuno e io non sono il cretino della situazione»

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Ezio Ruvolo, presidente del Ribera, ha concesso ai microfoni di Golsicilia.itun’intervista esclusiva spiegando le motivazioni delle sue dimissioni.

Presidente, partiamo col calcio giocato. Nell’ultima gara giocata contro il Cosenza, avete subito la prima sconfitta casalinga dopo oltre due anni…

«Brucia parecchio, perché con la vittoria ci sarebbero mancati davvero pochi punti alla salvezza. Non la considera però una sconfitta calcistica, perché per una matricola come noi perdere contro il Cosenza ci può stare. Per me è stata una sconfitta a livello morale. Solo io so che significa vincere un campionato di Eccellenza e ben figurare in serie D e nonostante questo la gente non risponde. Questo mi ha fatto molto male e per questo ho preso la decisione di dimettermi».

A fine gara si è sfogato per l’ennesimo appello andato a vuoto, sia alle istituzioni che ai tifosi, appunto dimettendosi. Adesso cosa succederà?

«Non lo so. L’anno scorso ero direttore, quest’anno ho preso le veci di presidente ma ho sempre detto che tutto sono tranne che questo. Il Ribera è dei riberesi, non è di Ezio Ruvolo, io sono un operaio del calcio e do il massimo per questa città. Ma se questa città non lo vuole, è stato un piacere e arrivederci».

Insomma con la fine del calcio a Ribera, secondo lei, ne risentirebbe anche l’economia?

«Io sto facendo conoscere a mezza Italia le nostre arance. Dicono sempre che sono le migliori al mondo, ma ovunque sono stato vi garantisco al 100% che non le conoscono. Ho fatto arrivare i nostri agrumi alla Roma calcio e a tutte le squadre contro cui abbiamo giocato. In occasione della sfida al Cosenza ho portato Stefano Fiore a vedere la lavorazione delle arance e gliele ho fatte anche assaggiare. Testuali parole, mi ha detto che non ne aveva mai mangiate di così buone. Visto che c’è un momento di crisi, si può combattere soprattutto con la pubblicità».

Come può cambiare questa situazione?

«Un po’ tutti si devono mettere in testa che il Ribera non è mio, ma è dei riberesi ripeto. Con cifre come 500.000 euro su una sola persona, significa che prima o poi tutto si blocca. Sono sincero, non ce la faccio sia economicamente che mentalmente. Ammetto che la società ha qualche debito, alcuni ragazzi avanzano un mese e mezzo o due di stipendio. O si decide di dare una mano a questa squadre, anche togliendomi io di mezzo, perché non mi interessa fare il presidente. A me interessa che la squadra vada avanti con un progetto, che ci siano novità per lo stadio e per un progetto legato all’agricoltura».

Da qualche settimana più agenzie di scommesse permettono di giocare anche sulla serie D, provocando il malumore di molti addetti ai lavori. Che ne pensa?

«Se c’è l’onestà va benissimo. Mi fa un po’ rabbia che, magari attraverso alcune sponsorizzazioni, in serie A, B o Lega Pro le società ricevano contributi e noi dell’Interregionale non dobbiamo mai ricevere nulla».

Insomma sono alte le spese per affrontare un campionato come quello di serie D…

«La partita con la Pro Cavese, rinviata per maltempo e quindi rigiocata, mi è costata 12.000 euro. La Federazione per l’iscrizione al campionato ci chiede 50.000 euro, ma nessuno si muove per aiutare le società in questo momento di crisi».

Qual è allora il suo obiettivo a breve o lungo termine?

«Naturalmente è quello di salvare il Ribera nella categoria e di far capire ai cittadini che la squadra è un patrimonio dell’intera città. C’è chi ci invidia e noi ancora non lo abbiamo capito. Ritengo che il mio paese è un paese importante, ma le istituzioni ci hanno abbandonato. Gente altruista come il sottoscritto, e lo posso sottolineare, non merita tutto questo. Dietro un pallone che rimbalza, c’è un’economia allucinante. Sono sicuro che se il calcio in Italia si ferma, anche la maggior parte delle aziende ne risentirebbe pesantemente. Moratti, Zamparini e chiunque altro non sono i cretini della situazione, io alla fine purtroppo lo sto diventando».

Presidente, insomma ce l’ha anche col pubblico riberese…

«Certo. Devo combattere domenica dopo domenica con gente che non vuole pagare il biglietto. In una partita importante come quella col Cosenza allo stadio c’erano quattro gatti. I giocatori non si allenano più con stimoli perché non hanno un pubblico di riferimento. Io non posso stare così, esco soldi in continuazione e prendo umiliazioni perché sono circondato da tanta ignoranza».


Dario Li Vigni 13/02/2013
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