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In esclusiva ai nostri microfoni il dirigente akragantino, Giovanni Castronovo, non ha usato giri di parole per definire l'operato dell’arbitro, il signor Riso di Enna, che a suo dire ha penalizzato gli uomini di Rigoli e che ha privato, per colpa di alcune decisioni, gli agrigentini dalla possibilità di disputare la finale di Avola:
«Dopo il pessimo arbitraggio del signor Saia di Palermo nella gara di andata – dichiara Castronovo – oggi a Cammarata siamo stati decisamente penalizzati dal signor Riso, il quale ha voluto assumere un atteggiamento da assoluto protagonista del match, sia per le decisioni prese, sia per un atteggiamento poco garbato avuto con i tesserati in campo».
Castronovo, esaminando l’andamento del derby di Cammarata, lamenta soprattutto il metodo di arbitraggio della seconda frazione di gioco: «Nel primo tempo ha concesso a noi un rigore che onestamente potrebbe essere anche dubbio, una classica situazione in cui il penalty si può dare, come non si può dare. Ma nel secondo tempo, il signor Riso ha innervosito inutilmente la partita, oltre ad aver preso almeno due decisioni che abbiamo pagato con l’eliminazione dalla coppa».
Il riferimento è al calcio di rigore per il Kamarat decretato per il fallo su Rappa e all’espulsione di Fallea: «Il rigore, come si può vedere dalle immagini, è palesemente inesistente, visto che il fallo è stato commesso almeno due metri fuori l’area – afferma ancora Castronovo – Poi, come se non bastasse, ha dato una seconda ammonizione incredibile al nostro Fallea, il quale non aveva affatto simulato, ma era semplicemente caduto nell’area di rigore avversaria e non aveva chiesto neanche la massima punizione».
Tutto ciò ha indispettito la squadra akragantina, che in dieci uomini e con un risultato penalizzante da recuperare, ha avvertito una certa pressione che non gli ha consentito poi di giocare al massimo delle proprie potenzialità.
«Che sia chiaro – conclude Castronovo – che sto parlando non solo a tutela nostra, ma di tutte le squadre, che spendono soldi e fanno sacrifici e rischiano poi di essere penalizzate da signori i quali decidono di fare i protagonisti al posto dei giocatori. L’arbitro deve essere imparziale e non può assumere atteggiamenti come quelli del signor Riso, che già conoscevamo perché giusto l’anno scorso a Valderice ha contribuito alla nostra sconfitta in terra trapanese».
Il timore, non solo per la società, ma per tutto l’ambiente akragantino, è che il grande blasone creato dai risultati importanti susseguiti fino a questo punto della stagione dai biancazzurri, possa creare situazioni simili a quell'Akragas-Ribera del 18 dicembre 2011, in cui l’arbitro, Alessandro Colinucci, condizionò non solo l’esito della partita, ma dell’intero campionato.
«Noi non pretendiamo chissà che cosa vogliamo solo atteggiamenti che non ci penalizzino come oggi, grazie al quale dobbiamo rinunciare ad una competizione a cui tenevamo e che era alla nostra portata. Facciamo sacrifici, investiamo tempo e denaro, vogliamo arbitraggi consoni alla massima competizione regionale».
La società, alla luce degli episodi della semifinale odierna, sta valutando la possibilità di segnalare tutto ciò alla Lega sicula, affinché si prendano giusti provvedimenti e si censurino comportamenti penalizzanti verso la squadra.
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