



Catania-Pescara 1-0: le pagelle
Brillantezza e un piatto di Gomez, per il Catania la notte della festa è giovane
Fiorentina-Palermo: precedenti, ultime notizie e probabili formazioni
Meteo: che tempo fa sui campi delle siciliane?
Cristian Ciaramella, quattro anni all'Alcamo, i primi due da allenatore-giocatore, gli ultimi due esclusivamente da tecnico, martedì a seguito della sconfitta subita dai bianconeri, in casa, contro l'Atletico Campofranco, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla guida della squadra. Golsicilia.it lo ha intervistato in esclusiva per i propri lettori.
Cristian, quanto è stata sofferta per te questa decisione?
«Beh non posso negare che lo è stata perchè quattro anni non si possono dimenticare. Purtroppo la cosa che più mi dispiace è che negli ultimi due anni non c'è stato un feeling con la gente dettato secondo me anche da cose che esulano dal calcio e questa è la cosa che mi fa più male perché mi ritengo una persona per bene ed un professionista che fa calcio ‘vero’ dall’età di 15 anni. Negli ultimi dieci anni circa ho fatto calcio dilettantistico, cosa non facile, e ad Alcamo l’ho fatto in una città esigente ma che al tempo stesso non sa neppure lei cosa vuole. Io ammiro piazze come Agrigento dove la gente risponde con i numeri in termini di seguito, ad Alcamo invece non c’è il giusto supporto alla squadra in termini numerici».
Credi che quella di cambiare guida tecnica potesse essere la soluzione più giusta?
«Ma guarda, noi abbiamo fatto un discreto mercato puntando su giocatori che purtroppo non abbiamo avuto a disposizione come avremmo voluto. Domicolo a parte la prima partita non ha mai giocato, Cutaia non è più quello visto negli anni passati capace di fare la differenza. Alderuccio è un giocatore che ci è venuto a mancare. Nonostante questo, a parte la partita contro il Mazara persa giocando decisamente male, credo che nelle altre partite l’Alcamo abbia raccolto pochissimo rispetto a quanto fatto vedere sul campo. Si è vista una squadra viva nelle tre trasferte giocate, una vinta agevolmente contro il Bagheria e doveva vincere anche a Raffadali e Cammarata. Nella partita col Campofranco, dove comunque abbiamo incontrato la seconda squadra più forte del campionato che ha cambiato poco e ha preso giocatori di qualità, credo che il classe ’95, Costa, sia un giocatore fuori categoria, credo che abbiamo perso perché purtroppo la nostra retroguardia non era in giornata. Lascio la squadra con un calendario secondo me molto agevole, senza nulla togliere a Sancataldese, Marsala e Folgore, dove si possono conquistare tranquillamente nove punti, mentre dalla terza alla sesta abbiamo affrontato un ciclo duro e con la rosa ridotta all’osso».
Cosa non ha funzionato secondo te, infortuni a parte?
«Quando giochi bene e i risultati non arrivano, nascono delle tensioni magari anche all’interno della squadra stessa. Si perde serenità e si creano incomprensioni ed equivoci tra squadra, allenatore e società. Poi chiaramente quando si affrontano squadre importanti senza elementi di qualità, abituati a giocare partite importanti, come abbiamo fatto noi, questo incide sicuramente».
Dopo quattro stagioni che effetto ti ha fatto non esserti recato al campo per dirigere l’allenamento?
«Ad Alcamo ho vissuto quattro stagioni, le prime due da allenatore-giocatore, le due ultime solo dalla panchina per rispetto per il ruolo che ricoprivo, anche se ritengo con un pizzico di presunzione che avrei potuto giocare e fare di più magari di quei stessi giocatori che avrebbero dovuto sostituirmi e che invece non sono riusciti a farlo. È stata dura perché comunque ho vissuto quattro stagioni importanti ad Alcamo, nelle prime stagioni abbiamo ottenuto risultati importanti, siamo riusciti a lavorare con maggiore tranquillità e con meno aspettative ed abbiamo fatto meglio di quanto ci si aspettasse. Negli ultimi due anni c’è stata troppa tensione e forse troppe aspettative create dalla società. In estate l’Alcamo poteva fare qualcosa di meglio, io ho dato qualche consiglio, però sono state fatte altre scelte. Ritengo comunque che questa squadra possa ambire tranquillamente ad un posto per i play off con o senza di me».
Cosa vuoi dire alla gente di Alcamo e cosa auguri alla squadra?
«Le incomprensioni con la gente sono nate negli ultimi due anni, non intendo prendermela con tutti i sostenitori perché comunque qualcuno ha capito il momento della squadra e le problematiche che ci possono essere state. La maggior parte della gente purtroppo non era in grado di confrontarsi con me a livello di comprensione del calcio, molti mi criticavano perché non urlavo, io credo che bisogna urlare al mercato e non su un campo di calcio, non è questo il mio stile. Accetto le critiche quando queste sono costruttive e quando si ricerca un dialogo, un punto di incontro che comunque non c’è mai stato. Alla squadra auguro tutto il bene perché chi è nella società merita di andare avanti, ho tanti amici nell’ambiente Alcamo e spero che centreranno l’obiettivo play off che è sicuramente alla portata. Adesso ci sono tre partite, sulla carta, molto facili, dove la squadra può fare nove punti. Sarei potuto andare avanti ma ho ritenuto fosse giusto farmi da parte per la serenità mia e della mia famiglia. Il rapporto andava chiuso, non per il giudizio della gente di cui me ne sono sempre fregato, perché come ho detto era più volte legato a motivi extra calcio, ma perché per la mia tranquillità è meglio così».
Chi vuoi ringraziare dell’ambiente Alcamo?
«Parlando dei quattro anni trascorsi io devo ringraziare Leonardo Duca (l'addetto stampa dei bianconeri, ndr.) che ha voluto fortemente la mia presenza ed è stata una persona che ho avuto sempre vicino. Poi c’è una persona di cui non posso fare il nome ma che leggendo questa intervista si riconoscerà sicuramente perché sa che è stata la persona più importante per me in questa città. E poi voglio ringraziare alcuni giocatori che hanno condiviso con me quattro anni come Piccolo e Gatto e chi gli ultimi tre anni come Scrozzo, Chimenti e Papania. Credo che questo è il fulcro, i giocatori di cui l’Alcamo non può fare a meno».
Cosa farai adesso?
«Innanzitutto mi dedicherò al mio lavoro ed alla mia famiglia. Ho tanti amici nel mondo del calcio professionistico, dalla serie A alla Prima Divisione e farò qualche corso di aggiornamento andando a vedere l’allenamento di qualche tecnico di serie A che conosco benissimo. Aspetterò poi di poter lavorare l’anno prossimo con un progetto sano e sereno».
Domenica AlbinoLeffe-Lecce e Cremonese-Trapani: chi la spunterà tra giallorossi e granata?