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Sergio Gontán Gallardo, detto “Keko”, nuovo acquisto del Catania, stasera non farà parte della spedizione rossazzurra a Cipro. Dovremo attendere, quindi, per vedere all’opera il centrocampista cresciuto nel vivaio dell’Atlético Madrid. Intanto, abbiamo chiesto al giornalista spagnolo Luis Tejo Machuca, grande tifoso dei Colchoneros e conduttore del fortunato programma radiofonico ¿Hay Alguien Ahí?, in onda dal dicembre 2007 su Radio Ritmo Getafe, un giudizio sul nuovo talento etneo.
Luis, il Catania ha acquistato “Keko”, un giocatore che conosci bene. Qual è la sua posizione in campo e a chi potrebbe essere paragonato per le sue caratteristiche?
«È un centrocampista che solitamente gioca sulla fascia destra. È veloce e dotato di un buon dribbling. Inoltre, si fa valere più in attacco che in difesa: infatti, se la cava bene anche come trequartista. Ha molto talento e il temperamento per dimostrare le sue risorse tecniche. Se gli allenatori gli danno fiducia, può diventare un calciatore di primo livello. Tra le sue pecche risalta la precipitazione, dovuta, senza dubbio, alla sua giovane età e alla poca esperienza. Nella tifoseria dell’Atlético Madrid c'era chi lo comparava a Paulo Futre (ex Reggiana e Milan, ndr), nostra bandiera degli anni '90; cercando qualcuno più attuale, anche se non sono proprio uguali, Keko si potrebbe paragonare al giocatore del Siviglia, Jesús Navas».
Perché l’Atlético lo ha scaricato? È stato un affare per il Catania prendere a parametro zero questo ragazzo di vent’anni?
«Purtroppo negli ultimi due anni non ha giocato con noi: è stato in prestito in un paio di squadre di Segunda División (Cartagena e Girona, ndr) dove le cose non sono andate molto bene, gli allenatori non hanno creduto in lui e ha giocato pochissime partite. Probabilmente, perciò, la dirigenza dell'Atlético ha deciso di lasciarlo andare, perché quest’anno non avrebbe avuto un posto da protagonista. Penso che per il Catania sia stato un ottimo affare: per una squadra che punta alla salvezza è un giocatore molto valido. Se l’esperimento dovesse andare bene, in futuro, ci sarebbe una plusvalenza importante. In caso contrario, non hanno speso una lira per prenderlo…».
Nei primi due anni di carriera non ha brillato. Pensi che si adatterà facilmente al calcio italiano?
«Bisogna avere pazienza. È giovanissimo e ha tante cose da imparare: non pensate che diventerà il nuovo Maradona o, per lo meno, non subito. Il calcio italiano è molto più rigido tatticamente rispetto al nostro, e questo può allungare il tempo di adattamento, specialmente per un fantasista come Keko. Basti ricordare che sono pochissimi i calciatori spagnoli ad aver trionfato in Italia. Ma la qualità c'è».
Da tifoso dell’Atlético sei dispiaciuto che la società non abbia creduto in lui?
«Sì, ma purtroppo sono abituato al fatto che la nostra dirigenza non si fidi dei giocatori della Cantera e preferisca ingaggiare stranieri che costano un sacco di soldi e poi non rendono a dovere. Dopo aver giocato con il contagocce nella nostra serie B è possibile che, adesso, non sarebbe stato all’altezza di disputare una stagione nella prima squadra biancorossa; tuttavia, anziché andare in prestito, penso che negli ultimi due anni sarebbe dovuto rimanere alla base per giocare ogni tanto al posto di Reyes o Simão, che hanno disputato quasi tutte le partite e a metà stagione erano già saturi. Keko, inoltre, ha avuto un altro “problema”: è quasi omonimo di un altro ragazzino, Koke, un centrale che ha giocato le ultime partite della stagione appena conclusa. Può sembrare sciocco, ma con nomi così simili, e vedendo Koke giocare frequentemente, quasi nessun tifoso si ricordava più di lui...»