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Gino Astorina, comico catanese, ai microfoni di Golsicilia esprime il suo parere sul derby di domani tra Catania e Palermo. L'attore, inoltre, ci racconta alcuni aneddoti legati alla sincera amicizia con un collega palermitano molto famoso...
Come vivi l’attesa del derby?
«Un'attesa non spasmodica, ma in verità mi pari cent'anni ca veni duminica (sembra che domenica non voglia proprio arrivare, ndr)».
Ritornano al “Massimino” i tifosi rosanero dopo i tragici fatti del 2 febbraio 2007. All’andata il pubblico del “Barbera” ha dimostrato di avere acquisito la giusta maturità per assistere ad una partita importantissima come il derby. Quale sarà secondo te il clima?
«Il vero derby ce lo giochiamo contro tutti quelli che non aspettano altro che beccarci, censurarci, darci addosso. È questo il vero derby che entrambe le tifoserie devono vincere. Sugli spalti credo che un sano sfottò faccia parte del gioco».
Che ricordo hai del primo derby a cui hai assistito?
«Un fantastico 3 a 3 sotto una pioggia torrenziale».
Il Palermo viene da una vittoria importante contro il Milan, dopo avere perso cinque partite di fila. Il Catania invece viene da una sconfittta, quella in casa dell’Udinese. Che squadre ti aspetti di vedere in campo?
«Risposta scontata, il derby è una partita a sè che nasce e muore in quei 90 minuti senza appello e giustificazioni».
Un girone fa il Palermo sembrava potesse battere chiunque, mentre il Catania viaggiava ad un media punti importante, qualcosa però ha smesso poi di funzionare. Dove arriveranno palermitani ed etnei?
«Spero che le due squadre raggiungano l'obiettivo minimo prefissato ad inizio stagione: non credo, infatti, che il Palermo riuscirà più ad agguantare la Champions. Né tantomeno il Catania è da zona Uefa».
Qual è il giocatore che ruberesti volentieri alla squadra avversaria?
«Ne ruberei 11 alle 14:55 di domani».
Te la senti di fare un pronostico?
«No, neppure sotto tortura!».
Potresti raccontarmi un aneddoto simpatico con un palermitano?
«Ho un rapporto sanguigno con Salvo del duo Ficarra & Picone. Nel film "La Matassa" si è divertito a farmi dire al posto di "carusi" il termine più palermitano "picciotti": ha vinto lui, l'ho detto. Ma solo durante la proiezione del film si è accorto che in tutte le scene io indossavo una cravatta rossazzurra».
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