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Giornalisti, tifosi, addetti ai lavori, quel 17 marzo 2013 la SS 189, la strada che collega Agrigento con il palermitano, sembrava essersi trasformata in una enorme passerella per un’altrettanto enorme carovana biancazzurra.
Tutti in direzione Monreale, tutti verso una storia che finalmente si stava riscrivendo; è passato un anno esatto da quell’emozionante evento, quando finalmente l’Akragas è ufficialmente tornata in serie D, dopo quasi un ventennio di inferno.
A Monreale, guarda caso, era iniziata l’avventura della nuova società biancazzurra, nel settembre del 2011: era la prima di campionato di Eccellenza, finì 1 a 1, mai nessuno pensava che su quel campo di terra battuta della città normanna alle porte di Palermo, ci si dovesse tornare per una delle pagine di storia più importanti del calcio agrigentino.
Un piccolo stadio, improvvisamente trasformato in una bolgia, con gli abitanti di Monreale affacciati dai loro balconi, a chiedersi cosa stesse accadendo e come mai, in quel campo comunque sempre tranquillo, vi erano centinaia di persone, tutte con bandiere e sciarpe biancazzurre. Tanta la fame di calcio ad Agrigento, che anche se l’appuntamento con la storia era lontano 150 km, nessuno se l’è voluto perdere e chi non è potuto venire, è stato a stretto contatto con radio ed internet dalla città dei templi, in attesa del disco verde per la festa finale.
Il disco verde è arrivato al 40’ del primo tempo, grazie ad un gol di Peppe Fallea, che mandava in vantaggio l’Akragas e chiudeva matematicamente il torneo; poi, a ribadire il predominio biancazzurro, ci pensava Nicola Arena, siglando nella seconda frazione il 2 a 0.
E fu così, che quel campo di terra battuta, è diventato il primo palcoscenico di una festa che in città è durata per un mese intero, fino alla fine del campionato con un concerto in piazza Marconi; bandiere al vento, giocatori attorniati dai tifosi, a Monreale si è sfogata quell’Agrigento sportiva, il cui urlo di gioia era strozzato da vent’anni di amarezze e delusioni.
La festa è proseguita poi nelle strade del paese; emozionante il momento in cui, il pullman della squadra ed i due autobus dei tifosi biancazzurri, si sono incontrati in una delle piazze di Monreale, improvvisando una festa che ha sbalordito i residenti. Una Monreale biancazzurra, invasa dal tifo agrigentino, è una delle emozioni che resterà iscritta per tanto tempo nella storia sportiva della città dei templi.
La sera poi, all’arrivo del pullman dei giocatori davanti lo stadio Esseneto, è stato uno spettacolo da pelle d’oca: bandiere, cori, fuochi d’artificio, un’Agrigento che finalmente tornava a sorridere.
L’Akragas, un anno come ancora oggi, rappresenta uno sport che è l’unico sorriso di una città ferita, fisicamente e nell’animo; tanto il calcio, come il basket, stanno regalando dei sogni ad una Agrigento in preda a crisi economica, frane e fallimenti continui. Chi quel 17 marzo era presenta a Monreale, ha potuto toccare con mano quindi il valore più alto dello sport, quello che riesce ancora a creare e plasmare una comunità, capace di far esultare assieme e nello stesso momento adulti, bambini, famiglie, in nome di una città e di una passione.
A distanza di un anno, si può e si deve ancora esultare: il progetto Akragas è più vivo che mai, la squadra sta disputando un esaltante campionato di D, è in lizza per la Lega Pro ed è riuscita spesso nell’impresa di riempire lo stadio Esseneto.
Essere stati a Monreale un anno fa, può far comprendere a tutti la passione che Agrigento è in grado di offrire, nel calcio come in tanti altri settori della vita cittadina.