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Lui sette anni, io da tre. Lo ringrazio poiché da subito è stato sempre un confronto e coinvolgimento e l’arguzia ha permesso di comunicare a caratteri forti.Però a quest’ultima chiacchierata ci siamo arrivati con una sensazione diversa, chiudere un ciclo per Musso, i suoi 7 anni di presidenza di una società di calcio che a ben vedere e fotografare ha altro, ed è un timbro turistico e storico, la città di Noto.
Dal dilettantismo alla D, tanto da raccontare, un album ed una biografia che va ad integrarsi ad un soggetto manageriale in fase di ascesa. È stato di parola “Salvo il Noto e lascio”, anche in altre circostanze era accaduto, quindi anche questa volta sembrava un atto strategico.
Però non è così, a me lo conferma l’amico e collega e nemico sportivo Gaetano Cutrufo: “Questa volta sono vere”. In effetti lo sono, quindi lo incontro. Da presidente è la mia ultima intervista ciclica, è compassato, o meglio “con passato” alle spalle. La sua è un’espressione che non riesco a leggere in modo veloce, il suo timbro di voce è lineare, ecco si percepisce che il distacco è avvenuto. Non è un’intervista che emetterà nemici o amici, è un dialogo che fa fronte alle necessità dell’uomo alle sue nuove prospettive di lavoro e comunque non ha paura a dire che la sua storia da presidente del Noto calcio è finita. Queste le parole di Giovanni Musso in esclusiva Golsicilia.it.
Non a caso inizio con una domanda che mette in risalto il suo carattere e la sua idea di stato gestionale. La sua gestione è stata monarchica, regnante o con me o contro di me? Vi dirò, fa un’espressione alla domanda di chiara lettura mistica, tra “Che coraggio hai a fare sta domanda?” o “Ora ti concio per le feste, naturalmente metaforicamente parlando”.
Così Musso: «Non è stata monarchica, le decisioni sono sempre state prese dal sottoscritto, dopo comunque il consulto con i miei collaboratori. Però l’ultima decisione è sempre stata la mia, giusta o sbagliata che poi si sia rivelata».
Qual è la decisione che si può definire più geniale e quella invece più catastrofica?
«La più geniale è quella di quest’anno, nella fase più delicata, dove nessuno credeva nella salvezza. Il principale attore di questa parte di film sono io, dall’arrivo di Betta alla scelta di alcuni giocatori e la coppia Ciccarone-Strianese».
Naturalmente c’è l’altra faccia della medaglia: «Ho dato fiducia a persone incapaci, non nella loro onestà, ma incompetenti». Non fa nomi, ci provo ma nulla, la gestione di questi anni, comunque può far capolino ad alcuni soggetti. Fa una considerazione realistica che in effetti è sembrata vera…
«Pongo il dito contro sul non essere riuscito a creare una vera attività di marketing in questi anni. Era fra i miei obiettivi gestionali».
Annuisco in questo, la città barocca era da sfruttare. Gli chiedo il perché non ha trovato i soggetti o perché ha sottovalutato il settore…
«In questi anni ho da sempre cercato di operare per questa società, nel creare una attività di ruoli e non Musso dipendente».
A questo punto si dichiara finita la storia di Musso al Noto o anche con il calcio?
«Non è come quello di qualche tempo fa, oggi Musso chiude. I motivi sono legati alle attività lavorative e comunque ciclo finito. Rimango assolutamente tifoso del Noto, non escludo un aiuto esterno, ma è un “the end” senza dubbi».
Comunque prima che lei desse le dimissioni, ha riunito addetti ai lavori e simpatizzanti per creare una S.r.l. fare in modo di attivare una forma di azionariato popolare:
«Le S.r.l. hanno diverse regole gestionali a differenza delle associazioni sportive, sono più pubbliche e trasparenti. In ogni caso ti portano ad avere più persone che possono essere partecipi e testimoni di ciò che avviene in una società di calcio. Però come sempre è accaduto in questi anni, dopo la prima riunione e la festa ci siamo ritrovati soli, con gli sponsor che sono rimasti accanto e l’Amministrazione comunale. Da questi due pilastri deve ripartire la nuova Noto calcio, so per certo che 200 soggetti che possano investire una quota di 2000 euro a testa vi siano, la differenza delle altre mie dimissioni sta in questo. La società del Noto calcio non è solo Musso, ma è patrimonio».
Quindi una Noto calcio “massonica”? «Il mio ideale è la società del Barcellona».
Contraddizione da presidente, per tenere il Noto in D ha determinato un investimento maggiore da quello preventivato. Lascia oggi, perché non ha lasciato a dicembre?
«Perché oggi il Noto deve essere in D, il vicepresidente avvocato Monaca sta già lavorando, assieme all’amministrazione comunale. Ripeto, a Noto non c’è solo Musso, so per certo che Noto ha le basi economiche per mantenere questa categoria. Ci sono altre tipologie, come il Comprensorio siracusano…».
Lo blocco e gli elenco gli incroci molto pericolosi: Salvoldi e Mauceri, Cutrufo…
«Sai è facile il dire ed il fare, ma appena si mette il portafoglio in evidenza, è tutt’altra verità. Oggi nessuno vuole emettere denaro a fondo perduto, un campionato di serie D costa mediamente tra i 300 e i 500.000 euro».
Batte e ribatte su questo tipo di percorso condiviso…
«Essere partecipi, oggi non basta venire allo stadio, serve aggiungere altro. Sono molto convinto e determinato su questo, è fra i motivi che mi ha portato a lasciare. Basta alla gestione monotematica ed aggiungo che purtroppo in questi anni non si è avvicinato nessuno».
Si dice spesso che chi si avvicina al calcio, da presidente è un’incompetente, ignora materia e sistema. Eppure personaggi come lei, Zamparini, Pulvirenti ed altri, a centinaia potrei fare riferimento, senza di voi non ci sarebbe il sistema calcio. Lei cosa ha imparato in questi anni dal calcio?
«La differenza sta nel non capire di tattiche o di scelta dei giocatori e quant’altro, ma la linea di gestione è aziendale. Cambiano i parametri, ma si parla di bilancio, risorse e produttività. Aggiungo incoscienza ambizione e sfida».
Ritorna su questa stagione facendo riferimento alla prima parte dell’annata, sorride sornione e quindi rilancio. È venuto fuori il piglio, il carattere, la sfida o l’orgoglio dell’uomo Musso?
«Sì, tutte quello che hai elencato. Ma anche il potere di acquisto che può avere un titolo di serie D che non quello di Eccellenza e poi non volevo fare la stessa fine del mio amico Cutrufo».
A dicembre prende Ciccarone e Strianese, perché non a giugno allora?
«Appunto perché si è data fiducia a persone incompetenti. Poi con Betta si arriva a Ciccarone, tra l’altro disoccupato, quindi si è ripartiti su questo binario, o salvezza o fallimento».
Gli riporto alcuni dati. Il caso Lombardo, i punti di penalizzazione, i punti del caso Montalto sono da additare agli altri…
«Il caso Montalto ha delle colpe la società. Il caso Lombardo è appunto la fiducia data a soggetti incompetenti che poi hanno determinato procedure errate che la società ha attuato».
Cutrufo vs Musso, amicizia sì, ma nella gestione delle società di calcio e risultati nessuna complicità. Basti pensare che al Palazzolo mancava solo un punto per la salvezza matematica, ma il Noto non ha lasciato nulla…
«Sì, gli sfottò ci sono stati e tanti anche. Concordo sull’amicizia fuori dal calcio ed oltre l’aspetto lavorativo, ma la gestione sportiva è stata totalmente concorrenziale. La classifica di quest’anno la dice lunga».
Cosa gli è piaciuto e non del calcio?
«Il pressapochismo regna sovrano, un aspetto deleterio per il calcio. Ma le emozioni che ci dona sono uniche».
Infine, dovessero arrivare 200 anime con il pacchetto economico “salva Noto calcio” lei ritorna in carica?
«Non da presidente!».
Finisco con una considerazione: nessun nome nessun giocatore, nessun dirigente nominato, a conferma che Musso sta al di sopra…