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Mister Giuseppe Sannino, 54 anni e una lunga carriera alle spalle caratterizzata da tanto calcio dilettante. Quest'anno, finalmente, l'approdo nella massima serie. Oggi, viene premiato con "l'Oscar del Calcio Siciliano alla carriera - categoria allenatori". E dire che il tecnico bianconero un anno fa stava per centrare l'impresa, una doppia promozione con il Varese, poi qualcosa è mancato all'ultimo e tutto è sfumato. Subito dopo i contatti con il Palermo e con Zamparini che lo reputò troppo inesperto. Poco dopo la firma con il Siena di Mezzaroma.
Mister Sannino, lei è arrivato in Serie A dopo una gavetta infinita nei campionati minori. Quanto è difficile lavorare nella massima serie?
«Intanto, sono onorato di ricevere questo premio qui a Vittoria. Ognuno di noi segue un processo di maturità, chi breve chi meno breve. Sono arrivato qui a 54 anni perchè era giusto che arrivassi a questa età, probabilmente avrò molto più da raccontare».
Qual è l'arma segreta per riuscire in questo mestiere?
«La passione. La voglia di riuscire anche quando tutto sembra abbandonarti, pensare sempre che quando si chiude una porta, si apre un portone».
A proposito di porte e di portoni che si aprono e si chiudono. Lei è arrivato a tanto così da sedere sulla panchina del Palermo. Prova rammarico o soddisfazione?
«Un po' entrambi. Essere accostato al Palermo è stato un motivo di soddisfazione, però poi le strade si sono divise ed oggi sono felice di stare a Siena. Con Zamparini ci siamo parlati, ma poi, lo scorso ottobre, il campo ha espresso un verdetto: Palermo-Siena 2-0. Tutto quello che è stato prima o dopo quella partita è semplice contorno».
Che rapporto ha con la Sicilia?
«Bellissima regione, calda. Mi spiace che città come Messina non siano più in palcoscenici importanti, però Catania e Palermo sono la massima espressione di questa isola e bisogna essere fieri di quanto fatto fin qui».
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