



Catania Primavera ancora nel segno di Aveni
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Grinta, determinazione e spirito di abnegazione. Questo è quello che aveva chiesto Devis Mangia ai suoi ragazzi alla vigilia della sfida con il Cagliari e questo è quello che Devis Mangia ha ottenuto. Al di là del convulso finale, dove l’inesperienza mista a stanchezza ha fatto si che gli ospiti riaprissero le sorti di una gara a senso unico, il match è stato completamente a tinte rosanero.
«E’ vero ho trentasette anni ma non sono un pirla». Aveva tuonato così Mangia al termine della gara di Bergamo. Era consapevole che i suoi avevano deluso ed era consapevole che la prestazione non era andata affatto giù al Patron. Urgeva cambiare rotta, urgeva cambiare marcia. Farlo affidandosi a meccanismi collaudati era impossibile a maggior ragione se uomini fondamentali per il tuo credo tattico son venuti meno. E allora decidi di lavorare sulla testa perché è quella che muove le gambe. E come in occasione della gara contro l’Inter, il Palermo morde le caviglie del Cagliari per quasi tutta la gara impedendo e Conti, Nainggolan e Cossu (fari del gioco sardo) di alzare la testa e pensare palla al piede.
Se il primo tempo di ieri si fosse concluso sul 4-0 nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Oltre alle occasioni concretizzate dai due ‘esterni a sorpresa’ Zahavi e Bertolo, a proposito chapeau mister Mangia per la lettura della gara, non vanno dimenticate le occasioni sciupate dallo stesso israeliano e da Miccoli in chiusura di tempo. Nella ripresa era facile ipotizzare un cambio d’inerzia: era impossibile che la corazzata rosa reggesse quei ritmi per tutti i novanta minuti, ipso facto il Cagliari è venuto fuori alla distanza esaltando, e non è un modo di dire, tutte le qualità di Alexandros Tzorvas. Sono stati almeno tre gli interventi spettacolari dell’estremo difensore ellenico che ha strozzato l’urlo del gol a Nenè prima e Nainggolan poi.
Alla fine, manco a dirlo, per spezzare un dominio che si stava facendo eccessivo serviva estrarre il jolly dal cilindro. Chi meglio di Miccoli poteva farlo? Il capitano rosanero prima si guadagna un calcio di punizione in prossimità della bandierina del calcio d’angolo e poi sorprende tutti, Agazzi compreso, rinunciando al cross e infilando la sfera sul primo palo.
Tre a zero e match in cassaforte ad un quarto d’ora dalla fine. Dovrebbe essere così e invece? Succede l’impensabile. Il Palermo si siede sugli allori e il Cagliari, alquanto sorprendentemente, comincia a spingere ancor di più il piede sull’acceleratore. All’81 Conti beffa il colpevole Tzorvas su punizione e al 90’ Nainggolan sigla il 3-2 che regala qualche brivido e nulla più ad un ‘Barbera’ pieno a metà.
“Dobbiamo migliorare nella gestione del pallone. Siamo troppo impulsivi perché abbiamo un’indole offensiva ma dobbiamo imparare a ragionare di più”. Questa la disamina a caldo dello stesso mister rosanero e di Federico Balzaretti, terzino sinistro, che in coppia con Zahavi ha mandato più volte in tilt l’assetto difensivo cagliaritano.
Difficile, a questo punto, ipotizzare la vera dimensione di questo Palermo che alterna momenti d’alta scuola a passaggi a vuoto disastrosi. Si pensava che la gara di ieri potesse dare risposte sufficienti ma così non è stato anche se di buoni segnali se ne son visti tanti. La squadra è giovane e può migliorare parecchio ma per farlo serve anche e soprattutto l’apporto di un ambiente che non si deprime alla prima difficoltà e che allo stesso tempo non si esalti per un partita disputata ad alti livelli. Il buon Devis è uno che con i piedi per terra ci sa stare nonostante la tenera età ergo la fiducia è d’obbligo. Il prossimo match, in casa della Lazio, è il primo di tanti esami. L’esito? Solo a fine anno.
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