



GATTUSO: «Per vincere bisogna avere il veleno negli occhi. Io sotto esame? Non mi pesa»
Catania: senza la ''squadra di Montella'', problemi seri per Maran
Messina: due sberle da cui ripartire
Eccellenza B: il riepilogo della 3^ giornata
A stagione ormai conclusa, dopo i verdetti di play off e play out, Golsicilia.it ha intervistato tre colleghi che hanno fatto per noi un bilancio del campionato del girone I di serie D. Ad aiutarci a parlare delle sorprese e delle delusioni dell'anno, sono stati: Mario Garozzo coordinatore della redazione sportiva di Canale 9, conduttore del tg sportivo "Resporter" e radiocronista dell'Acireale; Sergio Magazzù redattore del quotidiano "La Sicilia", per cui segue il Messina calcio dal 1988 e del sito www.5righe.it; Ottavio Gintoli corrispondente dalla città di Noto per il quotidiano "La Sicilia" e collaboratore di emittenti televisive quali Telecolor e Canale 8.
Iniziamo con un commento in generale, è andato tutto come ti aspettavi tra promozione, play off e play out?
GAROZZO (Acireale): «Riguardo la promozione diretta tutto è andato come da pronostico. Il Messina era la squadra più solida del campionato, che ha dimostrato di saper soffrire e fare comunque punti con continuità lungo tutto l'arco della stagione. Ancora una volta, nel "calcio all'italiana", si è visto come una difesa rocciosa e impermeabile sia la "condicio sine qua non" per vincere. Riguardo i play off anche lì, fino al girone, tutto è andato come previsto con il Cosenza che non ha avuto difficoltà a superare il turno, semmai non mi sarei mai aspettato che uscisse subito dalla competizione, pensavo riuscisse se non a bissare la vittoria dello scorso anno, quanto meno ad arrivare alle semifinali nazionali. Sui play out, invece, devo dire che un po' sono rimasto sorpreso: credevo che l'Agropoli, dopo non essere riuscito ad evitare i play out a seguito di qualche passo falso di troppo a fine torneo, incontrasse più difficoltà contro un Sambiase sempre rognoso, mentre nell'altra sfida non avrei mai immaginato che il Ragusa, con tutti i problemi e le vicissitudini dell'ultima parte di stagione, riuscisse a fare l'impresa. Ma il bello del calcio è proprio questo: non accade sempre e sistematicamente quello che le circostanze portano a pensare...».
MAGAZZÙ (Messina): «In coda, rispetto alle previsioni della scorsa estate, le crisi societarie di Nissa e Acireale hanno scombussolato parecchi pronostici. Soprattutto i granata avevano allestito una squadra per ben figurare. Per come si era messa la stagione poi, non pensavo che il Palazzolo retrocedesse. Tra campionato e spareggi, i siracusani hanno sprecato grandi occasioni per salvarsi. In ottica play off, mi ha sorpreso che sia rimasto tagliato fuori il Savoia. Infine, in chiave promozione il duello tra Messina e Cosenza, con finale a vantaggio dei giallorossi, era stato messo in preventivo da parecchi addetti ai lavori».
GINTOLI (Noto): «Facile parlare a giochi fermi. Certo che rileggendo le mie interviste, sembra di non averne azzeccata nemmeno una. Diciamo che non avevamo dubbi che il Messina si lasciasse sfuggire la vittoria del campionato, così come le formazioni che nel corso delle settimane hanno dimostrato di valere i play off. Discorso diverso laggiù: non sorprendono le retrocessioni di Nissa e Acireale, datate febbraio, così come quella del Sambiase. Non mi aspettavo quella del Palazzolo, che vedevo favorito contro un Ragusa dato troppo presto per morto».
La squadra sorpresa per te qual è stata?
GAROZZO (Acireale): «Sorpresa non ne vedo una sola, ma più d'una. Comunque credo che le due più grandi sorprese del girone siano senza dubbio le due matricole del torneo: Comprensorio Montalto e Ribera. Soprattutto i siciliani, costanti lungo tutto l'arco della stagione e difficili da affrontare per chiunque. Non menziono il Città di Messina perché ha fatto esattamente il campionato che mi aspettavo: da play off. Con quell'attacco lì... ».
MAGAZZÙ (Messina): «Senza dubbio la Gelbison. I vallesi hanno assolutamente meritato il podio. Bene anche il Città di Messina, anche se con l’organico che aveva allestito probabilmente pensava di rimanere agganciata più a lungo al treno promozione. Non si possono, però, trascurare imprese come la salvezza del Ribera. Discorso a parte merita quanto accaduto nel girone di ritorno: il Noto, protagonista in negativo della prima fase del torneo, ha compiuto un miracolo quando tutti lo davano per spacciato. Discorso simile per la Cavese. Con il successo di domenica scorsa, poi, il Ragusa ha raddrizzato un’annata che stava diventando orribile».
GINTOLI (Noto): «Parlando di classifica, mi hanno sorpreso Ribera e Gelbison. Ma la squadra che più impressionato è stata il Città di Messina. Meno cinica del Messina, ma ho ancora negli occhi la partita contro il Noto al Palatucci, la più bella da quando seguo la Serie D. Sarei di parte se dicessi che il Noto è stata una squadra sorpresa? Pesando i giocatori l’impresa poteva sembrare probabile, ma società, staff tecnico e calciatori sono stati fantastici nel salvarsi direttamente».
La delusione più grande invece?
GAROZZO (Acireale): «La delusione più grande è senza dubbio l'Acireale. In estate non avrei mai immaginato che andasse a finire così, anzi mi ero espresso molto favorevolmente sulla rosa costruita da Pasquale Leonardo e dal duo societario Pennisi-Cocuzza. Poi per tutta una serie di circostanze ed errori clamorosi, le cose non sono andate così e la situazione è pian piano degenerata fino al 'calvario' finale. Oltre all'Acireale, invece, l'altra delusione del torneo credo sia il Savoia: mancare i play off con i nomi che sono passati quest'anno dal "Giraud" credo che sia davvero un peccato».
MAGAZZÙ (Messina): «Senza dubbio il Savoia, già a dicembre fuori dai quartieri più alti della classifica. Aggiungo, però, anche il Montalto. I silani avevano costruito una squadra ambiziosa e per una parte del torneo sono stati una sorta di ‘mina vagante’. Alla fine, per salvarsi, hanno dovuto addirittura attendere l’ultima giornata. Peggio ancora ha fatto l’Agropoli, costretto a passare dai play out. Nel mercato invernale, però, i campani aveva ridimensionato parecchio l’organico».
GINTOLI (Noto): «Il Noto: perché un pessimo girone di andata, ha precluso traguardi importanti. Ovviamente la mia è una battuta. Sarebbe troppo facile parlare di Nissa e Acireale, dispiace per il Palazzolo che era partito bene. Mi aspettavo di più dal Comprensorio Normanno e dal Savoia: ma le aspettative iniziali devono fare sempre i conti con le insidie strada facendo, su tutti la crisi economica che sta attanagliando il calcio di casa nostra».
Se dovessi stilarci la tua top 11?
GAROZZO (Acireale): «Mettendo in campo un4-3-3 dico: Lagomarsini (Messina), Cavallaro (Cosenza), Chiavaro (Messina), Patti (Acireale), Curcio (Sambiase), Guadalupi (Cosenza), Bucolo (Messina), Cosenza (Vibonese), Mosciaro (Cosenza), Corona (Messina), Citro (Città di Messina)».
MAGAZZÙ (Messina): «Escludo giocatori delle due squadre messinesi. In porta scelgo Comentale, ’92 della Cavese. Senza dimenticare però Linguaglossa, altro ‘92 del Ribera e il pari età Vezzani (Noto).
In difesa schiero Pallonetto del Savoia a destra, una coppia centrale formata dall’argentino Zegatti della Vibonese (anche se è andato via prima della fine del torneo) e da Astarita del Noto, mentre a sinistra scelgo il ’94 Filidoro del Cosenza. Una menzione, tra gli altri, la merita pure Guarro (sempre del Savoia). Il mio centrocampo ha due corsie particolarmente offensive. Una spetta, ovviamente, a “Biccio” Arcidiacono (nonostante la lunga squalifica). L’altra fascia è per un under, il ’94 D’Attilio dell’Agropoli. Per bilanciare l’assetto, in mediana metto due esperti “mastini”: Calabrese del Palazzolo e Pecora della Gelbison. In questo settore, però, non si possono dimenticare il ragusano Buscema e il palazzolese Aperi, entrambi Under. In attacco una maglia è assegnata di diritto: è quella del cosentino Manolo Mosciaro. Per affiancarlo, l’imbarazzo della scelta. A me è piaciuto tanto Piemontese del Montalto, uno spilungone dai “piedi buoni”. Il primo degli esclusi è Guadalupi, sempre del Cosenza».
GINTOLI (Noto): «Andiamo di 4-3-3, per restare fedele allo schema dell’allenatore che indicherò più sotto – ma che è facile già ipotizzare. In porta Lagomarsini (93); difesa a quattro con Pasqualicchio (93) terzino destro e il cosentino Filodoro (94) a sinistra. Coppia centrale di sicuro affidamento con Astarita e Ignoffo. A centrocampo, il capitano della Gelbison Pecora, con Mautone e Aperi (94) del Palazzolo. In attacco, sugli esterni vedrei bene Merito esterno destro, Mosciaro centrale e Tiscione a sinistra».
Chi sarebbe l’allenatore del tuo “dream team” di serie D?
GAROZZO (Acireale): «A me piace molto Alessandro Erra della Gelbison. Ha centrato i play off con il Sambiase la scorsa stagione e quest'anno ha bissato l'obiettivo con la squadra campana, dandole solidità difensiva e un bel calcio e senza avere a disposizione una rosa da urlo. Credo sia un ottimo allenatore e meriti la chance nella cosiddetta “grande piazza”. Note di merito, però, pure per Pasquale Rando e Antonio Soda».
MAGAZZÙ (Messina): «Timone affidato ad Alessandro Erra della Gelbison. La sua squadra è stata la rivelazione del torneo e che non sia un caso lo dimostra il lavoro svolto dal tecnico nelle stagioni scorse a Lamezia, con il Sambiase. Vanno tenuti presenti, però, anche Gagliardi del Cosenza, nonché le piccole, grandi imprese di Brucculeri del Ribera, Betta del Noto e Chietti della Cavese».
GINTOLI (Noto): «Giancarlo Betta, senza ombra di dubbio».
Quale pensi sia il futuro della “tua” squadra?
GAROZZO (Acireale): «Ad Acireale in questo momento "tutto tace". Si rincorrono le voci di possibili 'cordate' o presunti imprenditori interessati a rilevare il titolo, ma io mi chiedo: quale titolo? L'Acireale calcio del presidente Palella ad oggi (27 maggio), è ancora lì. Retrocessa, ma ancora viva. Poi non vedo in giro, onestamente, persone che possano garantire un progetto solido e duraturo negli anni, un progetto che possa far tornare a sognare altre categorie alla città. E senza 'sognare', si sopravvive soltanto. Palella comunque continua a promettere di voler "continuare questa avventura" e di essere al lavoro per "costruire qualcosa di importante". Vedremo, certo capisco che credere alle sue parole ormai è difficile per tutti, se non impossibile, ma magari cominciando a vedere qualche fatto concreto...chissà... ».
MAGAZZÙ (Messina): «Il presente e il futuro del Messina sono legati a un solo nome, quello di Pietro Lo Monaco e una strada maestra: la programmazione. Il dirigente di origini campane vuole portare il Messina in alto ma, soprattutto, vuole creare le premesse perché la squadra giallorossa abbia basi solide che le consentano, tra qualche anno, anche di puntare ai traguardi più ambiziosi».
GINTOLI (Noto): «O tre, o trentatré. Ho la sensazione che il prossimo campionato sia vietato a chi soffre di vertigini. Qualche indiscrezione trapela, ma è sempre meglio aspettare le ufficialità. Anche se nel calcio, come nella vita, non si può avere sempre tutto».