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Domenica 25 novembre 2012, in seguito alla sconfitta casalinga per 0-1 contro la Vibonese, ad Acireale si è verificata una delle tante bufere di questa tribolata stagione con la contestazione della tifoseria verso i vertici societari. In quel dopo gara, in sala stampa alla presenza dei giornalisti rassegnarono le proprie dimissioni il presidente Rosario Pennisi e l'amministratore delegato Giuseppe Cocuzza, i quali qualche giorno più tardi ritornarono sui propri passi ricoprendo i loro incarichi fino ad inizio 2013 quando si registrò l'insediamento di Salvatore Palella alla guida dell'Acireale Calcio. Di quell'organigramma societario faceva parte il direttore sportivo Pasquale Leonardo che, sempre dopo la sconfitta contro la Vibonese si è dimesso dal compito a lui assegnato a giugno 2012. Intervistato in esclusiva da Golsicilia.it, l'ex direttore generale del Messina ha parlato della sua esperienza ad Acireale esprimendo la sua personale opinione riguardo le vicissitudini che in questi mesi sono state attraversate dalla blasonata società granata.
Direttore, a luglio eravate partiti con l'intenzione di disputare un bel campionato, ma la stagione qualche settimana fa ha decretato la retrocessione dell'Acireale in Eccellenza. Secondo lei cosa non ha funzionato?
«Secondo me prima di tutto non ha funzionato la società che non ha saputo gestire la situazione, mi dispiace dirlo perchè rispetto molto le persone con cui ho lavorato. Ci sono state subito delle complicazioni per quanto riguarda l'aspetto economico dei pagamenti degli stipendi e poi da parte della società ci sono stati dei comportamenti poco chiari perchè quasi quotidianamente cercavano delle scuse sui vari ritardi: basti pensare che il primo stipendio è stato percepito ad ottobre. I ragazzi navigati per la categoria che avevo preso sul mercato estivo si sono sentiti presi in giro ed hanno agito di conseguenza. Ci tengo comunque a precisare che i calciatori che in estate ho portato ad Acireale non erano dei mercenari, ma degli uomini normali con delle famiglie da mantenere. Le problematiche che hanno le persone normali le hanno anche i calciatori».
Nell'estate 2012 sul calcio mercato avete compiuto una quasi totale rivoluzione dell'organico tecnico, ma tuttavia si è scelto di confermare l'allenatore Massimo Gardano che si è dimesso dopo la sconfitta di Ragusa alla terza giornata...
«Io sono arrivato ad Acireale non conoscendo nessuno, mi è stato chiesto di fare un determinato tipo di lavoro e penso di averlo fatto bene. Mi ritengo un'aziendalista e lavoro per la società. La scelta di confermare Gardano è stata voluta dall'ambiente in generale e dalla società. Tutti avevano un buon ricordo del tecnico torinese per quello che aveva fatto nella stagione precedente. Anche io ho avuto modo di conoscerlo ed apprezzarlo perchè è una brava persona ed un allenatore preparato. Le sue dimissioni sono state dovute al fatto che la situazione era degenerata ed il mister non aveva più la serenità necessaria per poter continuare a lavorare. Le sue dimissioni non sono dovute a colpe sue specifiche».
Sempre sul calcio mercato estivo ha fatto parecchio discutere la mancata conferma del fantasista Giuseppe Savanarola...
«Personalmente lo avrei confermato perchè è un calciatore di livello con una grande personalità. Ebbi modo di parlare con il ragazzo a cui ho spiegato il mio punto di vista, poi le cose hanno preso una piega diversa e lui si è accasato altrove. Non c'è una motivazione particolare, ma rimane il fatto che per me i calciatori di qualità come Savanarola vanno sempre riconfermati».
Circa un mese dopo le sue dimissioni alla guida dell'Acireale Calcio si è insediato Salvatore Palella. Da osservatore esterno che idea si è fatto del suo operato?
«L'operato di Palella è stato molto ambiguo, ma non ho avuto modo di seguire in modo approfondito il suo lavoro. Sicuramente da osservatore esterno dico che non ha operato molto bene e non ha dato una buona impressione di se. Tutto quello che ha promesso, compreso l'arrivo di calciatori come Suazo e Cordova, per lui ha rappresentato una sorta di "boomerang" che gli è tornato indietro. É anche vero che ha ereditato una situazione difficile e proprio per questo doveva comportarsi senza fare grandi proclami. Mi riferisco anche alla situazione tecnica che è stata gestita malissimo perchè a dicembre la squadra è stata smantellata, ma non sono arrivati calciatori in grado di sostituire i precedenti. La qualità tecnica dell'organico, rispetto a quella di inizio stagione è stata inferiore. Tuttavia, da quello che so anche con i calciatori arrivati a dicembre si sono registrati dei comportamenti poco chiari da parte della società. Credo che con Palella la situazione societaria sia peggiorata perchè adesso l'Acireale si ritrova retrocesso e con un futuro incerto. Acireale non merita questa situazione perchè è una città importante e da queste vicissitudini l'immagine all'esterno della società calcistica ne ha risentito parecchio. Proprio quest'ultima cosa non doveva accadere e questa forse rappresenta una delle principali colpe da imputare a Palella».
In che modo a suo modo di vedere una piazza come Acireale può essere rilanciata?
«Secondo me in questo momento Acireale necessita di un progetto. A me dispiace molto che una città come Acireale non abbia una sua società sportiva degna di tale nome con una specifica organizzazione che parta dal settore giovanile e dalla scuola calcio. Negli ultimi anni Acireale ha vissuto alla giornata senza le dovute competenze e senza programmare il futuro. Se si fanno due calcoli in quattro-cinque anni sono state spese delle somme importanti senza costruire una base solida per il futuro. Per evitare tutto questo è necessario partire con un progetto che parta dal basso senza fare dei proclami, ma con delle persone competenti e con gente che ci voglia scommettere. Ad Acireale c'è fame di calcio, ma se non si inizia un progetto serio coinvolgendo l'intera città, c'è il rischio che ogni anno si possa scomparire. Credo che bisogna costruire qualcosa di buono perchè con la crisi che stiamo vivendo difficilmente si trova un imprenditore pronto ad investire in modo importante senza avere delle garanzie. Acireale ha le potenzialità per rilanciarsi perchè è una città importante con grande tradizione calcistica».
Prima di Acireale lei ha lavorato a Messina per due anni come direttore generale. Salvo clamorose sorprese, domenica i peloritani ritorneranno tra i professionisti dopo cinque anni...
«Ad inizio stagione ai suoi colleghi dissi che il Messina avrebbe vinto il campionato e si sta avverando. Il Messina come società ha delle persone competenti e un'importante solidità. Quando ci sono queste componenti i risultati vengono automaticamente. Quando ero a Messina la situazione non era bella soprattutto al primo anno quando abbiamo compiuto un miracolo, mentre al secondo anno abbiamo fatto i play off. Tuttavia abbiamo lavorato tra grandissime difficoltà, ma abbiamo salvato il titolo sportivo. Poi è arrivato un grande imprenditore, il quale aiutato da un grande uomo di calcio come Pietro Lo Monaco ha potuto riaccendere l'entusiasmo a Messina. Quando si ha una solidità tecnica e finanziaria si va avanti senza problemi».
Ritornando al suo lavoro svolto ad Acireale c'è qualcosa di cui si rammarica?
«Certamente ho qualche rammarico perchè avrei voluto fare ad Acireale quello che meritano la città e la tifoseria. Non ho avuto modo neppure di parlare di progettualità perchè non ce ne stato il tempo. Mi dispiace perchè non ho potuto lavorare come avrei voluto, ma è anche vero che ad agosto gli addetti ai lavori affermavano che l'Acireale aveva operato bene sul mercato e poteva puntare in alto. Ci tengo comunque a precisare che la squadra che ho costruito in estate ha avuto dei costi contenuti, mentre altre società hanno speso molte più risorse economiche rispetto a noi. Purtroppo quando una società non è solida economicamente tanto da mantenere una squadra livello, si verificano le situazioni che quest'anno sono successe ad Acireale».
Domenica scorsa un giovanissimo Acireale ha perso in casa per 0-7 contro la Pro Cavese, un risultato che per le proporzioni ha fatto scalpore. L'atteggiamento dei campani si può considerare una mancanza di rispetto verso i giovani acesi?
«Assolutamente si. Credo che l'atteggiamento dei campani sia stata una mancanza di rispetto verso i giovani calciatori acesi anche se probabilmente la Pro Cavese ha approfittato della situazione favorevole per sistemare la propria differenza reti. Però è un atteggiamento che va stigmatizzato perchè si sono comportati da persone irriguardose. Diciamo che da un punto di vista umano non gli fa onore quello che hanno fatto».
Da addetto ai lavori come vede l'estate 2013 nel panorama del calcio dilettantistico siciliano?
«È tutto un discorso legato a quello che ho detto prima. Quando non c'è progettualità e solidità strutturale si rischia grosso perchè tutto è destinato a crollare. La progettualità manca un po ovunque nel sud Italia, ma quelle poche società siciliane che si sono ben strutturate oggi si trovano in Serie A o lottano per la Serie B. Tolte queste realtà in Sicilia non c'è molto. Acireale può essere parte di certe società, ma bisogna partire con umilità dal basso e pensare a lunga scadenza. Ribadisco che ci vogliono delle persone giuste e competenti che non pensino solo alla singola stagione».
Quali sono i suoi futuri progetti professionali?
«Attualmente sto collaborando con una società in attesa che inizi la prossima stagione, ma per il momento la cosa è ufficiosa e preferisco parlare quando sarà tutto ufficiale. Stiamo organizzando questa società per la prossima stagione anche per quanto riguarda il calcio mercato. Bisogna comunque tener conto che tutto il movimento calcistico sta attraversando un momento particolare e di conseguenza tante cose possono cambiare».
Da qualche mese anche sulle partite di Serie D si può scommettere. Lei è favorevole o contrario verso questa nuova tendenza?
«Sono assolutamente contrario. In generale sono contrario alle scommesse anche nelle categorie professionistiche. In Serie D sono contrario per una questione di principio ed anche perchè secondo me queste cose non fanno bene al calcio. Io ho un'idea di calcio pulito fatto con i giovani e con le competenze. Pertanto bisogna tener fuori dal mondo del calcio queste situazioni che rischiano di sporcare l'intero movimento».
Grazie per la disponibilità...
«Grazie a voi. Alla prossima».
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