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Pasquale Leonardo, ex direttore sportivo dell’Acireale, che ha rescisso con la società granata, poco meno di un mese fa, ha raccontato a Golsicilia.it come sono andati i quattro mesi da dirigente della squadra etnea.
Direttore, la stagione finora è stata deludente rispetto alle aspettative iniziali…
«Si, tutti ci aspettavamo di più. La verità è che quando succedono queste cose, la colpa è un po’ di tutti e anche del sottoscritto evidentemente. Purtroppo gli errori sono stati indotti da alcuni comportamenti diciamo un po’ “assurdi”».
In che senso?
«Partiamo dall’inizio. Mi è stato chiesto di costruire una determinata squadra con un determinato budget e io ho rispettato sia la volontà della presidenza, sia il budget che mi hanno dato, purtroppo a parole. L’unica cosa che ho chiesto alla società, mentre costruivo la squadra, è stata quella di fare fronte alle esigenza dei calciatori. Essendo giocatori navigati, esperti, e tra virgolette anche “scaltri”, ho chiesto di dar loro serenità, perché lavorando tranquillamente avremmo senz’altro ottenuto dei risultati diversi, qualche punticino in più l’avremmo sicuramente messo da parte».
Poi cosa è successo?
«Diciamo che la partenza è stata questa, poi via via è mancato un po’ tutto quello che ci era stato promesso e si è verificato quello che tutti conosciamo. Contestazioni, dimissioni di massa e quant’altro. Anche dopo la vittoria col Città di Messina ci sono stati dei comportamenti un po’ “ridicoli”, per cui i calciatori hanno perso serenità, non credevano più a nulla. Ad oggi è stato pagato solo il primo stipendio, per cui insomma sono venute a mancare tutte quelle garanzie importanti. Non che i calciatori siano mercenari, ma quando uno ha famiglia, un mutuo da pagare e delle scadenze, con la crisi che c’è… Posso assicurare che il costo della squadra era assolutamente basso rispetto al valore dei calciatori che avevamo».
Molti addetti ai lavori, nel tempo, hanno dichiarato che non è facilissimo convivere con la piazza di Acireale…
«Si, questo è un altro aspetto ahimè trascurato e sottovalutato dall’inizio. In principio tutti ci volevano bene, sia a noi della società che ai giocatori appena arrivati. Era tutto rose e fiori. In verità, mi dispiace molto dire questo, ma ammetto che la società è in mano ad un gruppo di tifosi che ne determinano le sorti. Tifosi a loro volta “comandati” da gente che ha delle mire particolari eccetera eccetera. In questo senso è sempre mancata la serenità. Dopo la prima partita, a Messina, nella quale abbiamo fatto un’ottima prestazione, non lo dico io ma gli addetti ai lavori, al ritorno allo stadio c’era già uno striscione di contestazione, alla prima di campionato...».
Il presidente Pennisi, nonostante si sia dimesso, è tornato sui suoi passi perché comunque non ci sarebbe a chi lasciare la squadra…
«Il presidente Pennisi è una persona più che per bene, che io rispetto e stimo moto. Ritengo però che per fare calcio ci vogliano altre competenze, altre risorse. Io non attacco la società, perché ripeto sono bravissime persone, sia l’amministratore che il presidente, però non credo sia questo il modo di fare calcio. C’è sicuramente la buona volontà, ma non ci sono i mezzi e non ci sono delle garanzie che dovevano essere fondamentali per andare avanti. Siamo andati in difficoltà subito e i calciatori di conseguenza pure, ma comunque hanno continuato ad allenarsi seriamente, a svolgere il proprio compito seriamente e professionalmente. Dopo l’arrivo di mister Marra le cose si stavano sistemando, però sono continuati questi reiterati comportamenti, promesse e mancate promesse. Poi è normale che i ragazzi non ce l’hanno fatta più e ora assistiamo a questo fuggi fuggi generale».
Quando c’è stato l’addio di Gardano, si è detto che una parte della squadra avesse remato contro il tecnico torinese, c’è qualcosa di vero?
«No, assolutamente no. Però come ho detto prima, tornando dalla bella trasferta di Messina, troviamo al “Tupparello” uno striscione con su scritto “Gardano vattene”. Il mister ha verificato che non c’erano più le condizioni per lavorare, non c’era più un ambiente sereno. Non è vero che è lo spogliatoio ad averlo “fatto fuori”, come si dice in gergo».
L’arrivo di Marra aveva portato un po’ d’entusiasmo. La vittoria di Noto e buone prestazioni, sembrava la situazione stesse migliorando…
«Stava rientrando tutto, eravamo tutti contenti anche perché le prestazioni sul piano fisico e atletico erano migliorate notevolmente. La squadra riusciva a tenere bene i 90 minuti, i ragazzi avevano ritrovato le motivazioni, però si è ripetuto ciò che era successo prima. Io non voglio tornare sul fatto degli stipendi non pagati, ma quello incide molto sui giocatori. Poi i vari Cortese, Ancione, Patti, Macrì, Tedesco, Varriale, non è che li scopro io, forse sono stato abile a portarli ad Acireale e a prezzi contenuti, però è chiaro che questa è gente navigata ed esperta e quando si sente presa in giro, agisce di conseguenza».
È stato difficile convincere Marra?
«Per portarlo ad Acireale ho fatto i salti mortali, perché in molti non lo volevano. Ho minacciato anche di dimettermi se non fosse arrivato Marra. So che oltre ad essere un allenatore molto preparato, è una grande persona che riesce ad essere dura quando serve, sa gestire lo spogliatoio». Credo che ce la possa fare, vedremo che squadra avrà a disposizione».
Senza serenità e sicuramente difficile esprimersi al meglio…
«Esatto. Non parlo solo di pagamenti, ma proprio di comportamenti generali. La proprietà deve avere le liquidità per gli stipendi, altrimenti non hai dove andare. Altre situazioni simili? No, mai. Ho vissuto forse una situazione similare a Messina, ma non di questa ampiezza. Comunque sullo Stretto il primo anno abbiamo fatto un miracolo e l’anno dopo i play off. Io temo che ad Acireale in questo momento ci siano delle condizioni difficili e l’influenza dei tifosi non aiuta. Mi creda, io rispetto molto i supporters acesi, però che riescano a determinare le sorti di una società, credo sia una cosa pazzesca».
Circa un mese fa, ha deciso insieme alla società di rescindere consensualmente. Che è successo?
«Si era parlato di una nuova società, di rivedere il budget, però ormai era venuto a mancare tutto e abbiamo deciso consensualmente di separarci. Anche perché non mi andava di fare figuracce con nessuno, dai giocatori agli addetti ai lavori. Poi i continui attacchi della tifoseria mi hanno davvero fatto capire che non c’erano le possibilità per lavorare seriamente. Quando un gruppo di 30-40 persone decidono le sorti di una società, non è possibile fare calcio».
Vuole aggiungere qualcosa?
«Spero che l’Acireale salvi la categoria, vedo che stanno facendo una rivoluzione, le rivoluzioni dicembrine mi sembrano molto pericolose però auguro loro di salvarsi. La squadra si è impoverita dal punto di vista della qualità, vedremo cosa riusciranno a fare. Comunque ripeto, io auguro di cuore al mister e a tutto l’ambiente di riuscire a salvarsi».
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