SPINESI a GS.it: «Derby partita a sè. Il Palermo sta meglio, ma il Catania...»

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Golsicilia.it ha intervistato in esclusiva Gionatha Spinesi, indimenticato bomber del Catania e protagonista indiscusso negli anni della risalita e dell'affermazione nella massima serie durante l'attuale era Pulvirenti. Il "Gabbiano" ha espresso ai nostri microfoni i propri pareri e sentimenti in vista del derby con il Palermo di domenica.

Innanzitutto ti chiedo che partita ti aspetti domenica, tra i rossazzurri che stanno vivendo un periodo di leggera flessione e i rosanero carichi e tornati in corsa per la salvezza con 7 punti nelle ultime tre gare.

«Il derby è sempre una partita a sé, che si differenzia dalle altre di campionato, sia che si debba affrontare l’ultima in classifica, sia che si debba giocare a Torino contro la Juve: è la partita delle partite. Il Catania attualmente è un po’ sulle gambe a livello fisico, mentre il Palermo sembra rigenerato dal ritorno di Sannino. I rosanero sono motivatissimi in quanto hanno bisogno di punti, sono motivati anche gli etnei che terrebbero acceso il lumicino dell’Europa, anche se la lotta per la qualificazione alle competizioni continentali è molto difficile per la concorrenza, cui si sono aggiunte Udinese e Roma. Le motivazioni quindi sono tutte dalla parte del Palermo, l’unico elemento che il Catania vanta in più è l’esigenza di riscattare la brutta prestazione dell’andata, con tutte le chiacchere che ci sono state,  e dimostrare ai tifosi che si è trattato di una serata che non deve ma può capitare, e che una giornata “no” può avere luogo per più di un giocatore: dovrà essere un’altra storia sotto quel punto di vista, poi si può anche perdere».

Il Catania aveva affrontato quella partita con i favori dei pronostici, i rapporti di forza con il Palermo sono cambiati in meglio per i rossazzurri. Nelle stagioni passate per gli etnei l’inferiorità tecnica ne ha amplificato l’abnegazione e la tensione agonistica, pensi quindi che disputare questo derby con la pressione di essere favoriti possa essere un test di maturità? E in che modo possono farsi forti di questa situazione?

«Prima di tutto, io penso che il Catania la maturità non la debba assolutamente dimostrare a nessuno. L’ha già dimostrata nel corso degli anni: non è un caso che si conseguano sette salvezze di seguito in serie A e l’anno prossimo si disputi l’ottavo campionato consecutivo nella massima serie. Il Catania deve riscattare il derby dell’andata nel contesto di un campionato da incorniciare, comunque vadano le cose: la società e la squadra, per quello che hanno fatto, meritano solo di essere applauditi. E’ normale che a Catania ci si aspetti una gara che cancelli l’andata del derby, come me l’aspetto io e come se l’aspettano altri; si rischierebbe di vanificare una stagione comunque storica, con il record di punti ormai ad un passo, se anche stavolta, sul piano agonistico, dovesse andare male, ci sarebbe il rammarico per i due derby persi, ma per il resto bisognerebbe soltanto dire “bravi”, alla squadra e alla società che la scorsa estate è stata abile nel tenere un gruppo compatto, cosa che inevitabilmente non potrà essere fatta nella prossima; lì ci dovrà essere la bravura e l’intelligenza, come è stato finora, nel non impoverire eccessivamente la squadra a livello tecnico, onde evitare di correre gravi rischi».

Come stai sentendo il derby a metà settimana? Che differenza provi tra il disputare tali partite in campo da protagonista e il guardarle dall’esterno?

«Io il derby ormai lo respiro, già dopo due-tre giorni ho cominciato a riflettere e provare a prevedere obiettivamente come andrà a finire, ed è difficile. Il Catania, come ho detto prima, è un po’ sulle gambe, il Palermo sta molto bene fisicamente, inoltre cominciano ad arrivare i primi caldi e gare come queste, nel rush finale di campionato, le vince chi sta meglio. Ovviamente mi auguro che questo non accada, e spero che il Catania compensi questo gap di condizione con la voglia e con la cattiveria agonistica, sempre tenendo a mente l’intento di riscattare l’andata. Per quanto mi riguarda, i derby sono quelle partite che ora che ho smesso viene voglia di riscendere in campo per giocarle, chiunque essendo un ex giocherebbe gare come questa, io le giocherei tutte… però senza allenamento! Mi farebbe enormemente piacere se il Catania riuscisse a vincere, come mi farebbe piacere se si salvasse il Palermo: è un patrimonio della Sicilia e per la regione avere due squadre in serie A è molto importante, anche per il richiamo da parte del resto d’Italia. Ovviamente spero che il Palermo non faccia risultato e che vinca il Catania, ma mi auguro che i rosanero vincano tutte le gare rimanenti e riescano a salvarsi. Certo, e qui apro una parentesi, se alla fine retrocederanno non piangerò, non mi metterò in processione e non farò cose simili, per me la cosa che più conta è che il Catania vinca domenica».

Dando un’occhiata in casa degli avversari, si registra l’indisponibilità di capitan Miccoli, e la ripresa del Palermo è venuta a dipendere dalla sua buona forma insieme al tocco di Sannino. Quanto inciderà quest’assenza secondo te?

«Conosco molto bene Fabrizio, è un giocatore molto importante anche a livello caratteriale e di carisma per il tempo di militanza e la posizione che ricopre nel Palermo, quindi sicuramente è una perdita molto, molto pesante per i rosanero. Certo, in situazioni come queste bisogna andare sopra tutto, anche un lutto, ma diciamo che Fabrizio in queste partite rappresenta un buon 30% del Palermo, e senza di lui se i rosanero dovessero prendere gol per primi la partita si metterebbe su binari ottimi per il Catania, se poi dovessero andare in vantaggio la situazione potrebbe poi essere raddrizzata, ma in caso di gol subito senza Fabrizio in campo sarebbe dura».

Secondo te il Catania, se non dovesse raggiungere la qualificazione in Europa League, quale punteggio dovrebbe ragionevolmente ottenere alla fine del campionato? Qual è il massimo che può fare?

«Allora, vincendo domenica col Palermo e considerando, obiettivamente, l’ipotesi di una sconfitta col Milan a San Siro, rimarrebbero poi quattro gare abbordabili, che i rossazzurri potrebbero vincere tutte giocando con determinazione e cattiveria agonistica. Gli etnei quindi potrebbero cogliere 15 punti di qui fino alla fine del campionato, e chiuderebbero a 62, che in ogni caso è una quota che, pur non considerando l’obiettivo, se non porta in Europa comunque avvicina ad essa. Molto dipenderà dalla capacità di rigenerarsi atleticamente, adesso il Catania è sulle gambe, ma se i rossazzurri si solleveranno e vinceranno il derby, togliendo Milano rimarranno quattro partite abbordabilissime. Pur non considerando il traguardo, con 62 punti all’80% si arriva in Europa League. In ogni caso si tratta di discorsi, di chiacchere, io da giocatore cercavo sempre di evitare di parlare con i se e con i ma, io guardo adesso al derby di domenica: è quello l’obiettivo per adesso, vincendo si realizzerebbe il record di punti in serie A e più di così in tale occasione, in concomitanza con un successo sul Palermo, ottenuto riscattando l’andata e nonostante una condizione fisica non smagliante, non si potrebbe avere. Io spero in una vittoria per la piazza di Catania, perché la conosco, e in caso di sconfitta si potrebbe avere la tentazione di fare discorsi del tipo “Ma il Palermo qua, ma il Palermo là…”: non è assolutamente a questo che dobbiamo pensare domenica».


Michele Patanè 18/04/2013
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