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Golsicilia.it continua con la rubrica che accompagnerà i lettori appassionati di serie D per l'intera settimana, sino alla vigilia dell'esordio in Coppa Italia per alcuni dei club del girone I. Oggi a presentarci il nuovo Noto, sarà Ottavio Gintoli.
Ottavio Gintoli, giornalista pubblicista, corrispondente per la cronaca e lo sport della città di Noto per il quotidiano "La Sicilia" dal novembre del 2008. Segue il Noto dalla stagione 2005/2006, dalla cavalcata vincente di Prima Categoria. Ha collaborato con le emittenti Telecolor come radiocronista delle partite interne dei granata, Tele Uno Tris, Video Mediterraneo e Canale 8.
Ottavio sta nascendo il nuovo Noto targato Galfano. La dirigenza ha deciso di puntare sull’ex Palazzolo e proprio Noto. Sei convinto della scelta di riportare in granata il tecnico marsalese?
«Si. Mister Galfano meritava la conferma già la corsa stagione, dopo aver centrato l’obiettivo per il quale era arrivato a Noto nel marzo del 2011, una salvezza insperata passata dallo spareggio playout contro la Rossanese. Entrare in corsa è diverso dal poter costruire una squadra già dall’inizio della stagione, potendo indirizzare mercato e preparazione. Galfano meritava questa opportunità: ha dimostrato di saper gestire i momenti difficili, qualità imprescindibile per un allenatore».
Parlando sempre del tecnico, che schema adotterà e in che modo credi giocherà la formazione granata?
«Qualcuno – me compreso – ha criticato il difensivismo del primo Galfano. Ma il mister ha avuto ragione, in quanto il fine ha poi giustificato il mezzo, e l’obiettivo salvezza venne centrato. Ma quello era un altro Noto, impaurito e ridotto all’osso dagli infortuni. Dalle prime parole, mister Galfano ha fatto intendere di voler giocare con il 4-3-3. Penso che nel calcio di oggi più che lo schema contino i giocatori e la loro duttilità. E’ uno schema che permetterà al Noto di poter sfruttare il proprio potenziale in attacco senza scoprirsi troppo in difesa. Pensò che sarà un Noto meno fisico delle altre stagioni, che punterà molto sulla velocità degli esterni e sulla fantasia di una squadra che vuole fare dell’imprevedibilità la sua forza nascosta».
Si potrebbe già ipotizzare un 11 titolare?
«Penso che la formazione titolare non esista, in quanto è giusto che tutti possano partire alla pari, giocandosi il posto. Essere troppo sicuri di una maglia da titolare potrebbe essere un boomerang. In porta andrà necessariamente un portiere in quota, mentre Prestigiacomo e Priola, entrambi under, partano favoriti sulle corsie esterne di difesa, con Montalto, Piccirillo e Lo Piccolo in lotta per i due posti da centrali. A centrocampo, invece, il trio Ymeri-Pirrone-Mautone può considerarsi il trio “titolare”, mentre in attacco Auricchio sarà il classico numero nove, con Fontanella e Sisalli ai lati. La presenza di altri importanti giocatori in rosa permetterà ai granata diverse soluzioni: l’argentino Arza potrebbe essere un’arma in più in attacco, così come non bisogna sottovalutare i giovani Lo Giudice e Sorrentino, e lo stesso Conti, che a Noto conosciamo bene per aver siglato il gol del 3 a 2 per il Marsala lo scorso anno, sancendo l’esonero di mister Lombardo».
Domenica 26 si parte con la Coppa Italia, stai seguendo il ritiro, i ragazzi di Galfano hanno già giocato le prime amichevoli, come vedi dal punto di vista atletico la squadra?
«Devo essere sincero. Tra la prima settimana di preparazione in quel di Palazzolo e un viaggio in Francia, non ho ancora visto nemmeno un allenamento della formazione granata. E per questo sono molto curioso di vederli al più presto all’opera. Ho raccolto un po’ di sensazioni e di informazioni dai nostri tifosi. La squadra sta lavorando bene e il gruppo sembra già ben compatto. Dal punto di vista atletico non mi posso esprimere, ma conoscendo i metodi di Galfano e del preparatore Panicola penso che tutto sia stato studiato per arrivare in forma all’esordio stagionale in coppa. Un esordio dal sapore particolare, visto che incontreremo quella che può essere definita la nostra bestia nera, quel Palazzolo che l'anno scorso ci ha battuto tre volte su tre tra coppa e campionato».
Il mercato è invece ancora aperto, il ds Conti ha già ben lavorato, credi che serva ancora qualcosa alla rosa attuale?
«A Noto siamo abituati ad un continuo vai e vieni di calciatori. Quest’anno devo dire che le cose sono andate diversamente, segno di idee chiare e ben precise. Quei giocatori andati via sono stati sostituti e la panchina è stata allungata per consentire a Galfano di variare la formazione la seconda di ogni tipo di avversario. Qualche botto potrebbe arrivare, ma la squadra penso sia apposto così. Se firmasse il colombiano Merito e non ci fossero problemi con il tesseramento di Arza, resta solo da chiudere il reparto dei portieri. Poi non sta a me dire cosa manca o cosa serve: ancora non abbiamo visto una partita ufficiale e per questo è ancora troppo presto per giudicare».
C’è un giocatore su tutti che secondo te potrà dare quel qualcosa in più ai granata?
«La grinta di capitan Montalto, la regia di Ymeri, la corsa di Mautone, il senso del gol di Fontanella e la potenza di Auricchio. Mi sento un po’ Arrigo Sacchi nella pubblicità di Mediaset Premium, ma scherzi a parte penso che il segreto del Noto è il collettivo. E’ vero che poi ci ricordiamo di chi segna (o di chi para i rigori), ma nel calcio si vince, pareggia o perde sempre in undici. Mi aspetto molto da Auricchio: fare meglio di Villa è difficile, ma il centravanti napoletano sembra uno che ama le sfide e penso proprio che farà di tutto per andare oltre le 15 reti stagionali».
Invece tra gli under, chi potrà rivelarsi per te una piacevole sorpresa?
«Ymeri è un calciatore di cui sentiremo parlare in futuro. Un motorino di centrocampo dall’ottima visione di gioco. E’ una grande persona, molto educata e rispettosa. Sembra timido, ma in campo è uno dei leader della squadra. Si dice un gran bene dei nuovi arrivati, ma sarà il campo a dare le prime conferme. Penso che se avrà le giuste opportunità, l’ex del Vittoria Lo Giudice potrebbe essere un jolly da non sottovalutare, mentre il portiere Vezzani è atteso dalla stagione della consacrazione. Ma con i giovani non bisogna avere fretta: non possiamo pretendere che gente di 17 anni possa avere i connotati del grande campione, anche perché altrimenti non giocherebbe ancora in Serie D. Sarebbe bello poter contare anche sui giovani della nostra città: magari non troveremmo subito dei titolari, ma lavorare su un gruppo di giovani magari ’94 e ’95 può in futuro dare i suoi frutti».
L’obiettivo dichiarato è quello di una salvezza tranquilla, con la possibilità di inserirsi in zona play off, è in grado di raggiungere l’obiettivo prefissato la formazione netina?
«Nelle due ultime stagioni il Noto ha fallito gli obiettivi di inizio stagione. Si partiva per i play off ed invece la salvezza è arrivata nel 2011 solo ai play out e adesso a due giornate dalla fine. Quest’anno, forse per scaramanzia, si è pensato di ridimensionare l’obiettivo finale. Bisogna aspettare di avere un quadro completo per poter dire dove può arrivare questo Noto, ma penso che la salvezza sia un obiettivo più che alla portata dei granata. Per i play off, invece, tutto dipenderà dai primi mesi del prossimo anno. Sarà forse una coincidenza, ma il Noto a dicembre ha sempre girato in posizioni importanti e a pochi punti dai play off, per poi crollare vertiginosamente nei mesi di Gennaio e Febbraio. Se si riesce ad evitare questa emorragia, l’obiettivo spareggi finali non potrebbe essere così irraggiungibile come sembra».
Secondo il tuo parere chi sarà la squadra da battere nel girone I della prossima stagione?
«E’ un girone tosto quello di quest’anno, tanti derby e partite difficili oltre lo Stretto di Messina. In pole vedo il Messina di Lo Monaco, squadra costruita per vincere. Un gradino più sotto, tra le siciliane spicca il Comprensorio Normanno mentre bisognerà stare attenti anche ai movimenti delle campane, Savoia tra tutte».
Qual è l’entusiasmo intorno alla squadra? I tifosi sono soddisfatti o si aspettavano qualcosa in più dalla dirigenza?
«Se invece dei punti in classifica si potesse misurare e contare l’entusiasmo che gravita attorno alla maglia granata, il Noto potrebbe essere già da anni tra i professionisti. Questa è stata un’estate dai due volti. All’inizio la scelta di Galfano e le difficoltà nell’allestire la squadra avevano portato ad alcuni malumori. Poi con il tempo e con l’inizio della preparazione le cose sembrano essersi sistemate e adesso tutto l’ambiente è pronto e carico ad una nuova stagione in Serie D. Vivere in un contesto economico di crisi non può permettere di misurare l’entusiasmo in termini di abbonamenti, ma sono convito che il pubblico netino che tiene veramente a questa squadra ha capito i sacrifici del presidente Musso e non farà mancare il proprio appoggio».
Tra le “outsider” chi può rilevarsi una piacevole sorpresa per il calcio siciliano dilettantistico?
«Ragusa e Acireale possono fare bene, così come i cugini del Palazzolo. Poi questo è uno sport molto strano: magari quelle squadre che hanno fatto una prima parte di stagione positiva, raggiunta una quota tranquilla cominciano a smantellare alterando un po’ gli equilibri iniziali. E’ un fenomeno da combattere, o quanto meno di cercare di ridurre al minimo».
Un saluto ed un immenso grazie ad Ottavio Gintoli, con l’augurio di buon lavoro per la prossima stagione.
«Grazie a voi per avermi dato l’opportunità di trovarmi dall’altro lato del microfono. Un augurio reciproco per questa nuova stagione che ci apprestiamo a vivere, convinto che la sinergia e la collaborazione anche tra testate diverse non può che fare bene al panorama calcistico siciliano».
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