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Dopo la sconfitta di ieri il Catania ridimensiona i propri sogni europei. Eppure, a tre minuti dal termine delle ostilità, la gara si stava svolgendo come da copione, con gli etnei in vantaggio sul Lecce con un gol arrivato, ancora una volta, sugli sviluppi di un calcio da fermo. I rossazzurri, graziati da Di Michele che, a un quarto d’ora dal termine, ha spedito fuori un calcio di rigore, hanno fallito più di un’occasione per chiudere la partita e portare a casa i tre punti. Ma la formazione di Montella si è fatta raggiungere da un’inconcepibile contropiede quando i giochi sembravano ormai fatti. Carrizo, poi, si è scagliato contro l’arbitro, reo di aver concesso un gol che, in realtà, aveva fatto bene ad assegnare: l’argentino si è prima beccato un giallo per proteste e, subito dopo, è stato sbattuto fuori per aver applaudito il direttore di gara che non ha fatto altro che applicare il regolamento. L’ex laziale ha regalato, di fatto, la partita ai salentini che hanno avuto la strada spianata, visto che, in virtù delle tre sostituzioni già effettuate dal tecnico campano, in porta è finito Lodi. Se il Catania ha perso, insomma, la colpa è soprattutto di Carrizo e la standing ovation a lui tributata dal pubblico al momento della sua uscita dal rettangolo verde è inconcepibile.
I rossazzurri, a causa della sconfitta di ieri, con tutta probabilità salutano l’Europa che dista cinque punti a sei giornate dal termine. Troppi, considerando che le due avversarie dirette per centrare l’obiettivo in questo momento si chiamano Napoli e Inter, due club che in questa stagione sono arrivati fino agli ottavi di Champions League. La marcia degli etnei riprenderà lunedì sul neutro di Trieste contro un Cagliari a caccia degli ultimi punti per mettere nero su bianco una salvezza che, in caso di risultato positivo questa sera a Bologna, sarebbe solo una formalità. Montella, durante questo scorcio di settimana, dovrà ritrovare i suoi giocatori e infondere in loro le giuste motivazioni per proseguire una stagione che, ormai, non sembra avere più nulla da dire.
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