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Marco Carli, giornalista e volto noto dell'emittente catanese Antenna Sicilia, è intervenuto oggi ai microfoni di Golsicilia.it per rispondere ad alcuni quesiti sulle vicende del Catania.
Il Corriere della Sera domenica apriva la pagina sportiva così: «Ma se il Napoli punta allo scudetto, lo dovrà fare anche il Catania? Forse sì, almeno a vedere numeri e fatti». Cosa ne pensi, Marco?
«Penso che i risultati ottenuti finora e l’attuale posizione in classifica siano eccezionali. Il gioco degli uomini di Montella, inoltre, è ottimo. Questo, però, non può portare a voli pindarici perché c’è il rischio che puntare ad obiettivi più importanti, come l’Europa, possa essere pagato nella prossima stagione. Io, invece, credo alla politica della società, quella dei piccoli passi. In ogni stagione bisogna pensare a migliorarsi e poi, poste le basi con il nuovo centro sportivo e, magari, con il nuovo stadio, puntare a posizioni di classifica più prestigiose e alla ribalta europea. È chiaro che se vogliamo fare una boutade, visto il gioco espresso contro il Napoli, che punta allo scudetto, possiamo inserire anche il Catania tra le pretendenti alla vittoria del campionato».
La squadra convince, ma Andujar no. Condividi?
«Il portiere argentino non ha avuto colpe specifiche contro il Napoli, ma dà sempre l’impressione di essere poco convinto nelle uscite e, soprattutto, di non dare sicurezza al reparto arretrato. È un elemento di cui la società, indubbiamente, si sarà resa conto e non potrà che essere valutato in chiave futura».
Parliamo di Marchese: in poco tempo è passato da gregario a eroe.
«Innanzitutto, devo dire che il suo exploit mi fa piacere perché è un ragazzo sempre disponibile ed è uno di quelli che, anche in conferenza stampa, dice sempre quello che pensa. Tra l'altro, è siciliano. A luglio Montella lo aveva messo da parte, ma da quando è stato introdotto questo nuovo modulo è diventato protagonista. Il suo lavoro non è facile, visto che copre una fascia di campo enorme: deve aiutare la difesa, fare le diagonali per recuperare sugli esterni offensivi della squadra avversaria e, poi, deve anche dare il suo contributo in attacco con i cross. A questo proposito, devo dire che è anche migliorato tecnicamente».
Legrottaglie, Bellusci e Spolli. La difesa del Catania finisce qui. Può rappresentare un problema, a lungo andare, l’assenza di turnover?
«Se la società fino all’ultimo giorno di mercato ha provato ad ingaggiare Galeano è perché, forse, si era accorta di qualche carenza nell’organico sotto l’aspetto difensivo. Il Catania, però, non ha i ritmi delle squadre che giocano in Europa, per cui un minimo di riposo c’è. Onestamente ero più preoccupato a inizio campionato perché Legrottaglie era un’incognita, visto che non giocava con continuità da più di un anno, e Bellusci non aveva rappresentato negli ultimi campionati una garanzia, forse anche perché gli allenatori non gli avevano dato il giusto spazio. Ora con questo nuovo modulo, con Legrottaglie che sta dimostrando di poter vivere a Catania una seconda giovinezza e dare un equilibrio a tutto il reparto, la mia idea è cambiata. È chiaro che, aggiungere a gennaio un’alternativa valida in difesa, non può che essere una cosa positiva».
Il Catania domenica va in casa del Milan campione d’Italia. Cosa dobbiamo aspettarci da questa sfida?
«Mi ricordo i ragionamenti che, a inizio stagione, facevamo sul ciclo terribile di cinque partite. Nessuno si sarebbe aspettato di riuscire ad ottenere otto punti dalle sfide con Inter, Fiorentina, Lazio e Napoli, non perdendo mai e giocando alla pari, se non meglio, di tante di queste formazioni. Fatta questa premessa, possiamo dire che il Milan è fortissimo, ma il Catania ha dimostrato di potersela giocare con tutti. Questo non significa che è certo che i rossazzurri facciano punti o una grande prestazione a Milano, ma sono convinto che i ragazzi di Allegri dovranno preoccuparsi perché il Catania ha dimostrato di giocarsela veramente con tutti».
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