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Giuseppe Percipalle, classe ’81, dopo aver girato parecchie squadre e sfiorato più volte l’opportunità di diventare un professionista ad alti livelli, è uno dei punti forti della difesa del Misterbianco. Intervistato da Golsicilia.it, Percipalle è un difensore col vizio del gol che quest’anno ha promesso ai propri sostenitori di ripetere le scorse stagioni che lo hanno visto realizzare, con altre squadre, la media di sette o otto gol a campionato.
Come ha visto la sua squadra nella pesante sconfitta per 4-1 contro il Vittoria?
«La partita di Vittoria lascia l’amaro in bocca, dato che il risultato è stato bugiardo. Nel primo tempo abbiamo disputato una grande partita, dove siamo stati sfortunati a prendere un palo e una traversa mentre loro sono passati in vantaggio su un rigore che l’arbitro ha dato generosamente. Nella ripresa, l’arbitro ci ha nuovamente penalizzati concedendo un secondo penalty alla squadra avversaria, anche se questo rispetto alla prima decisione ci poteva anche stare. Comunque la prestazione della squadra è positiva anche se il risultato è pesante, ma c’è da dire che avevamo di fronte una squadra che è in lizza per vincere il campionato. Adesso incontreremo un’altra compagine tosta, il Città di Messina, noi daremo il massimo come sempre e forse anche più dato che giochiamo in casa ma sarà una partita difficile. Come migliorare? Sicuramente facendo più esperienza, perché questa la si accumula giocando e incontrando gli avversari più forti. Sono sicuro che confrontandoci con le altre squadre e dando il massimo, faremo risultati migliori e cresceremo come squadra».
Che rapporti ha con mister Battiato e i compagni?
«Il mister l’ho conosciuto quest’anno ma l’avevo già incontrato durante la mia esperienza da calciatore. È un allenatore sicuramente preparato, un grande uomo e professionista; ed è soprattutto molto focoso in panchina. Con i miei compagni di squadra ho ottimi rapporti: sia coi grandi, che coi ragazzini. Sono tutte persone eccezionali ed è difficile non legare con loro, specialmente con Scuderi, che è un giovane, Aiello e Costanzo che magari si avvicinano più alla mia età».
Quando è iniziata la sua carriera da calciatore e in quale squadra?
«La mia carriera è iniziata esattamente quando avevo una decina di anni. Mi ricordo mio padre che vedendomi rompere tutto in casa, perché prendevo a calci qualsiasi cosa, mi portò a giocare a San Gregorio che aveva un settore giovanile molto forte dato che ai tempi si erano laureati campioni nazionali juniores. Il mio primo allenatore, in quella squadra, è stato Pucci Gatto. Poi da, lì crescendo, ho fatto tutta la trafila: Atletico Catania,Trecastagni, Viareggio; insomma, un po’ di esperienza l’ho accumulata».
Nasci come centrale difensivo o magari preferisci giocare in qualche altro ruolo?
«Quando ero ragazzo giocavo a centrocampo perché mi piaceva molto correre. Poi crescendo sono arretrato di ruolo, impegnandomi a giocare in difesa. Il mio rapporto col gol? Posso dire d’essere un difensore goleador, in quanto mi piace inserirmi sui cross provenienti dai calci piazzati, e ogni anno faccio le mie sette o otto marcature. Alla Silvestre? Il paragone forse è esagerato, ma sono un centrale con quel tipo di caratteristiche».
Chi è il suo idolo calcistico?
«Forse non tutti loderanno la mia preferenza, ma il mio idolo è Marco Materazzi. Naturalmente sono interista. Secondo me rappresenta il giocatore che ce l’ha fatta. Nonostante suo padre sia allenatore, lui ha iniziato a giocare nelle serie minori come il Marsala in C2, il Trapani e tanto altro. Ha dovuto affrontare un percorso tortuoso facendo la “gavetta”, ma poi con le proprie forze si è imposto ed è arrivato a vincere tutto con l’Inter e la nazionale. Si, io mi ispiro a lui».
Propositi per questa stagione?
«Per prima cosa dobbiamo far crescere i ragazzi e cercare di arrivare a una salvezza tranquilla. Levando le prime due sfide di campionato, tra cui quella persa col Vittoria, il nostro torneo comincia dalla sfida col Cosimo in quanto il Città di Messina è una squadra bella attrezzata a dire la sua in questa competizione. Certamente, questo non vuol dire che non daremo il massimo per vincere contro i Peloritani, anzi saremo desiderosi si riscattarci dalla sconfitta di domenica scorsa».
Ha realizzato gli obiettivi che si era preposto in carriera?
«Sicuramente potevo fare qualcosa in più e la colpa è mia se non ci sono riuscito. Certo, a volte ci vuole pure un po’ di fortuna, però se alla fine gioco in queste categorie vuol dire che è quello che mi merito. Comunque non sono dispiaciuto della carriera che ho fatto. Futuro? Poi, quando finirò di giocare, prenderò il patentino da allenatore e chissà se avrò più fortuna».
L’esperienza calcistica più significativa della sua carriera?
«Andare a giocare fuori già a quindici anni ti fa crescere parecchio. Certamente, l’esperienza che ritengo sia stata significativa è aver partecipato a un torneo di Viareggio. In quella manifestazione ricordo di aver giocato contro Pirlo e Baroni; e quell’esperienza per me è stata fantastica. Poi sono stato un mese in prova con la Primavera dell’Udinese. Sono momenti che ti fanno crescere tanto, anche se non sono riuscito a essere un professionista ad alti livelli».