«Quando giocavo non avevo mai pensato di fare l'allenatore. Tutto è iniziato in un pomeriggio quando mi sono ritrovato a parlare con il patron dell'Aci Catena Sebastiano Strano e con un ex dirigente dell'Aci Sant'Antonio. Loro mi hanno fatto questa proposta, ma io ho chiesto qualche giorno per riflettere; avevo 32 anni ed essendo integro fisicamente potevo ancora giocare per altri anni, ma poi ho pensato che l'opportunità che mi si era presentata forse non mi sarebbe più capitata in futuro e così in un certo senso mi sono buttato in questa nuova carriera. Non dico di essere bravo o competente, ma sono contento della scelta che ho fatto perché quello che mi gratifica di più è la bella pubblicità che mi fanno i ragazzi che finora ho allenato. Credo che per un allenatore non ci sia cosa più bella di quando i calciatori parlano bene di lui, ma non solo per quanto riguarda l'aspetto umano bensì anche su quello tecnico. Le difficoltà sono tutte legate al periodo storico che stiamo vivendo e da questa crisi che ha investito il calcio in generale, non mi riferisco solo al pagamento degli stipendi ma anche alla mancanza di strutture, di organizzazione societaria e di competenza nei dirigenti. Non dipende da nessuno questa situazione perché è un qualcosa che si subisce. Da calciatore ho vissuto il calcio in modo diverso perché c'era un ottima organizzazione; restando in questo discorso, mi piace ricordare che oltre alle stagioni vissute nelle categorie dilettantistiche, nel mio ruolo di seconda punta ho giocato anche fra i professionisti con il Catania, l'Acireale di Rosario Foti e l'Atletico Catania di Salvo Bianchetti».
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