



LIVE CALCIOMERCATO SICILIA - lunedì 1 luglio
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Prosegue la nostra rubrica Amarcord e, dopo aver sentito Bugiardini, Scarafoni, Barraco e La Grotteria, abbiamo deciso di sentire un altro dei protagonisti del recente passato rosanero. Luca Sebastiano Aprile, ormai ex portiere, ha vissuto quattro stagioni da co-protagonista con la maglia rosanero. Inoltre, oltre ad avere giocato in giro per l’Italia, ha vissuto stagioni esaltanti con la maglia del Siracusa inclusa la scorsa annata da preparatore dei portieri. Abbiamo ripercorso con lui momenti della sua vita calcistica, queste le sue parole in esclusiva Golsicilia.it.
Luca nasci a Siracusa il 1° gennaio 1970 ed esordisci tra i “grandi” proprio con la maglia della tua città in C2. Che ricordo hai dell’esordio?
«Già a 16 anni facevo parte delle giovanili del Siracusa. L’esordio è stato bellissimo, tanta emozione e a 17 anni per un portiere esordire con la maglia della tua città in una piazza importante come Siracusa è stato bellissimo».
Giri un po’ per l’Italia e dopo due stagioni esaltanti a Marsala, Massimo Morgia nuovo allenatore rosanero ti vuole a tutti i costi. Ricordi quando arrivo la chiamata e cosa ti convinse ad accettare il ruolo di “secondo” a Palermo?
«Dopo due anni fantastici a Marsala, ricordi eccezionali e gente fantastica, Morgia andò a Palermo e dopo l’infortunio di Cavalieri chiamarono me. Non potrei mai dimenticare quella chiamata, era il 1998 e proprio nel giorno in cui nacque mia figlia mi chiamò il mister».
Giocava titolare Vincenzo Sicignano, che ricordo hai di lui?
«È un portiere che ha sempre dimostrato le sue qualità e non occorre che io lo descriva, perché la sua carriera parla per lui. Un ragazzo per bene, una persona a modo che difficilmente si trova nel mondo nel calcio».
In quella stagione perdete ai play off contro il Savoia. Ci racconto un aneddoto bello e uno brutto di quell’annata?
«Beh, il momento più brutto non è stato quella maledetta partita play off, ma quando a due giornate dalla fine la Fermana ci scavalcò in classifica ottenendo la prima posizione. Un colpo pesante che purtroppo ci siamo portati dietro anche ai play off. Avevamo un bel gruppo, momenti belli parecchi e credo che il mister è stato l’artefice vero di questa cavalcata. Bei ricordi soprattutto dei ragazzi, da Biffi a Sicignano, da Compagno a Incrivaglia e Erbini».
Poi nel 2000 la serie cadetta finalmente arriva. Era il Palermo di Cappioli, Bombardini, Brienza e La Grotteria per citare qualcuno. Fate un campionato eccezionale, poi crollate e il Messina rischia di soffiarvi la prima posizione. All’ultima giornata Palermo batte Ascoli 1-0 e il Messina perde ad Avellino. Che ricordo hai di quell’annata in generale?
«Nelle stagioni precedenti qualche apparizione sono riuscito ad ottenerla, ma quell’anno Sicignano si infortuna e io scendo in campo in oltre 10 partite consecutive. Ricordo sempre con qualche brivido il rigore parato nel derby a Catania, la partita in casa col Savoia con 33.000 tifosi allo stadio e anche il derby col Messina. Per un secondo portiere non è facile essere catapultato titolare specialmente in partite delicate, ma credo di esserci riuscito abbastanza bene. Poi c’era anche tanta pressione, anche perché il Palermo in C non c’entra un fico secco e comunque non era facile non fare rimpiangere la presenza di Sicignano».
A Catania ti ricordano a malincuore per quel rigore parato ad Ambrosi…
«Parare un rigore nel derby ti permette di rimanere nella storia. Riuscire a respingere un penalty non è solo evitare un gol in quel momento, ma per un portiere vale più di un gol segnato».
Resti anche in B, sempre come vice-Sicignano, poi arriva Zamparini e vai via. Come mai?
«Beh, cambia tutto e i nuovi vertici hanno portato la propria scuderia. Nel calcio funziona così purtroppo. Mandarono via non solo me e altri 7 o 8 compagni che eravamo in scadenza, ma anche chi il contratto ce l’aveva come Guerra o Guidoni. Sono scelte societarie e non bisogna fare obiezioni. Tra l’altro quell’anno ho rischiato di tornare a Palermo perché Sicignano si fece male e sembrava qualcosa di grave, mi chiamò il ds Schio e mi disse di tenermi pronto. Poi, per fortuna del Palermo, l’acciacco di Vincenzo si risolse in una ventina di giorni e tutto sfumò. Comunque il solo pensiero di tornare a Palermo mi aveva parecchio entusiasmato».
Sei rimasto in contatto con qualcuno dei tuoi vecchi compagni?
«Ne sento tanti e ne ho incontrati parecchi negli ultimi anni. Due anni fa ho incrociato Guerra che era il vice di Stroppa al SudTirol. Poi Sicignano, Brienza e tanti altri».
L’anno scorso hai vissuto da protagonista, anche se fuori dal campo da preparatore, l’esaltante stagione del Siracusa. Quanti rimpianti…
«Eh beh, dai, hai toccato un tasto dolente. Un’annata esaltante, fantastica, un gruppo eccezionale. Che c’è da dire, non solo non siamo andati in B ma inoltre è sparito il calcio nella mia città ed è una cosa che mi fa rabbrividire. Il Siracusa non meritava tutto ciò. Spero che quest’anno qualcuno possa far tornare almeno il calcio».
Proprio Cutrufo sembra sia pronto a rilanciare il calcio aretuseo…
«Seguo sempre, anche se in disparte, tutte le vicissitudini. Spero sia comunque un punto di partenza e non di arrivo. Mi auguro che chiunque arrivi lo faccia non per l’Eccellenza, perché non sono categorie che si addicono ad una squadra importante come il Siracusa».
Oggi cosa fa Luca Aprile?
«Dall’anno scorso faccio l’allenatore dei portieri a Benevento e anche quest’anno rimarrò in Campania. Cerco di fare qualcosa di positivo anche dopo avere appeso i guantoni al chiodo. Tornare a Siracusa? Beh, quando ho firmato il rinnovo ancora non si sapeva nulla del ritorno degli aretusei. C’è tempo per ritornare…».