Serie A: l'Italia degli arbitri tra accuse e polemiche

La domenica ''nera'' dei direttori di gara


Il campionato sta volgendo al termine ma le polemiche nei confronti della classe arbitrale non possono mancare e puntualmente, fino all'ultimo, ci si ritrova a commentare errori importanti in partite altrettanto significative. In Fiorentina-Milan giocata domenica scorsa, Tagliavento, uno dei migliori direttori di gara del nostro campionato, non ne combina una giusta condizionando il risultato finale del match: prima espelle con troppa severità Tomovic, poi per rimediare al suo errore concede un rigore generoso alla "Viola". Stessa sorte tocca a Gervasoni, arbitro di Inter-Atalanta, capace di inventare dal nulla un rigore che ha spianato la strada al successo orobico e che ha fatto infuriare il patron Moratti e qualche tifoso neroazzurro illustre, che grida al complotto, come Paolo Bonolis.

Gli errori, lo abbiamo già detto, sono gravi e spesso un arbitro può veramente condizionare una partita ma quello in cui l'Italia sportiva dovrebbe cambiare è proprio l'atteggiamento col quale non vengono accettati gli errori e anzi vengono condannati come se fossero pene capitali. Le società gridano subito al complotto, alla falsità del calcio, ad un sistema marcio incapace di risanare le proprie ferite che si riaprono subito senza avere il tempo di curarle.

L'Italia del calcio non potrà mai dimenticare il terribile scandalo di "Calciopoli" che ha infettato un mondo che sembrava cristallino, privo di qualsiasi onta e ancora oggi le affermazioni di qualche dirigente o di qualche tifoso sono lo specchio di un paese che non riesce a dimenticare, a risollevarsi da quella terribile pagina di storia; queste dichiarazioni, tuttavia, non fanno bene al calcio, allo sport e ancor di più si fomenta l'idea che all'interno di quel rettangolo verde tutto sia già scritto con un copione prestabilito, ma fin quando avremo così tanta mala fede nei confronti della classe arbitrale non riusciremo mai a fare quel salto di qualità che è necessario per pensare positivamente ad un calcio pulito e vero. Forse non sarà mai così ma l'Italia del calcio deve saper cambiare spirito, accettare sportivamente i verdetti, più o meno condizionati da un arbitro, che emergono dal campo; gridare allo scandalo è inutile e non aiuta nessuno, anzi peggiora ogni cosa.

Emblematico, a tal proposito, il pensiero del Presidente dell'Aia Marcello Nicchi che dice: «Gli arbitri sono uomini e possono sbagliare; chi non ha fiducia nelle componenti federali non può fare calcio».

 


Giorgio Mannino 10/04/2013
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