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Rubrica ‘Il Milazzo visto da…’ Simone Italiano
A noi tocca la grande responsabilità di essere cronisti realisti e critici, rimanere freddi e di non esternare emotività o opinioni personali che possano ledere o andare in conflitto con persone fisiche o giuridiche. Il calcio è in questo caso lo sport che ci mette a dura prova, sia dal punto di vista giornalistico che dal punto di vista umano.
Il lato giornalistico ci impone etica chiarezza e professionalità nel raccontare i fatti, in questo caso di cronaca sportiva, ed ecco la gara di serie D Noto-Licata finita 0-0. Con dati ed analisi, l’ultima posizione del Noto si conferma tale, poiché è squadra che non dimostra di avere il sangue agli occhi o quella rabbia da animale ferito a morte. Le due gestioni tecniche Galfano/Betta sono simili per tante cose. Hanno avuto due rose diverse, Galfano, la parte estiva e ritengo quella più importante e Betta subentrato in corsa, si ritrova anche due consulenti di mercato di formazione adeguata. Nel mezzo, le varie o leggendarie guerre puniche all’interno della dirigenza, con il presidente Musso che sembra ancorato agli ormeggi, verificando uno stato di mare in burrasca, non abbandona la nave che ha ormai lesioni difficili da riparare in corsa. Una quantità innumerevoli di giocatori, egli ha letto esattamente come muovere il calciatore tipo di questa era. Poche gare e via si cambia, nessuna critica o osservazione su come gestisce l’azienda calcio nell’ambito economico. Puntiamo il mirino su quello che non si vede in prospettiva e non fornisce certezze sulla stagione corrente, la permanenza in serie D.
Domenica ero curioso di rivedere la nuova squadra del Noto, rinnovata per l’80% nei ranghi dall’inizio della stagione, ho conservato la distinta, poiché con onestà non ho il tempo di conoscere i giocatori. Penso che comunque d’ora in avanti siano questi a concludere la stagione. Ritornando alla gara, mi immagino una squadra che non ha i giusti meccanismi, ma una carica agonistica arcigna, puntare alla vittoria con qualunque mezzo, invece: ritmo lento, molta attenzione anche ai passaggi e poca cattiveria nella finalizzazione. Pur contando gli episodi sfavorevoli, pali, palloni a fil di palo eccetera eccetera.
Ecco, la determinazione, la finalizzazione, la cattiveria sono meno evidenti. Molta tattica, rispetto dei ruoli, ma tutto questo serve se non hai i mezzi o una classifica media, vedi il Licata di Pippetto Romano, il quale ha preparato la gara in modo tattico, giocava fuori casa, ha avuto in Saani l’uomo apri difesa, ed era in panchina. È bastato un giocatore per far tremare le menti deboli netine. Fattori psicologici, che aiutano o intimidiscono l’avversario.
Gli avversari che affrontano il Noto hanno questo vantaggio, basta fare qualcosa è crollano le barriere, il pari è un risultato che conserva, ma come immaginavo, non accontentava nessuno. È la classifica la parte reale, i se i ma i però, tendono la mano alle giustificazioni ed arricchiscono la mente umana dei più forti.
Ed ecco la parte umana del critico o di chi scrive: vedere la gente, che comunque arriva allo stadio, continua il suo peregrinaggio di speranza, per poi sentirsi frustrata ed aizzare la contestazione, è un atto emotivo, quando l’amore non è corrisposto, provoca un dissesto interiore. La dura realtà del calcio è il risultato, la vittoria ed essere lassù nel punto più alto della montagna, ritengo che umanamente potrebbe essere corretto e coerente, nell’iniziare a non illudere. Oppure come le grandi storie di eroi e di grandi pagine sportive, non aver nessuna paura e risalire la grande montagna, accettando che si è giù in fondo da soli…
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