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Vicé u pazzu: ‘Quello che…’

“Quello che…”, la nuova rubrica di Pietro Ciccarelli


di Pietro Ciccarelli

Le favole iniziano sempre con, “c’era una volta” ecc. Un aquilone rosanero di Benvenuto Caminiti, è un racconto di quelli che hanno il sapore della favola da raccontare al nipotino davanti al camino. Ma esistono ancora i nonni, quelli che raccontano le favole e i nipotini che sono quelli che ascoltano i racconti dei nonni e soprattutto i camini?

Fra Playstation, computer, Facebook e televisione con i programmi per i più piccoli rimane ben poco tempo ai nonni per raccontare favole. Sì, perché la vita di Vincenzo Di Miceli, detto Vicé u pazzu, è stata una favola di quelle inverosimili e irreali: roba da non crederci, se chi scrive non fosse uno di quelli che non l’ha conosciuto e visto primeggiare da capotribù fra gli spalti (meglio curve) della vecchia Favorita.

Chi era Vicé u pazzu? Non era una persona in carne (poca) e ossa, uno di quelli che viene trasformato in un angelo mandato dal cielo a protezione del suo Paliermu, era un capopopolo pronto a fare la rivoluzione per i colori rosanero, era un orco cattivo che minacciava gli esseri umani delle peggiori sciagure se non tifavano a squarcia gola pu Paliermu; era l’essenza stessa del tifo fatto uomo e di quello che ha vissuto per una sola ragione di vita, ma anche se l’amante era di quelle che spesso (la squadra rosanero) qualche domenica lo tradiva, poi ritornava pentita ancora più innamorata ed insaziabile di prima. Se mi passate la metafora.

Non sono certo, ma credo che Un aquilone rosanero sia stata la prima opera letteraria di Benvenuto Caminiti, avvocato per obbligo, giornalista per passione e “Aedo” del tifo rosanero per autentica necessità di vita. Vi sembra esagerato chiamare un libro di appena 56 pagine, copertina compresa, edito da sconosciuta o quasi casa editrice, opera letteraria?

È autenticamente opera letteraria. Infatti, non è facile descrivere un personaggio come Vicé u pazzu, la sua passione (una sola, u Paliermu), i suoi sentimenti, le sue amicizie, la sua vita affettiva, la sua sregolatezza, la sua fine ingloriosa, persa fra i fumi dell’alcol e finita in un fondo di letto di ospedale tradito proprio da quel cuore che doveva necessariamente essere rosanero, così come era il suo volto dipinto per la “festa” domenicale e la sua divisa.

Ci si chiede, oggi, chi possa essere quello che potrebbe essere l’erede di Vicé u pazzu? Nessuno. L’aquilone rosanero (Vicè u pazzu) svolazza nel cielo sopra lo stadio con a cavallo il presidentissimo Renzo Barbera. Sono quelli che penano e gioiscono per il loro Palermo e poco importa se i soldi arrivano dal Friuli. Non giocano più i Vanello, gli Arcoleo, i Magherini, ma ci sono Silvestre, Bertolo, Donati, l’inesauribile Migliaccio e Fabrizio “Romario” Miccoli. “U stissu è, basta ca a maglia è rosanero”, avrebbe detto Vincenzo Di Miceli, quello che è nato e vissuto soltanto per tifare e amare oltre ogni più comprensibile misura u Paliermu e basta!!!



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Redazione Golsicilia 15/06/2012
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