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Oggi sesta puntata della rubrica targata Golsicilia.it che ogni settimana vi proporrà un’intervista ad un supporter aretuseo Doc. Tanti gli argomenti trattati. Oggi è il turno di Filippo Anfuso, tifoso del Siracusa da tanti anni che la domenica si trasforma in “Leo in leone Aretuseo”.
Filippo, che voto dai al campionato del Siracusa?
«Al mio Siracusa devo dare due voti diversi. Un 9 per il girone di andata e 7 per quello di ritorno. Nella prima parte di stagione, abbiamo assistito ad un Siracusa veramente straripante in particolar modo in casa dove abbiamo “atterrato” tutte le grandi del torneo con un gioco spumeggiante e in alcuni casi anche ubriacante. Mentre il ritorno è stato sotto tono, si è visto un calo di tensione in alcuni casi preoccupante. Comunque sul campo i punti sono stati 63, quindi senza penalità saremmo stati primi».
Tra le tante squadre che hai visto giocare contro gli aretusei, quale ti ha impressionato maggiormente?
«Mi è piaciuta molto la Cremonese. Squadra davvero tosta e solida in tutti i reparti. Anche loro hanno perso un po’ di smalto, ma mi hanno colpito perché contro di noi hanno giocato un calcio brioso e bello a vedersi».
C’è qualche giocatore, tra quelli che hanno giocato contro il Siracusa, che ti piacerebbe vedere in maglia azzurra?
«Un calciatore che vedrei molto bene a Siracusa, anzi che mi piacerebbe vedere all'opera con la maglia azzurra, è Mammarella. Questo terzino venne accostato ai colori azzurri sia in estate che a gennaio ma poi non se ne fece nulla».
Domenica il Siracusa giocherà a Lanciano l’andata della semifinale dei play off. Che partita ti aspetti?
«Mi aspetto una prova maiuscola dei nostri beniamini, anche se il Lanciano è una squadra giovane e veloce. Noi siamo più forti ed imporremo il nostro gioco. La nostra esperienza farà la differenza, quindi penso positivo».
Filippo Anfuso la domenica si trasforma in “Leo il leone Aretuseo”. Com’è nata questa idea?
«Sì, la domenica Filippo si trasforma ed entra in campo per incitare i nostri ragazzi. L'idea è nata da me, un pallino che mi portavo dietro da tempo ma di difficile realizzazione. Poi un giorno, parlando con alcuni amici del “Club De Simone” di cui ne faccio parte con orgoglio, ho potuto constatare con piacere che l'idea piaceva veramente a tutti. Con l'aiuto prezioso dell'amico Giovanni Di Stefano, vicepresidente del club, ci siamo messi alla ricerca di qualcuno che ci aiutasse nella realizzazione. Dopo tante peripezie siamo riusciti a trovare tre amici imprenditori che ci hanno dato una mano e finalmente è nato “Leo il leone Aretuseo”».
Dopo le prime partite, qualche persona poco carina (per usare un eufemismo) ti ha tacciato di “portare sfortuna”. Cosa hai provato in quei momenti e cosa vorresti dir loro?
«È vero, l'esordio di Leo non è stato dei più fortunati. Perdemmo contro il Pergocrema e qualcuno si scagliò contro di me, credo proprio ingiustamente. Sono stati momenti di grande delusione. Un signore di mezza età ricordo che busso sul vetro di protezione del campo e con viso serio mi disse “Senti, ma perché non te ne vai che porti sfortuna?”. Sono stati momenti di vera amarezza, ma visto che sono testardo di natura, ho detto “barcollo ma non mollo”. Vorrei dire a queste persone di rilassarsi e di godersi il nostro amato Siracusa».
Andrai a Lanciano?
«Certo che ci andrò! Ti dirò di più, mi porto pure Leo, sperando di ruggire insieme ai nostri leoncelli azzurri!».
Memoria da tifoso: qual è la partita degli azzurri che ricordi con più emozione? Ce la racconti?
«Ricordo con molto piacere l'annata 1978/1979. Questa, per me, è senza dubbio la stagione più bella da quando seguo gli aretusei. Il Siracusa conquistò promozione in campionato e Coppa. Proprio la finale di coppa Italia di serie C, contro la Biellese, la ricordo con molto affetto come se avessi giocato pure io. Era il giugno del 1979, allo stadio eravamo in quasi 6.000 e fu una partita non particolarmente bella. Però, all'89’ il Siracusa segnò con il grande Ballarin che in mezza rovesciata trafisse il portiere ospite. Fu sollevata al cielo la Coppa Italia di serie C. La formazione era: Bellavia, Favero, Restivo, Agosti, Belfiore, Crippa, Peraccini, Biasiolo (il superlativo grande campione proveniente dal Milan, praticamente un direttore d'orchestra), Biagetti, De Pasquale, Ballarin. Allenatore il grande Facchin».
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