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MOI a GS.it: «Non vedo l’ora di giocare la semifinale»

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Davide Moi, difensore del Siracusa, ci ha rilasciato un’intervista in esclusiva toccando vari argomenti: dalla sua carriera alle sue esperienze, dalla stagione in corso al suo futuro.

Davide, nasci a Cagliari il 7 giugno di quasi 27 anni fa e cresci proprio nelle giovanili della squadra della tua città. Ma com’era Moi da bambino e quando ha capito che avrebbe fatto il calciatore?

«È sempre stata una passione di famiglia, quindi fin da piccolino vivevo il calcio. Poi col trascorrere del tempo ti accorgi anche di avere qualche mezzo in più degli altri e allora capisci che il sogno può diventare realtà».

Quando il “ragazzino Moi” è diventato il “T-Rex”?

«Beh “T-Rex” è un soprannome che mi hanno dato qua a Siracusa (ride, ndr), ma se ti riferisci al “fattore fisico” praticamente Moi non è mai stato ragazzino. Figurati che quando giocavo con le giovanili del Cagliari, dovevo sempre avere con me la Carta d’Identità perché erano sempre convinti che fossi un fuoriquota. Sono sempre stato due/tre gradini sopra i miei coetanei».

Dopo Cagliari, brevissima esperienza alla Salernitana con, se così si può dire, “tutor” Giovanni Ignoffo. Che ricordi hai dell’avventura campana?

«Sinceramente non tanto positivi. Ero reduce da un’ottima esperienza proprio con la Primavera del Cagliari, mi aspettavo di fare un campionato più diciamo da protagonista. Probabilmente mi hanno dato consigli sbagliati, avevo tanti giocatori più esperti davanti, proprio come Giovanni, e praticamente non sono finito ai margini della squadra ma quasi. Insomma dopo sei mesi volevo già andare via…».

Poi breve esperienza a Foggia e un paio d’anni alla Sambenedettese. Nel 2009 ti acquista la Virtus Lanciano e arriva anche il primo gol da professionista…

«Beh a S. Benedetto due anni fantastici soprattutto dal punto di vista umano. Era una società che puntava proprio sui giovani e cominciai a prendere sempre più consapevolezza dei miei mezzi. Però alla seconda stagione mi feci male al ginocchio e la Sambenedettese ebbe tanti problemi societari anche col rischio del fallimento. Quindi mi ritrovai infortunato e senza squadra. Per fortuna, per le cose buone che avevo fatto in precedenza, mi vollero a Lanciano. Escludendo le prime cinque gare della stagione, riuscii a giocare tutte le partite da titolare. Avevamo obiettivi di vertice ma non andò proprio benissimo, anche se dal punto di vista personale sono soddisfatto di quelle annate. Il primo gol? Gioia immensa, poi arrivò allo “Iacovone” di Taranto e valse il pareggio. Una botta dai 30 metri che s’insaccò col portiere incredulo, un gol bello e importante».

L’anno scorso approdi a Siracusa e diventi praticamente subito uno degli idoli dei tifosi. Col Barletta arriva il primo gol, tra l’altro decisivo, con la maglia azzurra. Ce lo racconti…

«In estate arriva la chiamata di Laneri e ho accettato senza pensarci troppo, quasi a busta chiusa considerando che sono stato il primo acquisto della stagione. All’inizio tante difficoltà e le cinque sconfitte consecutive. Poi il tentativo di cambiare rotta e quel gol contro il Barletta fu quasi una liberazione. Con i pugliesi era uno scontro diretto di bassa classifica, gol al 90’ e dedica speciale a mio figlio che stava per nascere. Emozioni uniche».

Quali sono i tuoi punti di forza e in cosa puoi ancora migliorare?

«Posso e devo ancora migliorare tantissimo. Prima non avevo grande cultura del lavoro, adesso soprattutto grazie al nostro preparatore Di Mauro, ho cambiato totalmente il modo di concepire gli allenamenti. Lavoro sempre tantissimo a testa bassa, arrivo spesso un’ora prima della seduta e vado via per ultimo. Lo ringrazio veramente perché se oggi sono così è anche merito suo».

Qual è la partita di quest’anno che ricordi con più piacere e quale quella che vorresti cancellare?

«Beh facile. Al primo posto c’è sicuramente il derby di Trapani. Eravamo reduci da qualche risultato poco convincente, l’ambiente ci ha lasciato un po’ soli ma siamo stati bravi a compattarci e il mister ha preparato e letto alla grande la gara. Poi al primo minuto prendiamo rigore contro ma per fortuna sappiamo tutti com’è andata. Inoltre si giocava di notte, davanti a tanta gente e dulcis in fundo abbiamo anche fatto uno scherzetto ai granata che erano già pronti a festeggiare. Partita da cancellare? Anche qua non è difficile, quella di Barletta. È un incubo, spesso la sogno di notte. Abbiamo dominato per 70 minuti e poi il blackout. Se la giochiamo altre 30 volte, la vinciamo tutte e 30 quella gara (chiude la frase con rabbia, ndr)».

Tra poco più di una settimana l’andata della semifinale play off proprio contro la Virtus Lanciano tua ex squadra. Come state vivendo questi giorni di preparazione?

«C’è grande attesa. Fosse stato per me, avrei giocato volentieri già questa domenica. La sosta logora solo le energie mentali, ma ci stiamo preparando bene in vista della semifinale. Per fortuna non siamo andati in ritiro, in questo momento goderci l’ambiente è importante perché ci fornisce grande carica ed entusiasmo. Poi il fatto di potere sfruttare due risultati su tre per la migliore posizione in classifica ci fa anche stare più tranquilli. Questo non significa che ci accontenteremmo di un pari a Lanciano, ma andremo in Abruzzo per vincere e chiudere la pratica semifinale già all’andata».

Qual è il giocatore che ti ha messo più in difficoltà nel corso della stagione?

«Sicuramente Iunco dello Spezia e anche lo stesso Marotta sempre dei liguri. Si vede che sono due attaccanti di altra categoria. Ma al primo posto metto Fofana e Zizzari (ride, ndr), in allenamento è difficilissimo giocarci contro».

Il settore ospiti del “Biondi” sarà gremito di tifosi aretusei. Quanto importante sarà, per voi giocatori, la loro presenza e il loro sostegno?

«È una cosa bellissima. Sarà fantastico giocare in un campo esterno con un pezzetto di Siracusa che ci segue. Durante l’anno abbiamo vissuto tanti alti e bassi, finalmente abbiamo la possibilità di essere tutti insieme società, squadra e siracusani per raggiungere l’obiettivo comune. Sinceramente non mi aspettavo questo esodo, anche per la condizione di crisi economica in cui viviamo e il costo della trasferta, ma sarà splendido».

Moi e il Siracusa: il futuro dipenderà dall’esito dei play off?

«Ho un altro anno di contratto, ma non mi sono mai nascosto nel dire che vorrei giocare in categorie superiori alla Lega Pro, anche per sistemare la famiglia. Non sono più un ragazzino e devo anche cominciare a guardare al futuro. Se chiudiamo il campionato come tutti speriamo, rimango al 100%. Sarebbe da pazzi abbandonare la squadra tra i cadetti dopo che mi sono fatto il “mazzo” per due anni».

Sassolino nella scarpa. C’è qualcosa che vorresti dire a qualcuno?

«Rischierei di creare una montagna. Però ti dico che è stato fastidiosissimo sentire che ci siamo venduti le partite. Altro che sassolini, li prenderei a pietrate enormi. Chi ci segue da luglio, sa quanto abbiamo lavorato e quanto sudiamo ad ogni allenamento. Chi dice qualcosa del genere è solo un folle. Poi un conto è dire “Moi è scarso” e lo accetterei, ma quando si offendono la dignità personale e la famiglia non ci sto. Neanche 10 euro di biglietto giustificano una cosa così. In tanti ci hanno infamato, e dispiace dover fare di tutta l’erba un fascio. I ragazzi della curva ci sono stati sempre vicini, così come tanti gruppi della gradinata. Tanti dovrebbero ricordare e considerare che siamo noi i campioni sul campo. Mi auguro che, facendo scongiuri, se tutto dovesse andare bene, nessuno di questi individui salga sul carro dei vincitori perché non gli permetteremo di salire».

Il sogno nel cassetto di Davide Moi è…?

«La prima lettera dell’alfabeto. Magari col Cagliari? (ride, ndr) Chissà…».

Grazie e in bocca al lupo!

«Grazie a te e crepi!».

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Dario Li Vigni 12/05/2012
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