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Il giovane difensore rosanero Carlos Labrin, arrivato ufficialmente in rosanero lo scorso gennaio per poco più di un milione di euro dalla squadra cilena dello Huachipato e alla corte del Novara nel primo scorcio di stagione, ha esordito con la maglia del Palermo nell’1-1 di domenica scorsa a Lecce. Il cileno, nato a Mulchen (Cile) il 2 dicembre 1990, è stato il protagonista della conferenza stampa di questo pomeriggio. Questi i temi principali trattati.
ESORDIO «Sono stato molto contento quando sabato ho saputo che avrei giocato la partita di Lecce. A livello tecnico sono soddisfatto che la gara con i salentini si sia giocata in un modo che ha evidenziato le mie caratteristiche. A fine partita sono stato contento che mister e compagni mi abbiano fatto i complimenti per la prestazione».
PARENTESI NOVARA «Inizialmente, non avendo fatto il ritiro con loro, i tempi di inserimento si sono allungati. A partire dalla prima partita in Coppa Italia che ho giocato contro il Catania, mister Tesser mi ha tenuto sempre più in considerazione e mi ha fatto esordire in campionato contro il Napoli. Adesso sono felice d'essere a Palermo perché qui c'è un grande ambiente e per me sarà un bel banco di prova».
RUOLO «Mi piace giocare da laterale, sia sinistro che destro, o anche da difensore centrale. Non ho delle preferenze, se l'allenatore vorrà modificare la mia posizione non avrò problemi ad adattarmi».
PALERMO CITTÀ «Sapevo dall'inizio che Palermo era una grande piazza e gli ex rosanero, nella rosa del Novara, me lo hanno sempre detto. Qui ho trovato un ottimo ambiente anche perché ci sono molti sudamericani che stanno agevolando il mio inserimento».
UDINESE «Al momento ci sono degli infortuni e se il mister vorrà schierarmi dal 1’ anche contro l'Udinese non ci saranno problemi. Sarò ben felice di mettermi a disposizione».
PANUCCI «Lo conosco e l'ho sempre considerato sempre un grande giocatore, per me sarà un onore essere osservato e cimentarmi in un ruolo che lui conosce bene».
CRESCITA «Come calciatore, il tempo e l'opportunità di giocare più spesso, mi darà l'occasione di migliorare. Al momento non sono al 100% della mia condizione ma non posso far altro che mostrare ciò che valgo».
COMPAGNI «A causa della lingua, parlo ovviamente con i compagni sudamericani ma allo stesso tempo lavoro bene con tutti perché siamo un gruppo che lavora proprio per il gruppo. Qua sto bene anche perché mi ricorda molto il Sudamerica».
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