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Emidio Morganti, arbitro di Serie A di livello internazionale, oggi vice del designatore dell'AIA viene premiato con "l'Oscar del Calcio Siciliano alla carriera - categoria arbitri". Molti tifosi rosanero lo ricordano bene, infatti l'arbitro Morganti fu il direttore di gara della finale persa dal Palermo contro l'Inter, lasciando l'amaro in bocca a tutta la Sicilia che espresse pensieri poco felici nei confronti dello stesso.
Morganti ci racconta, in esclusiva ai nostri microfoni, quella serata romana.
Sig. Morganti, quanto è difficile arbitrare nel 2011?
«Chi arriva ad arbitrare in Serie A, ha l'esperienza giusta, minimo decennale per poter cercare il salto di qualità. Oggi, fare l'arbitro non è troppo semplice, ma il campionato di Serie A non è di certo il palcoscenico più difficile, bisogna ricordare i campi delle categorie inferiori».
In Sicilia, molti giovani tentano questa carriera. Lei cosa suggerirebbe a questi giovani?
«Quello che dico sempre: fare l'arbitro è una vocazione, bisogna sentirlo dentro, uscire dal branco ed essere capaci di prendere una scelta velocemente».
Ci tolga una curiosità: che sensazioni ha provato ad arbitrare la finale di Coppa Italia tra Inter e Palermo?
«Secondo me è stata una bellissima partita, ho avuto modo di rivederla. Sicuramente qualcosa avrei cambiato nelle mie decisioni prese quella sera, ma di certo non ho cambiato l'andazzo della gara».
Quanto sarebbe stato importante per una siciliana vincere la Coppa Italia a Roma contro l'Inter?
«Lo so, ma io ero il "terzo", nè palermitano nè interista...».
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