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Delvecchio e Ledesma: «A Novara per vincere»

Dalla sala stampa


Dopo il riposo di martedì, il Catania di Vincenzo Montella si rituffa nell'idillio di Torre del Grifo per preparare al meglio l'importantissima trasferta di domenica a Novara. Nella conferenza stampa tenutasi nei locali del centro sportivo si sono presentati alle domande dei cronisti l'uomo del momento, Gennaro Delvecchio, e Pablo Ledesma. Particolarmente interessanti le dichiarazioni del 33enne di Barletta, visibilmente rigenerato dal suo inaspettato ritorno in auge all'interno della squadra e dall'acquisizione dello status di potenziale titolare. L'ex Sampdoria si è aperto a 360° sulle difficoltà degli ultimi due anni in rossazzurro e ha parlato da vero e proprio leader in vista della partita di domenica.

DELVECCHIO

IL PERIODO BUIO «Le critiche fanno parte del gioco, non vi posso negare che ho fatto un esame di coscienza dopo tanto tempo. Avevo un magone dentro, essere soggetto a giudizi senza poter contraddirli sul campo non è certo una cosa che fa piacere. La situazione che si era creata in passato alla fine mi ha spronato, e devo dire grazie alla gente che mi ha fischiato perchè alla fine non l'ha fatto perchè pensava che fossi una cattiva persona, ma perchè si aspettava un altro Delvecchio, quello del Perugia e della Sampdoria. Avranno pensato 'Delvecchio prima di venire qui era un animale, ora è diventato una pecorella': i mugugni sono stati inevitabili. Noi professionisti abbiamo solo il campo per fronteggiare le critiche e le malelingue. Ho avuto la grandissima fortuna di rientrare in questo progetto, fino a poco tempo fa si pensava che dovessi andare via. Devo dire che sono resistito a questa situazione grazie alla mia famiglia, non è stato facile».

«In passato se qualcuno fosse venuto a dirmi "non mollare" sarebbe stata dura, perchè l'avrei preso a morsi. Sono sempre stato io a cercare di spronare gli altri, cercando di individuare quel ragazzo che avesse di più bisogno di affetto rispetto agli altri. A me piace molto confrontarmi con gli altri e dare consigli. Però in quest'ultimo periodo è stata importante una persona, che non nomino, la quale mi ha fatto avvicinare a Dio e mi ha spinto a dedicarmi alla preghiera e alla lettura della Bibbia come non avevo mai fatto».

MONTELLA «Con il mister ho giocato un anno a Genova, c'è stato sempre un rapporto umano splendido, e gli ho promesso di mantenerlo tale da parte mia a prescindere da come sarebbe evoluta la mia situazione qui. Al suo arrivo a Catania mi ha detto che mi avrebbe preso in considerazione semplicemente come giocatore, lasciando fuori dall'attività in campo il nostro rapporto: se mi ha fatto scendere in campo non è stato certo perchè voleva darmi una mano, ma probabilmente perchè a lui serviva una mano in campo».

JUVE E RUOLO «Il mister sapeva bene quello che potevo fare contro Pirlo, ho fatto un compito simile sia con Stankovic che soprattutto con Pirlo quando lui era al Milan e io alla Samp. Ci vuole sacrificio e dispendio fisico, cose che ho nel Dna: fa parte di me essere generoso. Difendere fino ad un certo punto, e poi supportare e ripartenze: questo era il mio compito Pirlo invitava i difensori centrali a portare palla, perchè aveva capito che io non lo mollavo. Il mio ruolo è sempre quello del mediano, destro o sinistro, con la possibilità di offendere».

RENDIMENTO IN TRASFERTA «Dobbiamo migliorare fuori casa, non esiste altra soluzione: non possiamo tornare dagli impegni in trasferta puntualmente a mani vuote, non possiamo andare avanti così. Bisogna portare punti anche fuori da Catania, bisogna giocare col coltello tra i denti.  Questa società ha fatto tutto quello che c'era da fare, basta guardare dove ci alleniamo quotidianamente. Questa situazione dobbiamo cambiarla noi. E' una questione mentale, non può essere un mistero, siamo esseri umani. Al 'Piola' dobbiamo portare il pane a casa. Il terreno non deve condizionarci, e per noi a cambiare deve essere solo la testa. E' stato facile trovare gli stimoli contro la Juve, come lo è in generale contro tutte le grandi: giochi contro avversari di grande fama, hai il pubblico delle grandi occasioni etc..  Contro il Novara gli stimoli si devono trovare dentro: lì dobbiamo cercare di fare una guerra, come cercheranno di farla loro. Loro hanno l'entusiasmo, ma dobbiamo averlo anche noi... perchè non portare il vento dalla parte nostra?».

MORIMOTO «È un ragazzo straordinario: un ragazzo che va fuori di casa adolescente, senza conoscere la lingua, per me è una persona positiva. E' un professionista, finchè era qui agli allenamenti era il primo ad entrare e l'ultimo ad uscire. E nonostante la situazione non felice in cui si trovava, mostrava sempre e comunque il sorriso e sotto l'aspetto dell'umore ci aiutava tanto».

SOTTOPORTA «Devo essere più preciso con i piedi: a Genova ho tirato nel miglior modo possibile, con la Juve potevo segnare col mancino ma quel piede lo uso solo per salire sull'autobus».

LEDESMA

JUVENTUS «Siamo rimasti soddisfatti dopo il pareggio di domenica, ma abbiamo subito cominciato a pensare alla partita di Novara, che per noi è importantissima».

NOVARA «Sappiamo che giocheremo in un ambiente dove l'entusiasmo sarà alto, ma l'entusiasmo del Novara non è superiore a quello nostro quando giochiamo in casa. Dovremo affrotare tale impegno con la mentalità giusta, ovvero mantenere alta la concentrazione per 90 minuti e mettere concretamente in pratica tutto quello che si è fatto in settimana». «Loro sono un'ottima squadra, giocheranno per vincere davanti al loro pubblico. È uno scontro diretto, dobbiamo vincere. Il mister in settimana ci ha caricato per sbloccarci in trasferta».

DIFFICOLTA' «Nel periodo in cui sono stato tenuto fuori, in quanto non ho firmato il rinnovo, sono stato sempre tranquillo: io lavoro sempre al massimo, cerco sempre di allenarmi al 100%, sono sempre un giocatore del Catania e ho dovuto e devo tuttora lavorare al massimo. Ringrazio il mister per la fiducia che mi ha dato, con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto. Le critiche e le varie voci su di me fanno parte del calcio. Sono in un gruppo di 29 giocatori e lavoro tanto quanto gli altri. Io avuto alti e bassi? Penso che capiti a tutti».

MORIMOTO E PESCE «Takayuki è uno che attacca sempre gli spazi, è forte tecnicamente: in serie A però bisogna stare attenti a tutti, anche a Simone, l'altro ex».



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Michele Patanè 28/09/2011
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