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di Michele Patanè
È ufficiale l’arrivo di David Suazo alla corte di mister Montella. Un incontro flash nella notte tra la dirigenza e l’agente del giocatore ha avuto esito positivo e l’honduregno avrebbe già eseguito i primi test fisici a Torre del Grifo. Un innesto di caratura importante, che costituisce al tempo stesso una scommessa non indifferente, visti i problemi fisici che lo hanno tenuto lontano dai campi nella passata stagione e la carta d’identità che non recita più un’età giovanissima.
Suazo è una prima punta, con doti atletiche e soprattutto velocistiche eccellenti, che lo hanno portato a siglare gran parte delle sue reti scattando centralmente su verticalizzazioni in profondità. È particolarmente ferrato nel 4-4-2, modulo con cui ha giocato sia a Cagliari che a Milano, e il suo ambientamento nel 4-3-3 rossoazzurro di Montella costituisce per adesso un’incognita.
Nasce a San Pedro Sula, appunto in Honduras, il 5 novembre 1979. Cresce calcisticamente nel Club Deportivo Olimpia, club della massima serie nazionale, con cui debutta in prima squadra nella stagione ’98-’99 reggendo un’invidiabile media di mezzo gol a partita (5 gol in 10 apparizioni) grazie anche alla quale la sua compagine vince in quell’annata campionato e coppa nazionali. Oscar Tabarez, scelto da Cellino come allenatore del Cagliari nell’estate del ’99, suggerisce il suo acquisto alla dirigenza sarda e viene accontentato. Suazo, quindi, dopo appena una stagione da professionista nel suo paese, sbarca nella massima serie italiana.
Il suo primo anno è duro. Tabarez, che l’aveva sponsorizzato nella squadra, viene esonerato dopo quattro giornate e David ha pochissimo spazio in una squadra disastrata che retrocede con ampio anticipo: magra consolazione per lui il primo gol in serie A contro il Piacenza. La discesa in B non è un addio definitivo alla A, ma anzi fa da apripista ad una lunga serie di stagioni in cui l’honduregno ha modo di crescere, ambientarsi nel calcio italiano e soprattutto farsi rispettare: in tre delle quattro stagioni in B va in doppia cifra, e in particolare nella stagione 2003-2004 i suoi 19 gol sono determinanti per il ritorno del Cagliari nella massima serie. Il ritorno personale di Suazo in serie A, dove approda stavolta da punta di diamante per la propria squadra, è poco felice, in quanto i problemi fisici lo tengono costantemente lontano dal campo: le realizzazioni nella stagione 2004-2005 sono comunque 7. Nelle due stagioni successive, dal 2005 al 2007, le reti di Suazo sono decisamente più pesanti: nella prima, una delle più difficili tra quelle recenti per il Cagliari, dove si succedono ben quattro allenatori, realizza addirittura più gol della metà di quelli segnati dall’intera squadra (22 su 42); nella seconda è meno prolifico ma le sue marcature (14) sono egualmente pesanti, e tra queste vi è il rigore che condannò il Catania di Marino alla prima sconfitta interna dopo il suo ritorno in A.
Nell’estate del 2007 le grandi non possono più rimanere indifferenti e Suazo, dopo un estenuante braccio di ferro tra Milan e Inter, sposa la causa dei nerazzurri di Mancini. Con Ibrahimovic, Cruz, Crespo e Adriano, la scelta di Suazo costituisce una scommessa. Parzialmente persa. Perché l’honduregno esibisce una media gol apprezzabile (in 27 presenze 8 gol, tra cui quello del definitivo 0-2 in Catania-Inter della 2° di ritorno) ma a fine anno non rientra nei piani di Josè Mourinho, finendo in prestito al Benfica per la stagione 2008-2009, in cui gioca soltanto 12 volte in campionato con 4 reti e si infortuna gravemente al menisco a marzo.
Inevitabile il suo ritorno a Milano, in cui Mourinho gli riserva spazio solo per una partita in campionato oltrechè a qualche altra sparuta apparizione nelle coppe. Quindi nel gennaio 2010 l’approdo in prestito al Genoa, dove esibisce una condizione atletica buona a dispetto del periodo di inattività ma delude quanto allo score: solo tre reti in 15 gare. Torna di nuovo a Milano nell’estate del 2010, dove comincia per lui un’altra stagione, stavolta fuori dal campo, per via di continui problemi fisici che ne rendono impossibile l’utilizzo da parte sia di Benitez che di Leonardo. Un lungo tunnel quindi quello in cui si trova David, un tunnel che ha percorso anche nell’attesa di un accordo mai trovato per il ritorno al Cagliari, pur allenandosi in ritiro con i sardi. Ma adesso per lui c’è la possibilità di rivedere la luce, vestendo i vivaci colori rosso e azzurro della maglia del Catania.
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