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A differenza di altri periodi con maggiori successi, per l'Acireale Calcio gli anni '80 sono stati un decennio di transizione trascorso interamente nell'anonimato dell'Interregionale, massima categoria dilettantistica che oggi coincide con l'attuale Serie D. Infatti, digerita la retrocessione dalla Serie C avvenuta nel 1976, la compagine acese visse ben tredici stagioni consecutive nel purgatorio dell'Interregionale, torneo da cui i granata faticarono non poco ad emergere. Dopo le tante delusioni incassate dalla piazza acese, la sospirata svolta arriva nel 1986 quando alla presidenza dell'Acireale Calcio si insedia Peppino Aleppo, personalità acese di spicco che nelle stagioni in seguito darà il via alla decisa risalita che nel giro di pochi anni porterà i granata fino alla Serie B. Uno dei principali protagonisti della scalata verso il calcio che conta fu senza dubbio il centrocampista Paolo Moncado, calciatore dai piedi buoni che in quelle annate si laureò capocannoniere della squadra per tre campionati di fila: 1987/1988, 1988/1989 e 1989/1990. Nato a Canicattì il 04/09/1963, tra il 1987 ed il 1992 Moncado giocò in granata 170 gare segnando cinquantadue reti. Intervistato in esclusiva da Golsicilia.it, l'ex centrocampista ha ripercorso i cinque anni trascorsi in maglia granata caratterizzati dal doppio salto di categoria dall'Interregionale alla Serie C-1.
Paolo, prima di tutto ti chiedo come è nato il tuo arrivo ad Acireale nell'estate del 1987 ed anche il tuo primo impatto con l'ambiente acese...
«L'Acireale ai tempi mi prese dal Canicattì, società con cui giocai in Serie C-2. L'impatto non è stato fra i più positivi soprattutto per lo scetticismo della piazza dato che ad Acireale c'era molta delusione a causa degli insuccessi avuti nelle stagioni precedenti. Ai tempi, come del resto adesso, Acireale per i suoi importanti trascorsi era una piazza ambita. Io arrivai in un momento di grandi cambiamenti all'interno dell'Acireale Calcio: basti pensare che come calciatori dell'annata precedente era rimasto solo il capitano Trionfo Carnà con un altro paio di elementi. Nei confronti dei molti nuovi calciatori, inizialmente c'era diffidenza da parte dell'ambiente, ma chiaramente per me la chiamata dell'Acireale fu importante per lo stimolo di fare bene».
La tua prima stagione in granata coincide con la vittoria del campionato di Interregionale avvenuta nello spareggio di Siracusa contro la Juventina Gela, successo per 1-0 che venne in seguito cancellato dalla giustizia sportiva...
«Sì, quella stagione fu caratterizzata dalla rivalità sportiva con la Juventina Gela ed anche dalla varie vicissitudini che dopo lo spareggio si sono avute. Noi avevamo battuto 1-0 sul campo la Juventina Gela nello spareggio di Siracusa ed anche se in seguito la giustizia sportiva ci tolse quel successo, noi come Acireale avevamo vinto il campionato da un punto di vista morale».
Nell'annata successiva arrivò comunque la promozione in C-2...
«Incassata la delusione dell'anno prima, ricordo che in estate la società si attrezzò nuovamente per vincere il campionato e ci siamo riusciti. Quella stagione fu fantastica ed irripetibile come tutti i miei cinque anni ad Acireale; eravamo saldamente primi in classifica, ma come l'anno prima subimmo una seconda penalizzazione di cinque punti per un presunto illecito sportivo contro il Marsala. Questa sanzione arrivò a poche giornate dal termine, ma la squadra era fortissima e siamo riusciti prima a recuperare e poi a vincere alla grande il torneo contro tutto e tutti. La gara promozione fu il 21 maggio 1989 contro il Comiso a Siracusa dove vincemmo per 2-1; segnai io e poi il giovane Amato».
Che ricordo hai del primo campionato in C-2 nella stagione 1989/1990?
«In quel torneo siamo partiti bene ed alla fine siamo arrivati quarti nelle vesti di neopromossa. È stato un bel campionato, anche se ci era mancata quel pizzico di convinzione per poter puntare in modo deciso alla promozione».
Nel 90/91 arriva la promozione in C-1...
«La stagione successiva la società rinforzò la squadra con alcuni acquisti tipo quello dell'attaccante Riccardo Petrucci. Eravamo partiti male, ma poi siamo riusciti a vincere il campionato. Non dimenticherò mai la festa promozione al "Comunale" nel match contro il Formia».
La tua esperienza ad Acireale si chiude nel 1991/1992 con una salvezza in C-1 ottenuta all'ultima giornata in casa contro la Salernitana...
«Per quanto mi riguarda a livello personale avevo iniziato benissimo, ma poi con il Barletta in casa, in seguito ad un contrasto accidentale con il mio compagno di squadra Petrucci mi sono fratturato la clavicola e di conseguenza a causa di questo infortunio sono dovuto stare fuori per alcuni mesi. Da un punto di vista sportivo di squadra avevamo concluso il girone di andata al secondo posto, ma poi nel girone di ritorno c'è stato un crollo anche dovuto all'inesperienza. Siamo arrivati all'ultima giornata con il rischio di retrocedere ed abbiamo mantenuto la categoria con uno 0-0 casalingo contro la Salernitana».
Quali sono stati i motivi della tua separazione dall'Acireale Calcio?
«Ero in scadenza di contratto ed a fine stagione la società acese aveva deciso di puntare su altri calciatori. Ho ricevuto altre proposte e così sono andato via dall'Acireale. Sono ritornato a giocare al Canicattì in Serie D e poi in seguito ho militato con la Sancataldese per poi tornare a giocare a Canicattì e ritirarmi nel 1997».
In cinque anni trascorsi in granata qual è stata la partita che ricordi con più piacere ed al contrario qual è stata la sfida più deludente?
«La gara più bella è stata in casa contro l'Ostia Mare nella stagione 90/91 perchè ci fu un piccolo incidente di percorso; vincevamo per 1-0 grazie ad un mio gol, ma loro avevano appena pareggiato e sentivo qualche mugugno dalle tribune nei confronti miei e di Chico. In quella situazione ebbi molta rabbia ed appena ci fu l'occasione scaricai l'amarezza in corpo con un gran tiro che si infilò proprio all'incrocio dei pali per il nostro definitivo 2-1. Esultai in modo rabbioso andando verso la persona che aveva fatto il mugugno ed a fine partita ci fu contestazione verso me. Tuttavia, poi nei giorni successivi ebbi modo di chiarirmi con i tifosi. La gara peggiore fu sempre lo stesso anno, quando alla prima giornata perdemmo 3-0 contro l'Astrea, una partita dove eravamo convinti di fare bene».
Per i più giovani che non ti hanno visto giocare. Che tipo di calciatore eri?
«Per quel periodo ero un centrocampista di carattere, dai piedi buoni e con il vizio del gol. In campo non mi risparmiamo mai e davo sempre il massimo. Potevo ricoprire diversi ruoli a centrocampo come quello di mezz'ala oppure potevo fare il semplice mediano centrale. Ero abile a battere i calci piazzati ed infatti molti gol li ho fatti su punizione o su rigore».
Che ricordo hai invece dell'allenatore Angelo Busetta?
«Mister Busetta da punto di vista calcistico per me è stato un secondo padre. Lui mi ha voluto fortemente ad Acireale ed è stato lui a portarmi in granata. Di Busetta posso solo parlare bene anche perchè metteva i calciatori nelle condizioni ideali per poter lavorare».
Di quelle stagioni in granata che hai vissuto, ci sono dei compagni di squadra a cui sei rimasto più legato di altri?
«I compagni a cui sono rimasto più legato e con cui spesso ci sentiamo sono Riccardo Chico, attuale allenatore dell'Alcamo. Poi c'è Corrado Vaccaro, Riccardo Petrucci, attuale allenatore del Comprensorio Montalto. Poi spesso mi sento con Pietro Infantino e Santino Nuccio. Con tutti loro sono in ottimi rapporti di amicizia anche perchè abbiamo condiviso degli anni stupendi».
Che ricordo conservi della piazza e del pubblico acese che affollava gli spalti dello stadio "Comunale"?
«Da un punto di vista sportivo gli anni trascorsi ad Acireale sono stati i migliori della mia carriera anche perchè sono stati vissuti in un ambiente pieno di entusiasmo per i successi ottenuti dalla squadra. I tempi erano diversi e la gente ci seguiva in modo assiduo. Lo stadio "Comunale" era sempre una bolgia e le squadre avversarie da un punto di vista mentale partivano svantaggiate; la gente era a pochi metri dal campo e ci dava grande carica. I tifosi erano sempre eccezionali e certe emozioni me le porterò sempre dentro per tutta la vita».
Dopo il ritiro dal calcio giocato hai aperto una scuola calcio a Canicattì...
«Si, da qualche anno possiedo una scuola calcio ed ho deciso di intitolare questa attività a Renato Traina, ex libero del Canicattì che è venuto a mancare a causa di un male incurabile. Era un ragazzo originario di Bivona che è scomparso proprio nel 1992 quando comunque ancora era giovane anche se aveva smesso di giocare».
In questi anni hai avuto modo di seguire le vicende granata?
«Io ho sempre seguito con piacere le vicende dell'Acireale anche perchè non potevo fare altrimenti dato le cinque stagioni che ho trascorso nella città delle cento campane. Ho avuto modo di vedere alcune partite casalinghe dell'Acireale in Serie B come ospite della società. Due anni fa sono tornato ad Acireale in occasione di una partita fra vecchie glorie ed i miei figli sono rimasti colpiti dal grande affetto che la gente ha dimostrato nei miei confronti. Ho vissuto gli anni più belli della storia dell'Acireale Calcio e chiaramente le persone non dimenticano».
Per finire ti chiedo un saluto alla piazza acese...
«Ad Acireale ho lasciato tanti amici e dopo cinque anni mi sento un acese di adozione anche perchè mio figlio è nato proprio ad Acireale. Spero di tutto cuore che l'Acireale possa ritornare subito nei palcoscenici prestigiosi che merita perché certamente l'Eccellenza è una categoria stretta per una piazza importante come quella acese».