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Amarcord Acireale, Gallo a GS.it: «Vi racconto la mia giovinezza con i colori granata»

Ai nostri microfoni il terzino della "favola della C"


Nei suoi quasi settant'anni di storia l'Acireale Calcio 1946 ha visto passare tantissimi calciatori, ma solamente alcuni di essi hanno lasciato un segno indelebile nella memoria dei tifosi acesi, soprattutto in quelli più anziani che a distanza di decenni ricordano ancora le gesta e le giocate di certi atleti. Spesso i calciatori che hanno lasciato una traccia nella storia di una società vengono definiti con l'appellativo di vecchie glorie; per quanto riguarda l'Acireale il terzino Ernesto Gallo fa certamente parte di questa prestigiosa categoria. Nato a Torre Annunziata il 18/01/1949, Gallo fu tra i protagonisti di quella che dalle cronache degli anni '70 venne ribattezzata come la "favola della C" dell'Acireale Calcio. Arrivato nella città delle campane nel 1970, Ernesto Gallo ha militato con la compagine acese fino al 1976, quando la già citata favola si concluse con il ritorno dell'Acireale in Serie D. Tuttavia, il rapporto fra Gallo ed Acireale non si è mai spento e va al di là delle 170 partite che il difensore ha giocato in maglia granata: basti pensare che da parecchie estati l'ex calciatore trascorre le sue vacanze ad Acireale. Intercettato in una mattina di estate nel centro storico acese, Ernesto Gallo ci ha concesso un'intervista dove ha ripercorso la sua esperienza ad Acireale. L'ex calciatore per l'occasione ha espresso le sue impressioni in merito al momento attraversato dall'Acireale Calcio e più in generale dalla città.

Ernesto, iniziamo quest'intervista chiedendoti come è nato il tuo arrivo ad Acireale nel 1970...

«Io prima di venire a giocare ad Acireale militavo in Serie C con l'Empoli. Il mio arrivo ad Acireale è nato con un incontro a Roma fra me, il presidente dell'Empoli ed il presidente dell'Acireale di allora Giuseppe Vecchio. Trovammo l'accordo ed arrivai ad Acireale, dove mi aspettava il mio compaesano e futuro compagno di squadra Gennaro Guida. Ricordo che arrivai in città verso le dieci di sera e al mio arrivo trovai le luci spente al corso Umberto e devo dire che la mia prima impressione non fu positiva dato che pensai: Dove sono capitato? Per il resto mi sono ambientato senza problema ad Acireale ed ho cercato sempre di dare il massimo. Le persone mi hanno dato grande calore ed hanno apprezzato il mio impegno ed ancora oggi qui si ricordano di me. Posso dire che i miei primi amici ad Acireale sono stati un gruppo di sordomuti che ho conosciuto in un bar vicino lo stadio "Comunale". Uno di quelle persone l'ho ritrovata dopo oltre trent'anni mentre pescavo ad Aci Trezza ed è stato un bellissimo incontro. Ad Acireale ho solo ricordi positivi, tranne la retrocessione del 1976. Per il resto, posso dire che in città mi sono stato benissimo».

Hai giocato con l'Acireale per sei stagioni. Per te quale è stata la migliore annata?

«La migliore è stata certamente la stagione 1972/1973 perchè avevamo concluso il girone di andata in testa alla classifica, ma ci mancavano dei ricambi e giocavamo sempre gli stessi. Di conseguenza, nel girone di ritorno abbiamo pagato la stanchezza ed abbiamo perso delle posizioni arrivando così quarti».gallo

Nella tua esperienza in granata quale è stata la gara più bella e quale quella più brutta?

«La gara più bella fu la sfida casalinga con la Salernitana nel 1972/1973. Era il periodo natalizio, pioveva e nel secondo tempo si sospese la partita per l'impraticabilità del campo sul risultato di 0-2 per loro. Si recuperò a marzo e vincemmo noi per 1-0, ma quella gara la ricordo soprattutto per avere "marcato a uomo" la loro mezzapunta Pantani, un calciatore importante per la Serie C di allora. Non gli feci mai toccare palla ed a fine gara si complimentò con me. La gara più brutta è sicuramente un Lecce-Acireale finito 0-0: non uscimmo mai dalla nostra metà campo ed il Lecce ha dominato nettamente, ma il nostro portiere Gregorutti parò tutto».

Per tutti coloro che per motivi di età non ti hanno visto giocare. Che calciatore eri?

«Posso dire che ero un terzino che poteva giocare in entrambe le fasce. Come sanno i più anziani, ai quei tempi i terzini raramente andavano in attacco, ma io ero una sorta di pendolino e non mi fermavo mai perchè facevo su e giù per la fascia anche a costo di lasciare scoperta la retroguardia. Ero un calciatore dotato di grande corsa e dinamismo ed andavo spesso al cross. Facevo delle cose importanti come ad esempio mi ricordo di quando nella stagione 1971/1972 in occasione di una gara con il Crotone anticipai con una diagonale difensiva l'attaccante calabrese De Carolis, il quale era un centravanti velocissimo. Non mi sono accorto neanche io come ho fatto una cosa del genere anche perchè ai tempi il movimento della diagonale difensiva non si utilizzava. Per i tempi si può dire che ero un terzino disordinato (ride nrd)».

Per quattro stagioni ad Acireale sei stato allenato da Dino Bovoli. Che ricordo hai del tecnico bolognese?

«Mister Bovoli era un signore ed era una grande persona. Lui era un allenatore carismatico e sapeva dare la giusta carica alla squadra. Inoltre, sapeva tenere in pugno lo spogliatoio. Il problema è che dal punto di vista tattico non era il massimo e quando incontravano squadre come il Lecce di Bersellini o la Salernitana di Rosati, noi soffrivamo parecchio. Posso dire comunque che ho un buon ricordo dell'allenatore bolognese».

Ci sono compagni di squadra a cui sei rimasto più legato di altri?

«Si, ci sono diversi compagni a cui sono rimasto legato. Certamente prima di tutti merita una citazione il compianto Nuccio Rizza, un mediano che poteva ricoprire più ruoli. Con lui ho avuto un'amicizia fraterna e le nostre mogli ancora oggi hanno un bellissimo rapporto di amicizia. Poi sicuramente c'è l'acese Raffaele Bella, una mezz'ala molto rapida. Con lui ho una bellissima amicizia che va al di là del calcio. Poi merita una citazione Stefano Beitelli, difensore centrale che giocò nella stagione 1971/1972 ad Acireale e che sposò una ragazza acese. Lui era originario di Brescia e dopo che si ritirò dal calcio giocato aprì un albergo sul lago d'Iseo, dove qualche volta sono andato a trovarlo; anche lui è venuto a mancare qualche anno fa. Nella lista ci sicuramente Gennaro Guida ed Angelo Stoppa. Poi sono riuscito a contattare la mezz'ala Luciano Antonini e qualche tempo fa sono stato a casa sua vicino Roma e mi ha fatto fare un giro turistico».

Negli anni '70 lo stadio "Comunale" di Acireale era noto in tutta Italia per essere parecchio caldo in occasione delle vostre partite casalinghe...

«Si, posso confermare. Al "Comunale" in quelle stagioni molto spesso abbiamo battuto tutte le grandi del torneo, ovvero squadre come Lecce, Bari, Pescara, Cosenza e Salernitana. Ad esempio quando i calciatori del Lecce venivano ad Acireale e scendevano nella discesa verso gli spogliatoi, si mettevano le mani nei capelli perchè loro che erano professionali ed avevano le divise di rappresentanza ed i borsoni. Si mettevano le mani nei capelli per le ridotte dimensioni dell'impianto sportivo e per la gente che era vicinissima al campo. In quelle stagioni vincere ad Acireale era durissima e spesso chi espugnava il "Comunale" alla fine vinceva il campionato. Nelle gare casalinghe c'era sempre il pienone ed il pubblico ci dava una carica incredibile e noi con la forza dell'agonismo riuscivamo a battere squadre più forti di noi a livello tecnico-tattico. Posso confermare che lo stadio "Comunale" in quelle stagioni era il campo più caldo del meridione d'Italia e gli avversari già prima della partita spesso avevano un tremore alle gambe. Insomma, quando noi giocavamo era un vera "bolgia"».gallo

La stagione 1975/1976 ha decretato la retrocessione dell'Acireale in Serie D ed anche il tuo addio alla società...

«Quella fu una brutta stagione e non andò bene a causa di tante cose. Ad esempio le cessioni di calciatori come Femiano, Logozzo e Rocca hanno indebolito la squadra. Non sono stati sostituiti nel modo giusto e noi come squadra avevamo pochissimi ricambi. Poi la società ha avuto qualche problema economico e questo non ci ha aiutato. Mister Bovoli andò via ed arrivò un allenatore giovane ed emergente come il "professore" Franco Scoglio, il quale ci diede la giusta carica per riprenderci. A causa del richiamo atletico che ci fece fare, non fummo subito brillanti, ma finimmo la stagione in crescendo anche se non riuscimmo a salvare la categoria. Credo che se mister Scoglio fosse arrivato un mese prima, ci saremmo salvati ed anche lui lo disse. Venticinque anni dopo quell'esperienza ebbi modo di incontrare Scoglio in occasione di una partita ad Empoli, lui mi riconobbe subito e mi disse questa frase: Gallo, io non dimentico i miei allievi soprattutto i grandi giocatori di fascia. Riguardo il mio addio posso dire che io volevo restare ad Acireale anche in Serie D ed anche mister Scoglio voleva la mia conferma, ma non fu così ed al mio posto presero Rossi del Messina. A non volere la mia permanenza ad Acireale fu il presidente Vecchio, il quale per un episodio accaduto qualche anno prima in un certo senso me la fece pagare: nel 1972/1973 mi infortunai gravemente al malleolo e mi misero anche il gesso. Chiesi al presidente il permesso di ritornare a casa mia per qualche settimana e lo concesse, ma in un certo senso non mi perdonò mai quella mia richiesta e nelle stagioni successive all'inizio dell'annata mi lasciò sempre a casa. Non ti nascondo che mi creò qualche disagio dato che ho dovuto fare un sali e scendi fra Empoli ed Acireale».

Qual è il tuo rapporto con la piazza e con gli acesi?

«Il rapporto con la piazza e con gli acesi è bellissimo. Per me è sempre una grande soddisfazione che ancora oggi quando passeggio ad Acireale c'è gente che mi ferma per ricordare le stagioni in cui ho giocato qui. La gente mi ha dato molto affetto e credo che questo per me sia un'immensa soddisfazione, la quale non si può descrivere con le parole. Vengo qui a fare le vacanze estive ogni anno. Anzi, ti dico di più: qualche volta ho pensato di trasferirmi in modo definitivo ad Acireale, ma vivo ad Empoli e giustamente con mia moglie preferiamo restare in Toscana con la nostra famiglia».

Che cosa hai fatto dopo avere appeso le "scarpette al chiodo"?

«Ho finito di giocare negli anni '80 ed ho continuato a stare nel mondo del calcio, iniziando la carriera di allenatore in diverse squadre dilettantistiche della Toscana, dove in questi anni ho guidato le formazioni giovanili. Ho fatto il corso di Coverciano e come allenatore cerco sempre di aggiornarmi. Purtroppo, la crisi economica si fa sentire anche in Toscana e nell'ultima stagione sono rimasto fermo dato che non mi sono arrivate offerte degne di nota. Posso comunque dire che a livello di strutture per fare il settore giovanile, la Toscana è più avanti della Sicilia».

A tuo modo di vedere che differenze ci sono fra il calcio dei tempi e quello odierno?

«Per me la differenza principale è che nel calcio dei miei tempi i calciatori avevano più attaccamento alla maglia, mentre adesso no ed il calcio è divenuto un giro d'affari milionario ed uno sport freddo rispetto ad una volta. Adesso, i calciatori cambiano spesso maglia e non esiste più l'attaccamento. Un'altra differenza è che ai miei tempi la città e la squadra erano un'unica cosa: basti pensare che io ed i miei compagni la sera uscivamo ad Acireale e vivevamo la città e gli umori della gente. Adesso non è più così ed i calciatori spesso pensano solo al lato economico ed è molto raro che si possa incontrare un giocatore in città. In sintesi quello del calciatore è diventato un lavoro troppo freddo».

In tutti questi anni hai continuato a seguire le vicende granata. Ti chiedo un'opinione sugli ultimi mesi...

«Si, ho seguito sempre l'Acireale anche se a distanza. Io penso solo che ai miei tempi tutto quello che è successo ad Acireale negli ultimi mesi, sarebbe stato inaccettabile. Posso dire che certe situazioni nell'Acireale che ricordo non si sarebbero mai verificate. I miei amici acesi mi hanno raccontato di tutto quello che è successo negli ultimi tempi e a me questo basta per farmi un'idea. Io personalmente credo che sia difficilissimo che le cose migliorino ad Acireale ed il futuro lo vedo brutto. Sono dell'idea che per rilanciare l'Acireale Calcio basterebbe solamente puntare sui giovani calciatori locali e fare una programmazione a lunga scadenza in modo che ci sia una crescita graduale e costante della società. Per fare tutto questo ci vogliono allenatori locali che abbiano passione ed ad Acireale persone di questo genere se ne trovano. Io adesso non conosco i vari dettagli, ma secondo me qualunque squadra che porta il nome della città di Acireale va sostenuta dalla gente perchè alla fine le denominazioni lasciano il tempo che trovano. Ribadisco che per me la cosa più importante è vedere una squadra di Acireale e la maglia granata».

Come ultima domanda ti chiedo una cosa di ordine generale. Che differenze trovi fra l'Acireale di quando giocavi e l'Acireale di oggi?

«L'Acireale di oggi come città è cambiata in peggio. Ti faccio un esempio: ai miei tempi per andare a mare a Santa Maria la Scala c'era una fila chilometrica di macchine che arrivava quasi fino a Santa Tecla. Adesso non c'è più nulla di tutto ciò e la risposta alla tua domanda è questa. Vedo una città bellissima, ma allo stesso abbandonata ed apatica. Credo che Acireale sia una città con potenzialità enormi e basterebbe poco per farla rivivere. Ad esempio il turista che viene qui ammira il centro storico e poi dopo qualche ora va via perchè non ci sono i servizi per trattenere le persone in città. Io ricordo una città economicamente viva e piena di negozi, ma adesso non è più così».


Davide Sirna 28/07/2013
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