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Torna il consueto appuntamento con la rubrica "il Trapani visto da...". Questa settimana è Vito Pizzardi, vicepresidente del Club Guarrato, a rispondere alle nostre domande.
Per chiunque avesse frequentato il “Provinciale” in questi anni sarebbe impossibile non conoscerlo e con chi si trovasse allo stadio per la prima volta, state certi che lui, con l’educazione che lo contraddistingue, è tra i primi a tendere la mano per presentarsi. Lui di domenica, almeno per l’anno prossimo, allo stadio non ci andrà più ma di certo l’abbigliamento rimarrà sempre quello: cappello, camicia e calze granata, insieme all’immancabile sciarpa. Vito Pizzardi, prossimo a spegnere 60 candeline, lavora presso la Camera di Commercio, è vicepresidente dell’ormai storico Club Guarrato e ha vissuto gran parte della storia del Trapani Calcio: un amore nato nel lontano 1969, quando per la prima volta entrò allo stadio nell’incontro tra i granata, che allora militavano in C, e l’Internapoli conclusosi in parità.
«All’età di 11 anni andavo a scuola e il mio compagno di banco non faceva altro che parlarmi di quanto fosse divertito nel guardare il Trapani giocare; lui condivideva questa passione con il padre, fino a quando un giorno si presentò l’occasione di andare: non mangiai per la fretta di scoprire quel mondo che avevo visto solo in tv, di vedere il pallone rotolare nel prato verde del giovane “Provinciale”. Da allora non smisi più di frequentare questo mondo, anche a costo di rendere quasi proibitivo il mio tragitto allo stadio o farmi scambiare per pazzo dai miei vicini di casa: come quella volta nel 1973, quando insieme ad altri due amici partimmo in bici per la partita contro la Nocerina con condizioni metereologiche che rendevano il tutto più complicato o quando, poco prima dell’inizio di ogni partita in trasferta, vado sotto i miei alberi di ulivo e sono convinto che le cose andranno per il verso giusto. La mia passione l’ho trasmessa ai miei figli e a mia moglie, la quale si sta affezionando solo da qualche tempo a questa parte e che ha sempre rispettato la mia infatuazione verso il Trapani e il gioco delle bocce, altro grande hobby».
Nel 1996 nasce il Club Guarrato, in piena era Burgarella…
«Il Club Guarrato è nato il 13 marzo del 1996 (nella foto qui sopra a destra l'inaugurazione, ndr) con l’intento di un gruppo di amici e compaesani di vivere il Trapani non solo la domenica, ma per tutta la settimana e, attraverso foto e documenti, rivivere tempi passati. Facciamo sentire il nostro appoggio allo stadio con lo striscione “Da sempre Guarrato presente”. Parallelamente all’istituzione del club, i granata si allenavano a Nubia e il rapporto coi giocatori era a tutti gli effetti amichevole, tanto che ancora oggi mi tengo in contatto con personaggi come Cavataio, Vasari ed Esposito. Quello di quegli anni, assieme a quello della stagione ’60-’61 e della promozione in B, è il Trapani più forte che sia mai esistito, forse il migliore in assoluto dal punto di vista tecnico: l’inventiva di Nino Barraco, la velocità di Gaetano Vasari e l’aggressività di un giovane Marco Materazzi, il quale una volta per gioco mi procurò un problema allo sterno anche se non glielo feci mai notare perché mi bastava vederlo sereno con gli altri compagni».
Giungiamo a tempi più recenti con l’approdo di Vittorio Morace.
«Con il comandante Morace sin dai primi mesi si respirava aria nuova, piacevole perché venivamo da anni piuttosto turbolenti con la gestione Birrittella. Il comandante si presentò alla città in grande stile e promettendo grandi cose e col tempo i fatti gli hanno dato ragione; la delusione dello scorso anno però ci riportò coi piedi per terra: delusione cocente, sono forte di cuore – scherza – anche se sapevamo che non avevamo un squadra attrezzata per disputare un campionato di vertice ma in me dopo Lanciano c’era quel pizzico di ottimismo che mi faceva ben sperare per la stagione successiva. Il nostro valore aggiunto è stato il ds Faggiano che, sebbene sia giovane, ha tanta esperienza. Abbiamo subìto tante batoste ma la conquista della B le cancella tutte».
Che Trapani si aspetta il prossimo anno?
«Sono sicuro che la società farà le scelte giuste per rinforzare un organico in grado di mantenere la categoria. Parlare di altri obiettivi sarebbe ipocrita».
Giungiamo alle battute finali. La sua top 5 dei giocatori più forti?
«Sono tantissimi i calciatori che in un modo o nell’altro mi hanno fatto emozionare. Al quinto posto metto Stanislao Bozzi, attaccante nella stagione 1972/73 che realizzò uno dei suoi 14 gol da centrocampo nel derby contro il Siracusa; al quarto c’è Mario Loffredo, anche lui punta nel Trapani promosso dall’Interregionale alla C2. In terza posizione Aristide Zucchinali (nella foto è l'ultimo a destra accovacciato), uomo d’area degli anni ’60 che vide svanire all’ultimo la serie B; in seconda Matteo Mancosu, strepitoso. Il primo posto lo occupa Nino Barraco».
Un bel viaggio dunque nel tifo vero e proprio che ha i contorni di una vera e propria passione amorosa alla quale «non si riesce a dare una risposta ben definita perché è un qualcosa che ti entra dentro e che mai potrà abbandonarti, anche quando c’era qualcuno che ti prendeva in giro, quando allo stadio eravamo in 50. Un sentimento talmente forte che ti porta a stabilire le ferie estive in base al ritiro della propria squadra del cuore», conclude Giovanni Burgarella, presidente del Club.