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In seguito al fallimento dell'estate 2010, l'Igea Virtus circa un anno più tardi vive l'esperienza della rifondazione e riparte dal campionato di Prima Categoria. Il purgatorio della blasonata compagine di Barcellona Pozzo di Gotto dura poco perché nel giro di due anni la società presieduta da Nino Grasso ha conquistato l'accesso all'Eccellenza, ovvero il massimo torneo regionale. Nelle scorse settimane si era parlato di un'ipotesi di fusione fra l'Igea Virtus e la Nuova Igea, società che nell'annata appena conclusa ha militato nel girone B dell'Eccellenza raggiungendo i play off. Intercettato in esclusiva da Golsicilia.it, il general manager dell'Igea Virtus Benedetto Orti Tullo ha parlato di una possibile fusione con la Nuova Igea ed anche degli scenari futuri della sua società di appartenenza.
Signor Orti Tullo, la vostra squadra ha vinto il torneo di Promozione pur non avendo i favori del pronostico...
«No, non avevamo i favori del pronostico e non siamo partiti per vincere il campionato, ma nell'estate 2012 abbiamo confermato in massa la squadra con cui l'anno prima avevamo vinto il torneo di Prima Categoria e certamente questa mossa si è rivelata esatta. Abbiamo fatto solo un paio di acquisti che ci hanno dato una mano in quest'annata e sono stati utili alla nostra causa. Come ho detto in altre occasioni, il nostro segreto nel vincere il campionato è stato quello di essere una grande famiglia che ha ragionato in maniera professionistica. Nei momenti difficili non abbiamo mai perso questo atteggiamento ed abbiamo affrontato tutti i problemi con grande determinazione. Il nostro modo di fare sport consiste nel fare quadrato e nel guardarci negli occhi nei momenti più difficili. Grazie a questo spirito familiare abbiamo ottenuto il massimo. Siamo andati oltre ogni più rosea previsione perché ad inizio stagione eravamo partiti con l'obiettivo di mantenere la categoria in modo tranquillo».
Come è stato conquistare l'Eccellenza con una rete arrivata al 97' dell'ultima giornata nel match casalingo contro i diretti rivali del Rocca Caprileone?
«Ripensando a quei momenti mi vengono pelle d'oca e brividi perché è stata un'emozione sportiva fortissima. Inoltre, vincere in casa in quel modo e davanti a 1.200 persone è stato un qualcosa in più. Sentire lo stadio esplodere di gioia in quel modo è stato qualcosa di speciale che tutti gli sportivi vorrebbero vivere. È stato un successo al cardiopalma, ma noi ci abbiamo sempre creduto anche quando eravamo a sette punti di distacco dalla vetta. Da dire comunque che nel calcio conta un pizzico di fortuna, elemento che misto alla nostra bravura e determinazione, ci ha permesso di raggiungere questo traguardo. Vincere il campionato in questo modo è stato emozionante, ma non per questo meno meritato».
Nella stagione appena trascorsa come era il livello tecnico del vostro girone di Promozione?
«Nel nostro girone c'era il Rocca Caprileone, una squadra tecnicamente forte e guidata da un allenatore preparato come Calogero Vicario. Oltre il Rocca e noi, come squadra competitiva c'era il Cefalù che ha fatto un ottimo campionato e la Spadaforese che ha valorizzato tanti giovani facendo veramente bene. Io sono originario di Spadafora ed approfitto dell'occasione per augurare alla loro società di trovare il supporto delle istituzioni visto che vorrebbero abbattere il loro impianto di gioco. Hanno lavorato davvero bene con i giovani ed hanno permesso a tanti ragazzi del territorio di mettersi il luce, creando un bel momento di aggregazione. Il Sacro Cuore non è stato continuo, mentre c'erano altre squadre di metà classifica che potevano fare di più. Le formazioni di coda erano un po’ leggere, ma questo in un campionato è normale dato che i valori tecnici fanno la differenza».
Nelle scorse settimane si è parlato di un'ipotesi di fusione fra la vostra società e la Nuova Igea...
«Su questo argomento voglio fare chiarezza. Ci siamo incontrati due volte in due sabati consecutivi, uno a fine maggio e l'altro ad inizio giugno. Abbiamo discusso solo di budget e di come muoverci per poter garantire un campionato dignitoso all'eventuale unica squadra. Ci sono stati due incontri interlocutori, in attesa di rivederci e magari di avere le idee più chiare. Al momento non ci sono certezze, ma comunque ci siamo incontrati per parlare solo ed esclusivamente di budget economico. Questo ci tengo a sottolinearlo per smentire alcune voci circolate riguardo presunti nomi di calciatori o tecnici. Non c'è nulla di definito, ma nelle prossime settimane dovrebbero arrivare delle novità».
Qualora la citata fusione non si concretizzasse quali saranno i vostri programmi?
«Tutto dipenderà dal budget e dalle risorse che avremo a disposizione. Noi vorremmo continuare a fare bene dopo la vittoria del campionato, ma ribadisco che tutto dipenderà dalla quantità del tesoretto da cui si potranno fare i vari programmi. Il budget dipende certamente dagli sponsor, ma organizzeremo anche delle iniziative».
In un momento di crisi economica, voi come dirigenza che difficoltà avete a fare calcio?
«No, noi non abbiamo difficoltà per fare calcio. Per quanto riguarda l'aspetto organizzativo, la nostra società non ha difficoltà. Siamo anche affiancati da ragazzi che ci danno un aiuto anche sulla comunicazione con l'esterno, mi riferisco a Luca Aliquò ed Angela Buglisi. Le difficoltà sono tutte legate all'aspetto economico perché nel momento attuale è difficile reperire delle risorse per costruire qualcosa di importante. La soluzione è puntare sui giovani, ma anche qui è un discorso economico perché per costruire un settore giovanile bisogna investire. Abbiamo i problemi da altre parti. C'è da precisare che noi non abbiamo la gestione dello stadio "D'Alcontres" e ci siamo allenati sul campo in terra battuta di Fondaco Nuovo con dei costi che abbiamo dovuto affrontare. Stesso discorso per la Nuova Igea».
Nella zona del messinese molti impianti calcistici sono dotati di un manto erboso sintetico, ma allo stadio "d'Alcontres" non è così...
«Si, nella nostra zona tutti i campi sportivi sono in sintetico, tranne il nostro terreno di gioco ed il "Grotta Polifemo" di Milazzo. Nelle vesti di dirigente ritengo il campo in erba sintetica una buona soluzione per fare calcio e per poter fare una programmazione a lunga scadenza, ma facendo una mia personale considerazione mi ritengo un tipo romantico e non potrei mai rinunciare al fascino di un prato in erba naturale».
L'Igea Virtus vanta dieci campionati consecutivi fra i professionisti fra il 2000 ed il 2010. Lei che ricordo ha di quelle stagioni? Inoltre le chiedo in che modo la compagine barcellonese potrà ritornare a certi livelli...
«Il ricordo è quello di una squadra che ad un certo punto ha fatto innamorare un intero comprensorio, arrivando ad un passo dalla Serie C1. L'Igea Virtus di quelle stagioni ha lanciato calciatori importanti come l'attaccante Cristian Riganò, il centrocampista Francesco Millesi ed il trequartista Fabio Caserta. Da qui sono passati tanti calciatori e mi piace ricordare gente come Agius che, fra qualche giorno giocherà con il Latina la finale per andare in Serie B, ed anche il giovane Crimi che si trova in Israele con la nazionale italiana Under 21 per disputare il campionato europeo. Poi la passione è venuta meno fino al fallimento del 2010. Il ricordo di quelle annate è legato alla figura del direttore sportivo, il quale da tempo è scomparso, mi riferisco a Nino Barone, una persona sempre disponibile e con cui si poteva parlare di ogni cosa dato che era sempre pronto a sdrammatizzare su tutto, anche dopo le sconfitte. Noi gli abbiamo dedicato la vittoria di questo campionato. Il punto è sempre legato alle risorse, io credo che se si reperissero le forze necessarie per consentire una programmazione a breve ed a lunga scadenza, il comprensorio risponderebbe di nuovo nei confronti dell'Igea Virtus perché comunque 1.200 persone presenti nell'ultima partita di campionato rappresentano un segnale».
Come è l'attenzione della città di Barcellona Pozzo di Gotto verso la vostra realtà calcistica?
«Si, la città ci segue e si informa sulle nostre vicende. Nell'ultima partita era presente anche il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto Maria Teresa Collica, la quale è rimasta felice del nostro successo. Per poter ritornare in certi palcoscenici sarà importante la collaborazione con le istituzioni. Se si realizzerà la fusione con la Nuova Igea bisognerà sedersi ad un tavolo con le istituzioni per capire dove potranno aiutarci per portare avanti la nostra realtà sportiva che comunque rappresenta l'immagine della città. Onestamente non so il seguito di pubblico della Nuova Igea, però anche la loro realtà è seguita. Certo, non credo che siano arrivati a 1.200 spettatori, ma possono comunque contare su un proprio pubblico».