Serie D: ''L'Acireale visto da ...'' Andrea Romeo

Opinioni e considerazioni di un acese doc


Per la rubrica settimanale che Golsicilia.it dedica alle opinioni dei supporters delle squadre siciliane della Serie D, oggi abbiamo intervistato il tifoso dell'Acireale Andrea Romeo, acese Doc che segue le partite della squadra dalla tribuna dello stadio "Tupparello". 

Andrea, da quanto tempo segui le sorti dell'Acireale?

«Da piccolo, da quando avevo l'età di 7-8 anni. Non ero un assiduo frequentatore, ma ero davvero un appassionato».

Mancano otto giornate alla fine del campionato e la squadra si trova tagliata fuori dalla lotta salvezza con soli 15 punti in 26 giornate. Quali sono secondo te le cause di questa annata disastrosa?

«Sicuramente bisogna considerare che per fare una buona squadra servono i capitali e non mi sembra che in questo momento l'Acireale ne abbia, anzi al contrario si trova in passivo. Ma non è solo questo che serve a creare le vittorie, perché bisogna sapere costruire un gruppo di calciatori che devono avere le caratteristiche per poter giocare insieme. Mi è sembrato che quest'anno non ci sia mai stata una squadra vera e che i giocatori non fossero adattabili fra di loro come caratteristiche».

A pagare degli scarsi risultati è stato mister Sasà Marra che la scorsa settimana ha ricevuto l'esonero. Come valuti il lavoro del tecnico napoletano?

«Sasà Marra non è sicuramente il fattore che ci ha portati a questa stagione disastrosa. Ricordiamoci che lui non è stato ad Acireale già da inizio stagione. Credo che come ha detto lo stesso Marra non ci fossero più le condizioni per poter lavorare serenamente. Più che un esonero l’ho visto come una separazione consensuale».

Nonostante la sconfitta per 2-0, domenica allo stadio "Celeste" contro il Città di Messina l'Acireale ha offerto una buona prestazione...

«Credo che oramai sia troppo tardi per le buone prestazioni, ma ben vengano per onorare il campionato fino alla fine. Sarò forse troppo critico, ma penso che sia stata quasi un caso la buona prestazione di domenica scorsa in trasferta. È comunque da lodare l'impegno di chi nella squadra crede di dover fare il proprio dovere fino alla fine».

Cosa ti aspetti dall'ultimo scampolo di campionato e dal nuovo tecnico Pennisi?

«Dall'ultima parte di campionato sicuramente non mi aspetto una salvezza raggiunta. Ma, come ho detto prima, credo sia giusto continuare ad onorare il torneo e penso che già si cominci a ragionare sulla prossima stagione».

Il nuovo presidente Salvatore Palella è arrivato a fine 2012 con l'intenzione di riportare in alto i colori granata, ma si è ufficialmente insediato da circa un mese. Quali sono le tue impressioni sul suo progetto?

«Palella ha portato tanto entusiasmo, ma credo che abbia messo troppa carne al fuoco ed in breve tempo. I frutti del lavoro e delle intenzioni di Palella si inizieranno a vedere a partire dal prossimo anno. Da notare come ad Acireale ci sono troppi facili entusiasmi: basti pensare che all'arrivo del nuovo presidente sentivo chi ipotizzava un doppio salto di categoria ed invece il salto lo stiamo facendo all'indietro. Bisogna essere più cauti e non farsi illusioni perché la situazione, al di là dei risultati sportivi, non è per nulla buona».

Pensi che la questione degli stipendi arretrati abbia condizionato i calciatori nelle loro prestazioni durante le partite?

«Si, credo proprio di sì. Magari non di tutti, ma non è solo questa la motivazione delle tante brutte prestazioni che i calciatori hanno offerto quest'anno».

In questa stagione l'Acireale Calcio ha giocato due partite casalinghe a porte chiuse per dei fatti non dovuti ai tifosi di fede granata...

«Credo che gli organi competenti abbiano calcato troppo la mano. Soprattutto il caso della squalifica del campo che abbiamo subito dopo i fatti di Acireale-Noto è stato troppo assurdo. Le telecamere hanno ripreso chiaramente l'atteggiamento dei tifosi netini, verso i quali non c'è stata nessuna sanzione. È anche vero che in passato ci siamo distinti per essere una tifoseria "calda" che qualche volta ha dato dei cattivi esempi. Il mio augurio è che gli stadi in Italia siano sempre più accoglienti e tranquilli. Ma credo che sia più facile che l'Acireale si salvi…».

Secondo te in cosa consiste la "ricetta vincente" per rilanciare l'Acireale?

«La mia ricetta per fare ritornare l'Acireale grande prevede tre ingredienti: 1) I capitali; per costruire una squadra competitiva servono sicuramente. Purtroppo il nostro territorio acese non è più ricco di imprenditori come un tempo. 2) L'amore per lo sport e la città; credo che sia fondamentale che, oltre al denaro, ci si impegni spinti dalla passione per la maglia. 3) Le competenze; una volta presenti le prime due caratteristiche, si deve effettuare un lavoro serio, costruendo una società fatta di persone preparate, competenti con la giusta esperienza nel mondo del calcio e non prendendo il primo "quisque de populo". Inoltre, aggiungo che bisogna puntare sui giovani. È inutile sottolineare che non ci sia spazio per i giovani all'interno del mondo del nostro calcio locale. Si deve lavorare tantissimo a riguardo».

Concludiamo quest'intervista con una domanda amarcord. Qual è la partita più bella che hai vissuto da tifoso dell'Acireale ed al contrario qual è quella che vorresti cancellare dalla memoria?

«Tralasciando la Serie B (ero troppo piccolo, avevo circa due anni), ricordo con grandissima felicità la promozione in C1 nel giugno 2003 ottenuta nella finale play off a Catanzaro per 0-2. Più che i due gol, a farmi scoppiare di gioia fu il rigore parato da Pavarini perché da lì compresi che ce l'avremmo fatta. Partite brutte ne ho vissute molte: sicuramente quella con la Juve Stabia il 28 maggio 2006 poiché ci fece retrocedere in C2 e fu l'ultima gara fra i professionisti prima del fallimento e del calvario che ancora oggi stiamo vivendo. Ricordo con dispiacere l'ultimo periodo della presidenza di Nino Pulvirenti prima che prendesse il Catania; perdemmo delle partite in modo clamoroso come quando a Chieti uscimmo sconfitti per 5-0».

Grazie per la disponibilità...

«Grazie a voi. Alla fine di questa chiacchierata mi permetto di aggiungere un paio di cose. Ci sono due elementi che non mi piacciono nel mondo del calcio. Il primo è la necessità del denaro, senza il quale non si può competere ai livelli che contano, magari meritandolo (vedi Siracusa che nel giro di poco tempo è passata dal lottare per la B a giocare nelle categorie più basse del calcio siciliano). La seconda cosa che non mi piace è l'intrusione della politica, sempre ricca di personaggi alla ricerca di consenso elettorale nelle curve. La speranza è quella di rivivere le emozioni di poter competere a livelli più alti. Forza Acireale sempre!».


Davide Sirna 13/03/2013
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