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Oggi, nella rubrica dedicata ai tifosi delle squadre impegnate nel girone A del torneo di Eccellenza, proponiamo un’intervista ad un tifoso dell’Akragas di eccezione, come Giuseppe Castiglione, agrigentino nato a Grotte, giocatore che a cavallo tra gli anni 90 ed i primi anni 2000, ha calcato i campi più importanti della Serie B.
Giuseppe, quando e come è iniziato il tuo amore verso i colori biancazzurri?
«Beh, io sono nato e cresciuto a Grotte, che è a pochi chilometri da Agrigento, quindi sin da piccolo, come capita spesso in provincia, ci si avvicina al mondo del calcio tifando per l’Akragas, squadra con la quale poi, a livello professionale, ho giocato per tanti anni ed a cui devo molto, perché mi ha lanciato nel calcio che conta».
Raccontaci un po’ dei tuoi anni da calciatore qui ad Agrigento.
«Mi piace sottolineare come qui non solo ho iniziato la carriera, ma l’ho anche conclusa; dopo aver cominciato con Canicattì e Sciacca, nel1991 sono passato all’Akragas, che militava in serie D. Della prima avventura in biancazzurro, ricordo soprattutto due momenti molto importanti: il primo è il doppio spareggio con il Calitri, che nel 1992 c’ha permesso di andare in serie C2, l’altro invece è il gol in rovesciata sotto la curva sud nel derby contro il Licata della stagione 93-94, che fece letteralmente esplodere l’Esseneto. Poi sono tornato qui nel 2009, eravamo già in Eccellenza, quell’anno sembrava buono per salire in serie D, ma poi sappiamo le cose come sono andate».
Hai rammarico per come è andata quella stagione?
«Non più di tanto, perché comunque è stato bello dare l’addio al calcio proprio nello stadio che mi ha visto crescere e ho potuto salutare più da vicino il mio pubblico; certo, era una rosa competitiva quella allestita dall’allora presidente Sferrazza, poi c’è stato l’episodio della dedica di una vittoria ad una persona accusata di mafia e questo ha stravolto tutti i piani».
Venendo ai giorni nostri: cosa pensi di questa Akragas?
Parla la classifica: è forse la formazione più forte del calcio dilettantistico siciliano e vedo che finalmente ad Agrigento sta ritornando l’entusiasmo che mancava da parecchio tempo.
Cosa ti impressiona di più della formazione di Rigoli?
«È difficile in queste categorie coniugare risultato e prestazione; di solito in Eccellenza, si bada solo al risultato perché ai tifosi interessa più la promozione, però invece devo dire che questa squadra riesce a far risultato ed a dare molto spettacolo al pubblico, che certamente apprezza e si diverte. Ecco, se c’è una cosa che mi impressiona è proprio questa, riuscire a dare molto spettacolo e nello stesso tempo fare quei grandi risultati che tutti oggi conosciamo».
Certo, adesso però si sta avendo un periodo di leggero calo, come dimostra la sconfitta contro il Raffadali. Secondo te, si può riaprire il campionato?
«Credo di no. I cali, in stagioni come queste, sono fisiologici, del resto parliamo di una squadra che su 21 partite, ne ha vinte 16 e ne ha persa solo una, quindi è chiaro che non bisogna drammatizzare il ko nel derby. E’ una formazione, questa, che ha una qualità enorme e dunque credo che il torneo l’abbia saldamente in pugno».
Da ex calciatore professionista e quindi da grande intenditore di calcio, che consigli daresti alla squadra?
«Dopo tante partite, gli avversari hanno preso le misure, in questi tornei capita spesso così, forse le recenti difficoltà affrontate dall’Akragas sono dovuto anche a questo. I giocatori avversari, conoscono ormai gli schemi degli uomini di Rigoli, sanno quali sono i giocatori più temibili, mettono costantemente due o tre difensori sopra il fantasista Arena; insomma, credo che forse converrebbe cambiare un po’ qualcosa, essere meno prevedibili e prendere le contromisure agli avversari. Ma, tengo a precisare, sono soltanto opinioni, poi è chiaro che è il mister che dall’interno conosce meglio le dinamiche della squadra e finora le scelte di tutta la società sono state azzeccate, quindi non dubito su un pronto ritorno alla vittoria, come detto prima, dell’Akragas».
Per il futuro, come vedi questa squadra? Potrebbe far tornare ad Agrigento il calcio che conta?
«Me lo auguro, questa piazza lo merita, ho ancora in mente l’Esseneto pieno quando si faceva la serie C; vedo che la società è comunque seria e se continua a lavorare così farà levare molte soddisfazioni ai tifosi. Per adesso tutto sta andando per il meglio in questo torneo, ma credo che una squadra del genere potrà fare, già così com’è, un dignitoso campionato di serie D, quindi ci sono tutte le premesse per rivedere il grande calcio all’ombra dei templi».
Si parla spesso, a proposito di grande calcio ad Agrigento, delle strutture, che spesso in questa città sono carenti: tu che hai giocato qui, pensi che questo possa essere un freno allo sviluppo di questo sport?
«I problemi sono gli stessi di 20 anni fa, di quando ho iniziato a giocare qui: mi ricordo che quando abbiamo vinto la serie D, ci allenavamo nel campetto del Villaggio Peruzzo, mentre in serie C eravamo in alcuni campetti privati. Insomma, la situazione non è molto variata, me ne rendo conto anche per la mia attività di allenatore di squadre giovanili, spesso si fa fatica a trovare una struttura adeguata. Certo, questo può essere un freno, perché non avere spazi adeguati, alla lunga può risultare dannoso, però, lo dice uno che ha giocato anche in serie B, in tutta Italia la situazione è così, magari non come Agrigento, ma nessuno si aspetti chissà quali cambiamenti tra una città e l’altra».
In conclusione: dopo l’Akragas, sono arrivate le esperienze di Trapani, Avellino, Pistoia ed Ancona e con esse tanti anni di calcio professionistico. Vedremo, magari a breve, Castiglione anche su una panchina che conta?
«Non ti nascondo che allenare, per uno che ha vissuto il calcio in piazze importanti, sarebbe una bella ambizione: l’anno scorso ho iniziato con la prima categoria a Racalmuto, eravamo secondi, ma per dissidi con la società ho preferito lasciare, adesso questa bella opportunità che sto avendo di allenare nel settore giovanile con l’Invicta Amagione, fatta da dirigenti seri ed in cui mi sto divertendo molto. Per ora va bene così, mi piace avere a che fare con i ragazzini di 12 anni, hanno molto entusiasmo; poi, se arrivano offerte di società che vogliono avvalersi della mia esperienza, di certo non mi tirerò indietro. Del resto, dopo 15 anni di stare fuori Sicilia, non rimpiango essere ritornato, vedremo cosa mi riserverà il futuro, in passato già le soddisfazioni come calciatore le ho avute».
Sono innumerevoli le persone che, mentre intervisto a Peppe Castiglione, si fermano per salutarlo ed abbracciarlo calorosamente:
La gente ti acclama ancora gli chiedo a microfoni spenti: «Sono queste le soddisfazioni di cui ti parlavo – risponde l’ex giocatore – essere ancora ricordato per me vale molto e sono felice che, non solo nella mia città, ma anche a Pistoia, ad Ancona ed in tutte le piazze in cui ho giocato, mi ricordino affettuosamente».
Lecce a 37 e Trapani a 36. È corsa a due per la vittoria finale?