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Golsicilia.it ha intervistato in esclusiva Nedo Sonetti, allenatore con pluridecennale esperienza tra serie A e B, che guidato anche Palermo e Catania, prossime contendenti nel derby di sabato sera al “Barbera”. I momenti attuali delle due squadre e i ricordi nelle due piazze rappresentano i temi del confronto con il navigato tecnico di Piombino.
Che idea si sta facendo dei rispettivi campionati di Catania e Palermo?
«Il Palermo purtroppo sta trovando delle grosse difficoltà, anche se l’ossatura dei giocatori a disposizione potrebbe far tranquillamente pensare ad una posizione diversa. I rosanero stanno soffrendo, ma con l’arrivo di Pietro Lo Monaco, dirigente di grande spessore che ho avuto a Brescia e Catania, potrebbero trovare la strada per uscire da questa situazione un po’ complicata».
«Discorso diverso per il Catania che sta giocando bene, sta mettendo a referto ottimi risultati e vanta una posizione di classifica invidiabile. I rossazzurri partono come favoriti, ma i derby sono sempre gare particolari che esulano dalle osservazioni che di solito si fanno alla vigilia».
Lei ha allenato in entrambe le squadre: a Palermo, nel 2003, sfiorò la promozione in serie A perdendo lo scontro diretto col Lecce all’ultima giornata, mentre a Catania prese la squadra nell’autunno del 2004 conducendola poi alla salvezza. Che ricordi ha di queste due esperienze?
«Ho ricordi belli, tranne che per l’ultima partita a Lecce con il Palermo, ci giocavamo la promozione in serie A ma per un sacco di problemi non riuscimmo ad affrontarla al meglio. Poi alla fine con il presidente (Zamparini, ndr) si arrivò ad una conclusione diversa da quella che mi aveva fatto intendere precedentemente, ma tutto sommato ho un bel ricordo di Palermo, della sua gente e dei tifosi: spero che la squadra rosanero si risollevi da quella posizione».
«Anche a Catania ho ricordi belli con tutti, fu un campionato condotto con qualche sofferenza, ma bisogna considerare la situazione in cui ci si trovava: c’era un insieme di giocatori validi e che non erano sbagliati a livello individuale, ma a livello di gruppo».
Sabato sera vedrà la partita? Si sente di fare un pronostico?
«Probabilmente la seguirò, ma pronostici non ne faccio. Non gioco neanche la schedina, quindi figuriamoci…».
Infine una domanda sulla sua situazione. Lei non allena ormai da due anni, con la fugace parentesi al Vicenza nel 2010. Le chiedo se le piacerebbe allenare ancora e si sente ancora pronto per fare altre esperienze?
«Io mi sentirei, e uso il condizionale, pronto a fare tante cose, solo che l’età evidentemente ti porta ad essere preceduto da elementi giovani che si affacciano nel mondo del calcio».
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